TERREMOTO – A chi il subappalto? A Piccone!

 L’AQUILA – Piatto ricco mi ci ficco. Così deve aver pensato Filippo Piccone, senatore della Repubblica nonché coordinatore del Pdl in Abruzzo, all’indomani della scossa che il 6 aprile ha devastato l’Aquila e buona parte della provincia.

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Il senatore Piccone (nella foto al centro in prima fila, durante una festa elettorale) ha sempre dovuto conciliare l’interesse per la politica e quello per gli affari, ma con il dopoterremoto l’impegno è aumentato, tanté che mentre come coordinatore del Pdl abruzzese dichiara che il centro economico e decisionale della regione è ormai Pescara, come imprenditore è invece consapevole che gli affari, con il sisma, si fanno soprattutto a l’Aquila. Così, con una sua azienda finisce per mettere tutte e due le mani – come del resto stanno facendo altri suoi amici e amici degli amici – sulla ricca torta del Progetto CASE.

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Ad attirare l’attenzione è la presenza di un camion della Kromoss, una delle aziende della famiglia Piccone diretta dal padre Ermanno, all’interno del cantiere di Bazzano. Ermanno Piccone, a sua volta, figura come socio anche nella Rivalutazione trara srl in compagnia dell’onorevole pdl Aracu Sabatino, Venceslao di Persio, Domenico Contestabile e Dante Di Marco. Questi ultimi due, in Ati con altre ditte, risultano anche loro all’opera nei cantieri del Progetto CASE: Di Marco è riuscito giusto in tempo a ultimare i lavori di movimento terra, poco prima che la Prefettura si vedesse costretta a ritirargli il certificato antimafia. Il motivo del provvedimento è la sua presenza anche in un’altra società, la Marsica plastica srl, insieme a soci poco raccomandabili coinvolti nell’inchiesta Alba d’oro, che a marzo di quest’anno aveva portato all’arresto di tre imprenditori di Tagliacozzo con l’accusa di aver reinvestito parte del tesoro del boss Vito Ciancimino: “Il primo caso di presenza mafiosa conclamata in Abruzzo“, a detta degli stessi inquirenti.

Ma torniamo al tir con il logo a caratteri cubitali della Kromoss:  il 26 settembre scorso viene fotografato mentre scarica infissi in alluminio all’interno del cantiere di Bazzano, lo stesso dove aveva lavorato l’impresa Di Marco, in Ati con Contestabile. La Kromoss, però, non figura tra i nomi delle ditte indicate nei cartelli esposti fuori dai cantieri e nemmeno nell’elenco delle imprese appaltatrici fornito dal Dipartimento di Protezione civile.

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Ma diciamola tutta. Malgrado le continue richieste di trasparenza arrivate da più parti e rivolte anche al Prefetto, il Dipartimento si ostina a lungo a non rendere pubblici gli elenchi dei subappaltatori e dei fornitori e questo nonostante sulla stampa si cominciano a denunciare la presenza delle prime imprese sospette e con collegamenti pericolosi. La prima è proprio l’Impresa Di Marco.

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Sarà un caso, ma l’elenco di parte delle ditte al lavoro è stato reso noto solo dopo che la stessa richiesta è stata posta anche al senatore Pisanu, nel corso di una conferenza stampa a margine della visita a L’Aquila della Commissione parlamentare antimafia, nell’ottobre scorso.
Consultando l’elenco delle centinaia di ditte subappaltatrici arriva la sorpresa: la Kromoss non compare, ma spunta un’altra società, la Korus srl che in Ati con la Gieffe snc si è accaparrata lavori per 921.194 euro per la “fornitura e posa in opera di serramenti esterni in alluminio“. Almeno questo è la cifra che siamo riusciti a documentare.

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Ma di cosa si tratta? La Korus, costituita nel 1998 e con sede a Latina, ha un capitale sociale di 10.400 euro e come amministratore e socio unico risulta lo stesso Filippo Piccone. Quindi il tir della Kromoss del padre Ermanno viene utilizzato solo per il trasporto, la cospicua commessa è stata acquisita direttamente da una società del senatore, tra l’altro unico socio.
Diciamolo chiaramente: sorvolando sulle considerazioni di opportunità non solo politica, in tutto questo non c’è niente di illegale, anzi l’onorevole Piccone mette le mani sull’affare con tutti i crismi della legalità, la nuova legalità che dal 6 aprile vige a L’Aquila, la legalità targata Bertolaso. Centinaia di milioni di euro gestiti – con il pretesto dell’emergenza e con il ricorso al potere di ordinanza e di deroga – scavalcando e aggirando le leggi ordinarie, anche quella sugli appalti e di fatto senza possibilità di controlli. E se le forze dell’ordine rilevano irregolarità, ecco pronto il Dipartimento con una nuova ordinanza, che sana tutto e cancella le prove delle violazioni.

Grazie a questi meccanismi, per l’azienda di Piccone non è stato necessario partecipare a una gara d’appalto pubblica, la commessa gli è invece stata comodamente assegnata a “chiamata diretta“.

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Un affare, in questi tempi di crisi, che farebbe felice qualsiasi imprenditore. Soldi praticamente liquidi che al senatore in questo momento faranno sicuramente molto comodo, visto che di recente insieme alla consorte ha subito l’onta del sequestro conservativo dell’immobile in cui risiede a Celano su richiesta del curatore fallimentare di una società livornese coinvolta in un procedimento per bancarotta fraudolenta, oppure in considerazione della notizia relativa ad un presunto pignoramento di una parte della sua indennità parlamentare su richiesta di una società molisana – che tra l’altro lavora sempre nel settore dei profilati di alluminio – per un debito di oltre 128 mila euro.
Per l’onorevole Piccone, è proprio il caso di dirlo, le strategie di intervento dispiegate dalla Protezione civile di Bertolaso sono state proprio provvidenziali. Ma quanti altri fortunati “imprenditori” stanno beneficiando di questo trattamento?

[ continua ]

Angelo Venti

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