È esplosa di nuovo la questione dei centri commerciali in questa lunga campagna elettorale per le Amministrative di giugno. (Sistemo il post in questa rubrica; in realtà dovrebbe partire a fine maggio salvo complicazioni). Come ho già raccontato, le bozze dei programmi delle varie liste che si presenteranno alla competizione, si somigliano un po’ tutte ma non solo: è impressionante proprio il medesimo modo di comunicare. I compaesani che votano secondo la propria opinione – sono in realtà una minoranza –, sceglieranno generalmente l’originale e non le numerose copie. (È un pronostico il mio).

Il centro commerciale è uno spreco di spazio; ne è accettabile uno in ogni comprensorio, giusto per la sua tipologia edilizia secondo me: Ipercoop era perciò sufficiente.

È intervenuto per l’occasione il meetup «Amici di Beppe Grillo di Avezzano» con un comunicato apparso in alcune testate giornalistiche (on-line). (Qual è la posizione in proposito di Movimento 5stelle Avezzano?). Ha posto cinque domande al sindaco e questo non ha risposto com’era prevedibile. (Mi sarei comportato alla stessa maniera al suo posto). C’è da opporre solo l’indifferenza di fronte a questioni come: «Quale sarebbe il beneficio per i cittadini di questo nuovo insediamento in un’area già sovraccarica di negozi […]?». Oppure: «Quale sarà il disturbo visivo e l’impatto ambientale della nuova costruzione […]?». Invece quanto entra nelle tasche dei singoli cittadini per una nuova merceria, officina metalmeccanica, ristorante, studio di un commercialista o di un pittore, gommista, squadra di calcio? La seconda invece dimostra che si conosce poco o per niente il funzionamento di un’Amministrazione: ci vuole così tanto a richiedere di visionare tutto l’incartamento e averne un’idea?

Si parlerà molto – a vanvera – di «città territorio» e «città-territorio», nelle prossime settimane; c’entra di mezzo l’attrattività di un agglomerato urbano (centro, quartieri, frazioni). Chi giunge da noi, lo fa perché dalle sue parti non vi è: una fabbrica, un teatro, un multi-sala, un ipermercato, una piscina, uno stadio di calcio decente. Ecco, ho nominato tutti elementi che da noi, sono stati prima progettati e poi costruiti in periferia. Nel comunicato del 31 marzo 2017 si legge anche: «In considerazione della situazione di abbandono in cui versa il centro di Avezzano, l’apertura di questo nuovo ‘ritrovo’ commerciale periferico infierirebbe il colpo mortale alle piccole e importanti attività commerciali presenti nel tessuto urbano cittadino, che riescono ancora e nonostante tutto a sopravvivere ai colossi della grande distribuzione». La parte più interessante è: «‘ritrovo’ commerciale»; infatti, non si tratta di una struttura che è la semplice somma di alcuni negozi, ma è un altro modo di commercializzare le merci. (McDonald’s allo stesso modo, propone qualcosa d’altro rispetto al tradizionale consumo di junk food). Combattere contro gli shopping center in questa maniera è come voler fermare il vento con le mani; non a caso il loro numero è cresciuto – immagino anche quello dei frequentatori – nonostante le trite lagnanze di alcuni commercianti negli ultimi anni: perché?

Détournement: «lo sviluppo non viene portato dalle catene commerciali che depredano e poi abbandonano il territorio, ma da progetti di lungo respiro come agevolazioni ai piccoli commercianti ed artigiani per la nascita di centri commerciali urbani, con una riqualificazione delle zone centrali di Avezzano». (È sicuro che le agevolazioni ai commercianti e agli artigiani, sia un progetto, una politica «di lungo respiro»? Quante altre volte, leggeremo le stesse idee tossiche contenute in questo brano? Lo sviluppo di una zona è legato alle attività produttive, ormai da millenni). Prosegue così il periodo, mirabilmente: «con la pedonalizzazione di aree con una visione di mobilità sostenibile». Avete presente ‘Far from the twisted reach | Of crazy sorrow’?

Una domanda finale: chi glielo ha consigliato, alle numerose liste a presentarsi, considerando che l’agenda amministrativa è dettata – non da ieri –, dai commercianti al dettaglio, e dalla nomenklatura di politicanti che da decenni, salta da un partito all’altro per rimanere a galla? (Infine: si scrive «Soprintendenza»).

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