Al mio caro amico Paolo

Ciao Paolo, amico mio.
Mi onoro di chiamarti così per il nostro rapporto basato sul sentimento di stima e di affetto che hai sempre dimostrato di contraccambiare.
Era il lontano 1997 quando ti ho conosciuto. Ero la responsabile della comunicazione del Comune di Avezzano per Eventi Estate e tu, da subito, straordinariamente mi hai dimostrato un sincero interesse per il mio lavoro. Poi il nostro rapporto si è intensificato con ore, ore e ore condivise tra conferenze stampa, convegni, eventi. Quelle tue battute così ricche di sottile ironia, quel tuo essere sempre disponibile a ogni chiarimento. Mi mancherà tanto di te. Mi mancherà la tua professionalità. Quella professionalità che solo noi “vecchi” sapevamo condividere. Sì condivisione, quella scevra da ogni protagonismo, disponibile al reciproco aiuto, ben consapevoli ognuno della propria capacità e del proprio ruolo. Quel tuo giornalismo rivestito di signorilità e di serietà, scevro da prevaricazione e linguaggi forti, mai la notizia rivestita da valanghe di superflue parole. Quel tuo modo di porgere l’informazione era essenziale, preciso ma ricco di intensità. Quante volte ci siamo raccontati di sentirci spaesati in questo mondo di nuove leve. Meteore, visi sconosciuti, altri più noti, ma lontani dal nostro fare. Il tuo giornalismo si basava sulla correttezza, la notizia data per comunicare. Il tuo modo di essere sul territorio era una sicurezza per il lettore. Quanto ho imparato da te. La nostra epoca era diversa, proprio come la pubblicità della banca. Ti cercherò ancora Paolo, in ogni conferenza stampa, in ogni convegno, in ogni evento. Ti cercherò per chiederti di quello o il nome di quell’altro e farmi prendere in giro. Ti cercherò per condividere il nostro modo di essere giornalisti. Ti cercherò perché, ormai, mi sentirò sola.
Paolo, se il tuo viaggio lo hai dovuto, maledettamente, intraprendere da solo per quello schifo di procedura ospedaliera Covid,( quanto avresti scritto in merito!), oggi a starti accanto e a dimostrarti il loro affetto c’erano i tuoi amici. Sì, quelli veri c’erano.
Ciao Paolo, amico mio.

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