ACQUA DEL GRAN SASSO, LA MONTAGNA PARTORISCE TOPOLINI? Nuovo “leak” di documenti, un anonimo consegna una relazione sulle opere da svolgere

COMUNICATO STAMPA
MOBILITAZIONE PER L’ACQUA DEL GRAN SASSO

 

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» Questo può essere il succo dello scarno documento di 43 pagine che contiene alcune proposte per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso; il documento è stato recapitato alla Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso e all’Osservatorio da un anonimo un paio di giorni fa.

Il è intitolato “RELAZIONE GENERALE – Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN – Affidamento di incarico professionale finalizzato allo studio ed alla definizione delle possibili soluzioni alternative volte alla razionale captazione e distribuzione delle acque potabili ed all’eventuale adeguamento della rete delle acque non potabili all’interno dei laboratori sotterranei“.
 

Il comportamento opaco degli enti coinvolti a vario titolo nella vicenda nonostante gli appelli alla trasparenza costringe evidentemente a queste forme di diffusione che la dicono lunga sulla volontà delle autorità di mantenere un rapporto leale con i cittadini. Una situazione veramente deprimente da questo punto di vista.

Il documento che ci è pervenuto è una relazione che riporta come autore il nome del Prof. Guercio. A prima vista il documento sembrerebbe autentico (chiediamo ovviamente a tutti gli enti di verificare) e sarebbe stato redatto a Marzo 2018 nell’ambito dell’incarico assegnato dall’INFN al tecnico lo scorso anno (il fatto è noto).

A parte la stranezza di un ente che fa ricerca in fisica che assegna incarichi per fare porzioni di acquedotti, il documento a nostro avviso è un déjà-vu, ripresentando di fatto le stesse problematiche già note ormai da decenni, con lunghe parti che descrivono situazioni che conosciamo da tempo, proponendo nelle due pagine finali (pagg.42 e 43) di spendere una decina di milioni di euro con gli stessi interventi di impermeabilizzazione inseriti tra gli interventi dal Commissario Balducci, che riuscì ad impegnare 84 milioni di euro senza risolvere granché visto quanto accaduto negli ultimi due anni.

Ricordiamo che il Prof. Guercio esercitò diversi ruoli anche allora nell’ambito della progettazione degli interventi.

Per la Mobilitazione, se questa sarà effettivamente la proposta, sono azioni che non risolvono alla radice il problema principale: lo stoccaggio di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose nei laboratori. Per far questo si sorvola per l’ennesima volta sulla irregolarità dal principio di questi stoccaggi e, tra le righe, si deve ammettere che senza togliere le 1.000 tonnellate di acqua ragia di LVD e le 1.292 tonnellate di trimetilbenzene di Borexino non si otterrebbe l’ottemperanza alla legge posta a tutela dell’acqua potabile (Art.94 del D.lgs.152/2006).

Addirittura si propongono dei “potabilizzatori” in quanto “suscettibili di continuare ad assolvere funzioni di riserva strategica anche nelle fasi successive al completamento degli interventi.

Quindi la soluzione sarebbe come al solito intervenire a valle dando per scontato che l’acqua possa continuare ad avere problemi e, quindi, necessitare di potabilizzazione?

Non è possibile che dopo incidenti e violazioni conclamate di leggi si continui a far finta di nulla sui limiti strutturali che esistono e di cui bisogna tener conto per pianificare esperimenti realmente compatibili con il complesso e vulnerabile sistema del Gran Sasso.
 
È ovvio che bisogna operare anche sulle reti ma un incidente gravissimo con quelle sostanze e in quelle quantità inquinerebbe l’intero acquifero togliendo l’acqua per anni come minimo a L’Aquila e a tutto il teramano.

Stendiamo un velo pietoso per come sono state trattate nel documento (o, meglio, per come si è sorvolato) le criticità attinenti l’applicazione reale della Direttiva Seveso sugli incidenti rilevanti che ha gravissimi problemi, come abbiamo evidenziato documenti ufficiali alla mano.

Non sappiamo se la relazione sia stata discussa o meno nell’ambito del tavolo regionale. In ogni caso per noi è un documento che, se originale, sarebbe da respingere al mittente.

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