77. LA RIFORMA AGRARIA NEL FUCINO – artigiani: fabbroferraio

Il fabbroferraio (maniscalco) era un artigiano che rivestiva un ruolo importante, considerata la mole notevole di animali da lavoro che hanno animato il Fucino fino agli anni ’70. Il maniscalco è l’artigiano che esercita l’arte della ferratura (mascalcia), del cavallo, degli altri equini e bovini domestici. Mestiere che è andato perdendosi con la meccanizzazione del Fucino, solo di recente con la pratica ippica e le nuove tendenze, soprattutto per quanto riguarda i “cavalli scalzi”, sta tornando tra le occupazioni artigianali; in diverse parti d’Italia sono stati istituiti corsi professionali proprio per la formazione di queste nuove figure di maniscalco. La ferratura consiste nell’applicazione di parti metalliche agli zoccoli degli animali per proteggerli dall’usura e mantenerne il naturale equilibrio.

Dall’inglese mare – giumenta – e shall – dovere, responsabilità – il mariscalco (oggi maniscalco) non aveva come unico compito quello di ferrare il cavallo ma, fino a qualche anno fa, provvedeva del tutto alla sua cura e confezionava personalmente i ferri secondo le caratteristiche e le necessità di ciascun cavallo. Oggi la produzione industriale rende inutile la realizzazione artigianale di ferri da cavallo. Rimane tuttavia necessario per il maniscalco conoscere e saper lavorare il ferro a caldo o a freddo per riuscire ad adattare le verghe e le piastre metalliche agli zoccoli dei cavalli. Il maniscalco deve essere un uomo dalla costituzione robusta. Il lavoro si svolge stando per ore piegato sulle zampe degli animali, sostenendone il peso sulle gambe, ma soprattutto deve possedere sensibilità e riflessi pronti. Egli deve riconoscere gli stati d’animo delle bestie. comprenderne le intenzioni e quindi prevederne scatti improvvisi. Alla necessaria abilità manuale, il maniscalco deve associare anche conoscenze di anatomia degli arti e in modo particolare delle sue estremità. Spetta a lui realizzare una ferratura che tenga conto della conformazione individuale dell’animale, facendo attenzione anche alla scelta del ferro, che va fatta in funzione dell’impiego. Il suo intervento è fondamentale non solo quando si tratta di ferrare piedi normali ma anche per correggere piedi malati e andature difettose, ripristinando l’equilibrio dello zoccolo.

Nonostante la diffusione della pratica del “cavallo scalzo” la ferratura continua a essere necessaria per molti tipi di sport in cui i cavalli, e quindi gli zoccoli, sono sottoposti a ritmi non naturali. Anzi, questa tendenza ha dato nuovi impulsi all’elaborazione di moderne e più naturali tecniche di pareggio dello zoccolo e di recupero dei cavalli sferrati. Grazie all’utilizzo di nuovi materiali, come ferri incollabili e scarpe allacciabili da impiegare in situazioni particolari, la mascalcia si rivela sempre più come un’arte al passo con l’evoluzione della scienza veterinaria e dei moderni ritrovati della tecnologia.

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Antonino Petrucci
Laureatosi in architettura presso l’Università La Sapienza di Roma, ha esercitato la professione di architetto per circa trent’anni, oggi insegna alla Scuola Secondaria di Primo Grado presso l’Istituto Comprensivo GIOVANNI XXIII-VIVENZA di Avezzano. Appassionato di storia recente e di politica, è autore di uno studio sulla Riforma Agraria del Fucino, che si articola in 167 tra capitoli e sottocapitoli, pubblicata sui gruppi Facebook “Ortucchio in parole e immagini” e “Luco, ieri e oggi”.