“Terrorismo” dietro gli incendi. In campo servizi segreti e Dia?

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Per gli incendi del Morrone si parla ormai apertamente di “attentato terroristico”. A dichiararlo, come riferisce il Tg3 Abruzzo, è Annamaria Casini, sindaco di Sulmona. E le sue dichiarazioni si aggiungono a quelle di altri rappresentanti istituzionali che, nei giorni scorsi, hanno parlato apertamente di “piano criminale” e “disegno unico criminoso”.

Lo stesso Procuratore di Sulmona Giuseppe Bellelli – che ha unificato le tante inchieste aperte per ognuno degli incendi scoppiati in territorio peligno affidando le indagini ai Carabinieri-forestali – aveva dichiarato a Il Centro che «Siamo di fronte a una serie di incendi tutti dolosi. Una cosa è certa: c’è un unico disegno criminale ». Sarebbero decine gli inneschi rinvenuti dagli uomini impegnati nello spegnimento dei roghi nella valle peligna.

Dunque incendi dolosi, unico disegno criminale e infine attentato terroristico.

Ma incendi simili sono scoppiati anche in altri territori. le cronache riferiscono d’inneschi utilizzati anche per gli altri numerosi roghi divampati negli stessi giorni fuori dal sulmontino: Tagliacozzo, Cappadocia, Luco dei Marsi e altri comuni reatini e della valle del Salto, fino a Cittaducale, Accumoli, Amatrice

Anche omettendo dall’elenco tutti i roghi simili scoppiati nel resto d’Italia, quella di cui si tratta è una zona molto più vasta di quella peligna e che ha ai suoi estremi punti di alto valore storico ambientale – il Morrone e la pineta di Monte Giano, nata nel 1939 a forma di ‘Dux’ in omaggio a Benito Mussolini – e di alto valore simbolico, i comuni colpiti dal terremoto di un anno fa.

Da quanto emerso finora è evidente che dietro la catena di roghi che nelle ultime settimane hanno interessato questo vasto territorio c’è uno o più incendiari. Mani che sanno dove colpire, che conoscono i sentieri e i territori più inaccessibili con i mezzi terrestri, che sanno quali sono le piante che bruciano prima e quelle che bruciano dopo. Incendiari che hanno messo a dura prova chi era impegnato nelle operazioni di spegnimento, dimostrando così di conoscere bene anche le modalità di intervento antincendio. Incendiari esperti coordinati e da una unica regia ma il cui movente, almeno ufficialmente, resta ancora ignoto.

Ma se di “Attentato terroristico” e di “disegno criminale unico” si tratta, una domanda è scontata: chi è che coordina le indagini?

I territori interessati da questi roghi sono di competenza di più procure della Repubblica: Sulmona, Avezzano, L’Aquila, Rieti. E le procure ordinarie, si sa, non possono coordinare le indagini tra loro.

Se – come tutto lascia ritenere – ci troviamo di fronte a un disegno eversivo, l’unica forma di coordinamento delle indagini resta l’intervento della Direzione investigativa antimafia, che ha competenze anche in tema di terrorismo. Oppure dei Servizi d’intelligence.

 

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