72. LA RIFORMA AGRARIA NEL FUCINO – Finimenti e attrezzi per animali

Il finimento è ciascuno degli elementi della bardatura degli equini, in genere da soma o da tiro, quest’insieme di cinghie, strisce di cuoio, funi, catenelle, fibbie, tirelle, attrezzi, ecc. servivano, e servono ancora, per bardare, imbrigliare, guidare e attaccare l’animale al carretto, alla biga, all’aratro o ad altro strumento agricolo. Erano intagliati e cuciti interamente a mano, con l’aiuto della morsa di legno, ed erano ricavati dalla pelle del bue opportunamente conciata.
L’artigiano che fabbricava o riparava questi finimenti era conosciuto con l’appellativo di sellaio.
L’equipaggiamento essenziale di finimenti era utilizzato soprattutto per lavori agricoli pesanti quali aratura, trebbiatura di cereali e legumi, o il traino di grossi carichi. Comprendeva: capézza, collare, bardella e imbraca. La capézza si metteva alla testa dell’animale, sistemata a forma di museruola; era composta essenzialmente da strisce di cuoio, una delle quali passante sopra la nuca, dal frontale, da un sottogola e dalle sguance che terminavano nel portamorso delle briglie. Le strisce di cuoio erano tenute insieme da anelli metallici. Attaccati alle sguance vi erano i paraocchi, schermi di cuoio che impedivano la vista laterale, restringendo il campo visivo e impedendo all’animale di imbizzarrirsi o adombrarsi.
Il collare, l’elemento più composito dei finimenti, dalla forma ovale, abbastanza pesante, era fatto di cuoio tagliato piegato e cucito quindi riempito di borra a diversi strati e finito con paglia. Veniva posto al collo dell’animale nell’attaccarlo al carro o nell’apprestarlo alla bisogna per i lavori agricoli. Ai due lati del collare erano posti due assi di legno, talvolta intagliati, muniti di cinghie e con grosse asole per fissare le stanghe. Sfruttando l’appoggio saldo e combinato del collo e del petto della bestia, si otteneva il massimo della forza da imprimere nell’azione. La bardella era una specie di piccolo basto o sellino, composto da una forma di legno imbottita, ai cui lati si attaccavano le stanghe del carro, dopo che questo era stato assicurato all’animale per mezzo di una robusta cinghia di cuoio (sottapànza) con grosse fibbie metalliche. L’imbottitura, poggiante sul dorso della bestia per non fare eccessiva pressione ed evitare escoriazioni o piaghe, era di paglia e crine da tappezziere. Veniva racchiusa in tela ruvida, confezionata con pelo di capra e tessuta al telaio domestico. Funzione della bardella era quella di mantenere in equilibrio le stanghe e sostenere il peso del carro sul dorso del cavallo, aiutata anche da due grosse cinghie.
L’imbraca, il finimento che copriva in gran parte la groppa dell’animale, era composta da diverse corregge di cuoio, unite mediante grossi anelli di ferro, di cui la più importante, larga e a più strati passava posteriormente alle sue cosce. Attaccata alla bardella, al posolino e alle tirelle, serviva a trattenere il carro nelle frenate, in discesa, a causa dello spostamento in avanti del peso, e a proteggere di conseguenza l’animale dall’inginocchiarsi. Permetteva inoltre di poter eseguire le manovre di marcia indietro. Il posolino (detto anche sottocoda) striscia di cuoio fermata posteriormente alla bardella e all’imbraca per mezzo di un uncino o di una fibbia, consisteva in una specie di cuscinetto in crine che passava sotto la coda del cavallo; si usava più spesso con il calesse. A questa dotazione di finimenti detta finimento completo, si contrapponeva quella a finimento ridotto che utilizzava il pettorale al posto del collare. Il pettorale, usato per il tràino di carri leggeri, per la carrozza o per il calesse, e per lavori agricoli più lievi consisteva in una robusta e grossa striscia di cuoio, a più strati e talvolta imbottita, che era posta trasversalmente al petto degli animali. Era attaccata alle tirelle, affibbiata alla bardella e collegata con una cinghia al sottopancia e consentiva di tirare più agevolmente e con altrettanta forza.

NASIERA O MORDACCHIA

La Nasiera per buoi è uno strumento di ferro con due bracci semicircolari uniti a un perno che ne permette l’apertura a forbice o a forma di tenaglia da inserire nelle narici dell’animale, mentre negli altri due fori s’inseriva una lunga corda che serviva per dare i comandi, girare da un lato o dall’altro, fermare ecc. durante i diversi lavori agricoli.

TROGOLO – SCIFO

Una mangiatoia è un trogolo di pietra o di legno usato per dar da mangiare e da bere agli animali (ad esempio in una stalla). Le mangiatoie sono usate soprattutto nelle fattorie per sfamare equinicapriniovinibovini o suini, ma talvolta anche sono utilizzate anche per animali selvatici, ad esempio nelle riserve naturali. La mangiatoia è anche un simbolo cristiano, associato alla scena della Natività in cui Maria depone Gesù bambino in una mangiatoia. (Luca 2,7) DETTO MARSICANO: “Jo porco quando è sazio rencoppa jo scifo (il porco quando è sazio capovolge il trogolo)”; spiegazione: “Quando si sono soddisfatte le proprie esigenze ci si può permettere di fare degli sprechi e di non pensare al prossimo.”

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Antonino Petrucci
Laureatosi in architettura presso l’Università La Sapienza di Roma, ha esercitato la professione di architetto per circa trent’anni, oggi insegna alla Scuola Secondaria di Primo Grado presso l’Istituto Comprensivo GIOVANNI XXIII-VIVENZA di Avezzano. Appassionato di storia recente e di politica, è autore di uno studio sulla Riforma Agraria del Fucino, che si articola in 167 tra capitoli e sottocapitoli, pubblicata sui gruppi Facebook “Ortucchio in parole e immagini” e “Luco, ieri e oggi”.