Anci Abruzzo – Solidarietà a De Vitis, sindaco di Fara San Martino

Il Sindaco , insieme con altre 4 persone, a processo per la morte di una turista colpita da un masso precipitato su un sentiero. L'allarme di Anci Abruzzo: "Possono i sindaci rispondere personalmente, e penalmente, per valutazioni non ascrivibili alle loro competenze? Possono essere condannati perché fanno il loro lavoro?"

COMUNICATO STAMPA

La richiesta  di rinvio a giudizio del Sindaco di Fara San Martino Carlo De Vitis pone ancora una volta un problema enorme: in questo contesto di norme e regolamenti diventerà sempre più difficile fare il mestiere di sindaco.

Un problema che ANCI ormai da anni ha posto all’attenzione del governo e del parlamento.

Possono i sindaci rispondere personalmente, e penalmente, per valutazioni non ascrivibili alle loro competenze? Possono i sindaci continuare a essere i capri espiatori, le uniche istituzioni sulle quali si scarica il peso di scelte dalle enormi responsabilità? Possono essere condannati perché fanno il loro lavoro?

Questa funzione che rappresenta l’essenza stessa della nostra democrazia, in quanto diritto di tutti a guidare la propria comunità, rischia di trasformarsi in un grande paradosso perché soprattutto nei piccoli centri è diventato persino difficile trovare persone disposte a svolgere il ruolo di Sindaco, perché prevale sempre più spesso il timore di rimanere travolti da norme di difficile applicazione, a volte incomprensibili perché magari pensate o scritte da chi non si è mai confrontato con il duro lavoro di amministratore.

Oltre al dolore che un sindaco prova per queste tragedie che segnano le famiglie delle vittime deve anche rispondere penalmente per valutazioni che certamente non possono essere ascritte alla sua responsabilità diretta.

In particolare sulle nostre  montagne dove vi sono migliaia di chilometri di sentieri il concetto di segnalazione di pericolo latente ha un’applicazione molto difficile da rendere operativa.

Esprimiamo la nostra solidarietà al Sindaco De Vitis e siamo certi che sarà in grado di far valere le ragioni oggettive della sua difesa.

Non dubitiamo del lavoro della magistratura, sia inquirente che giudicante, non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo neanche in questa circostanza, così come rispettiamo  profondamente  il  dolore  e  la  ricerca  di  giustizia dei  parenti delle vittime ma sentiamo la necessità di richiamare con forza l’attenzione del legislatore sulla necessità di un intervento normativo decisivo e risoluto di modifica del Testo Unico degli Enti Locali altrimenti in questo contesto, come  abbiamo più volte denunciato, perché già accade per i piccoli Comuni, non avremo più cittadini disposti ad assumere la carica di sindaco. Tale richiesta di modifica legislativa costituisce una ennesima conferma del rispetto per il ruolo dei sindaci e per il ruolo fondamentale della magistratura chiamata spesso a dare seguito a leggi talora non rispondenti a criteri di ragionevolezza.

Anci Abruzzo – Il Presidente Gianguido D’Alberto

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