Terremoto. Resoconto dalle retrovie a 5 giorni dalla scossa

Speciale L'Aquila 2009-2019

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Terremoto. Resoconto dalle retrovie a 5 giorni dalla scossaolore e la rabbia

di Angelo Venti

pubblicato 11 aprile 2009

Venerdì 10 aprile, cinque giorni dalla scossa che ha distrutto l’Aquila e paesi limitrofi. Mentre nella Scuola guardia di finanza di Coppito si celebrano i funerali di stato, ancora non esiste un rapporto completo su quanto succede fuori dal cratere del sisma. Le disfunzioni che si registrano, a macchia di leopardo, intorno alla Conca aquilana, confermano che l’assenza iniziale di un efficiente coordinamento centrale, dopo i ritardi delle prime ore, continua ancora oggi a mostrare le proprie lacune.

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Nonostante la terra a L’Aquila tremasse da alcuni mesi, nessuno si è preoccupato di preparare un piano di intervento o, quantomeno, di trovare nelle vicinanze una sede sicura per coordinare la “eventuale emergenza“. Prima di dare il via ai soccorsi, infatti, del tempo prezioso è stato perso perché da Roma si attendeva una richiesta di aiuto dalla Prefettura di l’Aquila: richiesta che non poteva pervenire perché a crollare per primo è stato proprio il vecchio edificio che ospitava il Palazzo del Governo. Esattamente come successe con il terremoto del 1915, quando da Roma si attese per giorni il telegramma con la richiesta di aiuti del prefetto di Avezzano, morto sotto le macerie con tutta la sua famiglia già con la prima scossa.

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A L’Aquila, insieme alla Prefettura, sono diventate subito inagibili, per crolli o lesioni, caserme dell’esercito e della Finanza, la Questura, il Tribunale, il Municipio, l’Ospedale S. Salvatore: praticamente le strutture decisionali e nevralgiche del capoluogo abruzzese neutralizzate già con la scossa di lunedì mattina.

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Altre ore preziose sono passate prima che giungessero i primi soccorsi dall’esterno. Dopo l’Aquila, i soccorsi si sono diretti anche nei paesi immediatamente vicini, man mano che si aveva consapevolezza delle dimensioni della tragedia e giungevano le richieste di aiuto. Ma ancora oggi sono troppe le zone rimaste lontane dai riflettori del circo mediatico e, purtroppo, anche dal raggio di azione della macchina dei soccorsi.

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E’ il caso della valle subequana, zona isolata tra le montagne, attraversata dal tracciato della vecchia Tiburtina che collega la conca del Fucino con quella di Sulmona. Qui si trovano piccoli paesi abitati per lo più da vecchi che ancora non ricevono le tende. Piccoli comuni di poche centinaia di abitanti, come Castelvecchio Subequo, Goriano Sicoli, Castel di Ieri, Molina Aterno e Secinaro hanno subito crolli tali da rendere inagibile le abitazioni e le poche infrastruture indispensabili per la vivibilità dei luoghi. I primi soccorsi sono arrivati con notevole ritardo e da qualche giorno sono state allestite alcune tendopoli.

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Gagliano Aterno, comune di meno di 250 abitanti per lo più anziani, ancora oggi non riceve alcun tipo di aiuto esterno, se si escludono i pochi alimenti in scatola consegnati dalla locale sezione della protezione civile di Pratola Peligna, comune confinante. Luca, giovane del paese e ormai ex lavoratore della casa dello studente di L’Aquila, è rientrato lunedì dopo la notte d’inferno trascorsa nel capoluogo. Si è messo subito al lavoro, insieme a un gruppetto di studenti del luogo che da alcuni anni tiene in vita un punto di ritrovo nel piccolo centro montano. “Le tende ancora non arrivano. Abbiamo dovuto montare le nostre da campeggio – racconta Luca – Grazie a una vecchia cucina da campo che utilizzavamo per organizzare la nostra sagra estiva, riusciamo a fornire pasti per tutti“. Il centro storico di Gagliano è interamente inagibile, gli adulti dormono in macchina e gli anziani in poche tende da campeggio, mentre attendono ancora l’arrivo di tende e soccorsi.
Eppure, da alcuni giorni, tendopoli sono state montate nelle zone turistiche di Ovindoli, Rocca di Cambio e Rocca di Mezzo, zone che non avevano registrato danni eccessivi e nelle quali erano agibili molte strutture pubbliche sufficienti a gestire l’emergenza.

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I Tir carichi di tende della Protezione civile arrivano tutti ad Avezzano. Accanto al casello autostradale è stato approntato un Centro raccolta e smistamento aiuti. La struttura utilizzata è quella del mitico “Centro smistamento merci di Avezzano“, finora mai entrato in funzione malgrado negli ultimi anni è stato oggetto di ben 3 inaugurazioni ufficiali, coincidenti con vari appuntamenti elettorali. Il paradosso è che a dare una “scossa” per la sua entrata in funzione sia stato proprio lo stato di emergenza provocato dal sisma aquilano: il centro di fatto è ancora un cantiere aperto, ma proprio oggi si stavano completando l’illuminazione elettrica e le linee telefoniche, mentre i capannoni vengono riempiti dagli aiuti che affluiscono da tutta Italia.

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A coordinare l’attività nel Centro merci è un maggiore della Protezione civile: “Qui affluiscono i tir carichi di nostre tende. Dopo lo stoccaggio, il nostro compito è quello di coordinarne la distribuzione man mano che arrivano le richieste da parte delle unità operative attive sul territorio“. Richieste che arrivano continuamente nel Centro e che necessitano una valutazione attenta in relazione sia alla modulistica di richiesta che delle priorità di intervento. In ogni caso, nei magazzini questa mattina erano stoccate centinaia di tende mentre altre stavano per arrivare.

Ad operare nel Centro merci di Avezzano, oltre alla Protezione civile, anche l’Unità di crisi messa in piedi dalla Regione Abruzzo. Attraverso la Croce Rossa, la Regione sta gestendo l’afflusso e la distribuzione di altri aiuti provenienti da donazioni raccolte in tutta Italia: si tratta soprattuto di vestiario, generi alimentari e generi di prima necessità che qui vengono differenziati, stoccati e smistati nelle varie zone colpite dal sisma.
Intanto ad Avezzano e nei comuni marsicani, anche questa notte, migliaia di persone si preparano a passarla in auto. Ad alimentare la paura sono le false notizie di imminenti scosse devastanti, diffuse con sms anonimi, ma anche il ricordo del cataclisma che nel 1915 provocò in questa zona 32 mila vittime.
(inviato il 10 aprile 2009, ore 16.30) Articolo e Foto di Angelo Venti

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