3 – La trattativa: Piccone, SITe.it e il patto dei 3 caffè

ESCLUSIVO - Ecco tutti i dettagli dell’incredibile accordo stretto tra Filippo Piccone - ora agli arresti - e Angelo Venti e Claudio Abruzzo, giornalisti di Site.it. Il ruolo determinante delle tre inconsapevoli mogli nella conclusione della pruriginosa trattativa

E’ una telefonata della moglie di Filippo Piccone a interrompere quasi un’ora di dialogo a tre, fatto di amarcord e di commenti piccanti sull’inchiesta che incombe su Celano. E Piccone coglie l’attimo e ne approfitta per venire al dunque:

Si sta facendo tardi. Ho chiesto d’incontrarvi per quel vostro articolo sul fallimento della Korus…”.

Visto il pressing di Raúl Soto, era esattamente questo il motivo che ci aspettavamo.

L’articolo di cui Piccone ci sta chiedendo la cancellazione è questo:

Mi ero rivolto – aggiunge Piccone – a una di queste società specializzate nella ripulitura delle notizie dal web. Devo dire che hanno fatto un buon lavoro: di tutti gli articoli, è rimasto solo il vostro. E non nascondo che mi sta creando molti problemi”.

L’antefatto: Piccone e Raúl Soto

Raúl Soto, del Legal Department Urgent Reporting Division, dal mese di maggio è particolarmente insistente con le sue richieste. Per conto di Filippo Piccone, ci chiede a mezzo Pec la cancellazione del nostro articolo sul fallimento della società Korus srl.

Un accanimento da vero stalker, quello di Raúl Soto. Visto il nostro silenzio, indirizza il suo pressing anche nei confronti di Keliweb s.r.l., la società che gestisce l’hosting del nostro sito, minacciandola di coinvolgere anche lei nell’azione legale se l’articolo non viene rimosso. La Keliweb tiene duro, ci avverte e insieme decidiamo una contromossa: loro chiedono un contatto telefonico – senza successo – con l’inafferrabile Raúl Soto; io faccio una piccola concessione, per sondare le reazioni e capire dove vogliono andare a parare.

Così sostituisco nell’articolo il nome di Filippo Piccone con le sue iniziali (come richiesto in subordine da Raúl Soto) e, anche se non richiesto, sostituisco ad abundantiam la sua foto di copertina con quella con la striscia nera sopra gli occhi: l’articolo è tuttora pubblicato in questa forma. Come previsto, a Raúl Soto non basta e continua a richiedere la cancellazione dell’intero articolo. E noi continuiamo a tenerlo pubblicato in rete. E’ stallo.

Le ragioni di SITe.it

Di richieste di cancellazione di articoli ne riceviamo tante. Anzi, troppe. Sul punto, la nostra posizione è: Non cedere! Per noi non è solo un puntiglio in tema di libertà di stampa, ma è una questione cruciale per il diritto dei cittadini all’informazione.

Ci troviamo ora – è la sera del 24 novembre 2020 – a discuterne direttamente con Piccone, a tu per tu nella sua segreteria in via Carusi, a Celano. Su sua richiesta.

Con Filippo Piccone metto subito in chiaro che di cancellare l’articolo non se ne parla. Cosa peraltro che avevo già anticipato a Gianvincenzo Sforza, il tramite dell’incontro. Gli dico che l’articolo è del maggio 2018 e non rientra, quindi, nemmeno nei casi previsti per il discusso Diritto all’oblio, inoltre è corretto e documentato e non contiene “informazioni diffamatorie e offensive”. Gli faccio notare che lo stesso motore di ricerca Google, a cui Raúl Soto si è rivolto, non ha accolto la richiesta. Infine, gli spiego i motivi per cui stiamo portando avanti una battaglia contro questo tipo di richieste. Poi aggiungo:

“Francamente non capisco. I nostri articoli su di te, scritti negli ultimi 15 anni, sono tutti molto duri. In questo, invece, scriviamo perfino che per evitare l’onta del fallimento eravate disposti a pagare una parte dei debiti e che il motivo vero per cui si arriva a decretare il fallimento resta comunque un mistero. Eppure, ci chiedi la cancellazione solo di questo articolo: perché?

La spiegazione di Piccone

Piccone ammette che l’articolo è corretto e documentato e concorda che la decisione di Equitalia di respingere la richiesta di concordato, danneggiando i creditori, non ha una logica. Poi motiva la richiesta di cancellazione dell’articolo. Con questa unica argomentazione:

Ogni volta che qualcuno fa una ricerca su internet sulla nuova azienda nata dalle ceneri della Korus, esce quel vostro articolo che la lega alla mia storia e a quel fallimento. Ma se a fare quella ricerca sono però fornitori, banche e clienti, quell’articolo crea problemi all’azienda, che però non è mia ma dei miei figli”.

Insomma, la nostra ricostruzione è giornalisticamente corretta: Filippo Piccone–Fallimento Korus–Nuova azienda. Il problema si pone – e si pone per i figli – quando si fa invece lo stesso percorso, ma all’inverso: Nuova azienda–Fallimento Korus–Filippo Piccone. Insomma, il percorso che fanno appunto fornitori, banche e clienti dell’azienda.

La proposta di SITe.it

La situazione è complicata: quello che ci sottopone Filippo Piccone è un aspetto che, ammetto, non avevamo considerato. Rifletto velocemente su tutti gli aspetti della questione e faccio, infine, la mia proposta. Questa.

Per tutti i motivi che ho già detto, confermo che noi non cancelliamo l’articolo – guardo prima Claudio, poi di nuovo Piccone e aggiungo – Noi non conosciamo tuo figlio, magari è pure uno stronzo, ma non è questo il punto. Penso comunque che non è giusto che paghi per errori non suoi. Quindi, possiamo deindicizzare l’articolo da Google”.

Claudio, sorpreso, annuisce in silenzio. Piccone è invece perplesso e non lo nasconde: “Non so cosa significa…”. Glielo spiego velocemente: “se uno fa una ricerca su Google, questo articolo non gli appare tra i risultati, rimane però pubblicato sul sito e funzionano tutti i link che rimandano a questo articolo. Chiaro?” Piccone non è sicuro di aver capito, però dice: “Se non esce tra le ricerche di Google, per me va bene”.

Per metterci una pietra sopra, aggiungo: “Lo facciamo per tuo figlio e perché ti diamo atto che in tutti questi anni non ci hai mai querelato. Chiudiamo la storia così: per noi vanno bene i due caffè che ci hai offerto. Per il futuro, si continua come prima”.

L’offerta di Filippo Piccone

Forse sorpreso dalla conclusione tutto sommato positiva anche per lui, Piccone ringrazia ma si sente spiazzato. E senza rendersi conto si avvia su una china pericolosa: “Notate che ve lo dico solo adesso, non vorrei sembrare indiscreto, ma…”

Il patto è raggiunto, le condizioni che abbiamo posto sono chiare. Ma Piccone si sente probabilmente in obbligo e vuole ricambiare. Sembra sincero e, con molto tatto, fa comunque la sua offerta che rischia di mandare a monte tutto:

“Tra Bonus-sisma ed Ecobonus gli affari dell’azienda vanno molto bene. Se non vi offendete, posso parlare con mio figlio e fare magari una pubblicità per la vostra testata”. Piccone lascia capire che lo fanno con molti e insiste: “Se volete, l’azienda è a vostra disposizione”.

Faccio appena in tempo a ribattere “Grazie, ma il patto è che accettiamo solo i due caffè che ci ha già offerto, altrimenti salta tutto”, che scatta Claudio.

Le mani libere di Claudio Abruzzo

No, Filippo! Angelo ha già detto che accettiamo solo i due caffè, altrimenti non se ne fa niente”. E aggiunge deciso: “se capiterà di doverti dare ancora in testa, vogliamo rimanere con le mani libere

Dopo lo sfogo, Claudio si rivolge a me a brutto muso: “Sei uno stronzo, adesso ho capito perché hai portato proprio me all’incontro”. Poi, guardando un attonito Piccone, chiarisce: “Sono l’unico che si preoccupa di trovare sponsor per la testata. Avevo trovato una società che operava nel fotovoltaico, ma Angelo rifiutò di inserirla perché aveva iniziato l’inchiesta sui mega impianti. Aveva ragione lui: dobbiamo tenere le mani libere. Ti ringrazio, ma rifiutiamo la tua offerta…”.

E’ la prima volta che Claudio ammette quel suo errore. L’aria però si sta facendo elettrica, ma per fortuna squilla un telefono: è la moglie di Claudio che chiede quando torna a cena, dove si trova

Il terzo caffè

Claudio scarica la sua tensione nella telefonata con sua moglie, che vuole sapere anche cosa vuole mangiare e gli propone vari menù… Io approfitto della provvidenziale pausa per pensare ad una via d’uscita.

Claudio è giovane e probabilmente non capisce la posizione di Piccone. Non tiene conto che, come tutti gli imprenditori, anche lui è probabilmente abituato a comprare qualsiasi cosa e a non sentirsi comunque in obbligo con nessuno. Tocca a me trovare una soluzione che non offenda il suo onore di uomo d’affari e chiuda la discussione alle nostre condizioni.

Alzo la mano. “Ascoltatemi. Il patto era: non cancelliamo l’articolo ma lo deindicizziamo su Google. In cambio accettiamo solo i due caffè offerti e – guardando Claudio, aggiungo lentamente – conserviamo le mani libere”.

Poi mi rivolgo a Piccone e gli dico con calma: “Queste erano le condizioni. Ma capisco che ti senti in obbligo e ti ringrazio per la tua offerta. Allora facciamo così: mi prendo un altro caffè, così sono tre e chiudiamo la storia”.

Piccone, perplesso, ribatte: “Ti pigli un altro caffè? Ma non ti fanno male, a quest’ora?

Di nuovo lo squillo di un telefono. Questa volta è il mio: mia moglie vuole sapere a che ora torno a casa. E mi ricorda che devo cucinare io. A commentare, ridendo, è Piccone: “Beh, è ora di chiudere e andare a casa. Hanno chiamato tutte e tre!”.

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