79. LA RIFORMA AGRARIA NEL FUCINO – artigiani: vignaioli

Prima del prosciugamento del lago, sui pendii del Fucino, si produceva della buona uva che dava un ottimo vino. In mancanza delle acque che temperavano il clima rendendolo mite, nonostante i 700 metri di altitudine, la zona fucense fu soggetta a perenni gelate invernali che rinsecchirono le viti e gli olivi. Si fece ricorso alla “vite francese” che resisteva ai gelidi e lunghi mesi invernali, ma dava un’uva dai piccoli chicchi e con pochissima gradazione zuccherina che maturava in autunno inoltrato, nelle parti più fredde addirittura si vendemmiava a novembre. Il vino che se ne ricavava divenne subito proverbiale e andò nominato nei paesi del circondario come “acetella”, era per palati forti talmente era acido che poteva essere utilizzato come condimento delle insalate. Nelle foto sono raccontate le varie fasi della lavorazione dell’uva: una volta raccolta e arrivata in cantina, la pigiatura veniva fatta con i piedi in vasche di legno o cemento, le vinacce poi venivano pressate al torchio, si lasciava fermentare per qualche giorno, si aggiungeva del mosto cotto e si versava nelle botti grandi. Dopo 40 giorni il vino novello era pronto per la “spillatura”, in genere seguiva l’imbottigliamento per farlo conservare e maturare al meglio.

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Antonino Petrucci
Laureatosi in architettura presso l’Università La Sapienza di Roma, ha esercitato la professione di architetto per circa trent’anni, oggi insegna alla Scuola Secondaria di Primo Grado presso l’Istituto Comprensivo GIOVANNI XXIII-VIVENZA di Avezzano. Appassionato di storia recente e di politica, è autore di uno studio sulla Riforma Agraria del Fucino, che si articola in 167 tra capitoli e sottocapitoli, pubblicata sui gruppi Facebook “Ortucchio in parole e immagini” e “Luco, ieri e oggi”.