Un pezzo di Sicilia tra i monti incontaminati d’Abruzzo: gas, villaggi turistici, rifiuti ed energia

f-o-contea2.jpg di Angelo Venti

Il “Caso di Tagliacozzo” è tornato alla ribalta a causa di due interrogazioni parlamentari sui rischi di infiltrazioni mafiose in Abruzzo.
La prima è stata firmata dal senatore Di Lello (già membro del pool antimafia di Falcone e Borsellino) e da De Petris e Lusi. La seconda è stata presentata alla Camera dagli on. Fasciani, Acerbo e altri 9 deputati.
Nelle due interrogazioni si punta l’attenzione anche sulla società Alba d’oro che ha realizzato una struttura ricettiva a Tagliacozzo, già finita in cronaca nazionale a causa di una indagine dell’antimafia di Palermo: SITe.it se ne è occupato nel numero 7 del marzo 2006 di Site.it/marsica [scarica il PDF] e, a metà ottobre 2007, con il n. 4 di site.it/briganti [scarica il PDF].
Dell’argomento si è discusso anche in tre dei quattro convegni tenutisi le scorse settimane ad Avezzano con il giornalista di L’Espresso Leo Sisti, il giudice Michele Prestipino e l’on. Lumia, vicepresidente della Commisisone parlamentare antimafia.
Nel convegno del 6 dicembre con Lumia, ha preso la parola anche uno dei soci di Alba d’oro, Nino Zangari, che ha tenuto a precisare che lui, gli altri soci marsicani e la stessa Alba d’oro, non sono coinvolti nelle indagini e non risultano indagati. Una precisazione importante – quella di Zangari – che doverosamente evidenziamo.
Ma vediamo ora di ricostruire tutti i passaggi di questa intricata storia siculo-abruzzese.

Come tutte le storie che si rispettino, anche questa inizia per caso.
Nel 2002 viene arrestato il boss Nino Giuffré, poi pentitosi, con un pizzino di Provenzano in tasca. Su quel foglietto di appena due righe si legge: “dott. Lapis” e in basso “ingegnere Italiano, via Libertà 78”.
L’antimafia di Palermo, sulla base del pizzino e delle dichiarazioni di Giuffré, si mette sulle tracce del cosiddetto “Tesoro di Vito Ciancimino” e si imbatte nella Gas spa, che per i pentiti è nelle “mani di Provenzano”.
La società nel 2004 viene venduta a una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro, soldi che finiscono in tante società sparse in mezza Europa. Spunta così la Sirco spa con sede legale a Palermo in via della Libertà 78, lo stesso indirizzo della Gas spa e dello studio di Gianni Lapis.
Veniamo ora a Tagliacozzo.
La Gas spa nel 2000, grazie a una sentenza del Tribunale di stato, si aggiudica un appalto di quasi 15 miliardi di lire per realizzare e gestire per 25 anni la rete metanifera dei comuni di Tagliacozzo e Sante Marie.
I lavori sono ultimati nel febbraio 2002 quando, a Tagliacozzo, Nino Zangari è assessore ai lavori pubblici, mentre Gianni Lapis è detentore di quote della Gas spa e l’ingegnere Giuseppe Italiano è direttore dei lavori di metanizzazione.
Sempre nel 2002, la Ricci e Zangari srl (soci Augusto e Achille Ricci e Nino Zangari), presenta al comune di Tagliacozzo un progetto per la realizzazione di un campeggio in zona agricola: l’ufficio tecnico dà parere favorevole e la Giunta approva lo schema di convenzione. Nel 2003 passaggio di mano: la concessione viene ritirata dalla Alba d’oro srl, società costituita nel settembre 2002 con Gianni Lapis presidente del consiglio d’amministrazione e soci Nino Zangari (6.600 euro), Augusto Ricci (6.800 euro), Achille Ricci (6.600 euro) e la Sirco spa (20mila euro, il 50% delle quote).
E così, con il 50% di Alba d’oro, gli interessi di Lapis a Tagliacozzo si allargano dalla gestione del gas al settore turistico e ricettivo.
Secondo quanto scritto dal giornalista Leo Sisti, Alba d’oro avrebbe ricevuto dalla Sirco spa circa 950mila euro e – secondo quanto dichiarato dallo stesso Zangari nel convegno del 6 dicembre – i soldi giungevano ad Alba d’oro attraverso “l’Istituto Unicredit, agenzia 1 di Palermo”.
Intanto, con il progredire delle indagini siciliane, nel luglio 2005 il gip di Palermo sottopone i capitali della Sirco a sequestro preventivo e così, nel consiglio d’amministrazione di Alba d’oro, Lapis viene sostituito da tre custodi giudiziali nominati dal tribunale di Palermo, che affiancano Nino Zangari e Mariangela Lapis, figlia di Gianni.
Il 9 marzo 2007 – con sentenza di primo grado – il Gup di Palermo condanna (con rito abbreviato e conseguente riduzione di pena) Gianni Lapis a 5 anni di reclusione per il reato di trasferimento fraudolento di valori, l’avvocato Ghiron a 5 anni di reclusione e Massimo Ciancimino a 5 anni e 6 mesi di reclusione, questi ultimi due anche per la continuazione con il reato di riciclaggio.
A parte la nomina dei tre custodi giudiziali nel Cda per le quote della Sirco, l’ Alba d’oro non è coinvolta nelle indagini, così come non risultano indagati i soci marsicani.
Infatti nel gennaio 2007 l’Alba d’oro ottiene il rilascio del certificato antimafia necessario per incassare i finanziamenti regionali stanziati per il villaggio turistico di Tagliacozzo.

Intanto, nell’autunno precedente, è iniziata una nuova puntata di questa storia.
Il 22 settembre 2006 dieci imprenditori si incontrano ad Avezzano, nello studio del notaio Filippo Rauccio, dove danno vita a due nuove società a responsabilità limitata.
Una è la Ecologica Abruzzi srl, con sede in Avezzano via Sabotino 59 e soci Di Stefano Ermelinda, Passanante Bartolomeo, Mangano Roberto, Scholl Wolfgang, Vergopia Tommaso, Zangari Nino, Italiano Giuseppe.
L’altra società è la Marsica plastica srl (cf: 01700320664), con sede in Carsoli via Tiburtina Valeria 70 e soci Italiano Giuseppe, Vergopia Tommaso, Ricci Achille, Mangano Roberto, Di Marco Dante, Scholl Wolfgang, Lo Curto Marilena, e Di Stefano Ermelinda.
Precisiamo subito – come già fatto per Alba d’oro – che nessuna di queste società e nessuno dei soci risulta coinvolto in inchieste.
Le due società, comunque, testimoniano l’allargarsi degli interessi in Abruzzo di società legate a Gianni Lapis, da gas e strutture turistiche, anche a un altro settore: infatti le due nuove società – che hanno oggetti sociali identici – si propongono di operare nel campo dei rifiuti e dell’energia.
Per quanto riguarda i soci, invece, sono stati evidenziati in grassetto i nomi di Italiano Giuseppe, Nino Zangari e Achille Ricci in quanto già citati in riferimento alle attività delle società precedenti (Alba d’Oro e Gas spa). Per quanto riguarda Ermelinda Di Stefano e Mangano Roberto, invece, dovrebbe trattarsi della moglie di Gianni Lapis e di uno degli avvocati di Massimo Ciancimino al processo di Palermo.
Per quanto riguarda Dante Di Marco, infine, dovrebbe trattarsi di un imprenditore locale attivo nel settore dei calcestruzzi, sicuramente lo stesso che compare anche nella Rivalutazione Trara srl, la società che ha acquistato all’asta fallimentare l’area dell’ex zuccherificio di Avezzano e anch’essa con inserita nell’oggetto sociale l’attività nel settore rifiuti ed energia [vedi articolo Zucchero, amianto, politica, affari e rifiuti].
Ma torniamo alla Ecologica Abruzzi e alla Marsica plastica. Nella primavera del 2007, le due società si mettono in moto e rilevano, grazie a un leasing industriale concesso da un istituto di credito, un capannone nei pressi dell’area industriale di Sulmona per impiantarvi una attività industriale.
Chiude questa lunga rassegna il Consorzio A.R.S. con sede a Carsoli via Tiburtina Valeria km 70. Questo consorzio risulta costituito dalla Ecologica Abruzzi srl, dalla Marsica plastica srl e dalla Ricci e Zangari s.r.l.

Dicembre 2007

tratto da: site.it/marsica 2007-12 (scarica il PDF)

[ Per scaricare il pdf con la prima inchiesta sul reinvestimento di capitali a Tagliacozzo pubblicata nel n 7 del marzo 2006 di  site.it/marsica CLICCA QUI ]

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