Terremoto e G8 – La sicurezza continua a fare acqua: l’ira dei servizi americani

G8 L'Aquila - Elicottero del premier Silvio Berlusconi - Onna. luglio 2009

articolo originale dell’8 luglio 2009

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RETROSCENA – Dopo la base missilistica, questa volta a essere raggiunto senza incontrare il minimo controllo è stato l’elicottero con cui Berlusconi ha raggiunto Onna. La sorveglianza: «Rimanete pure, siamo qui solo per gli incendi»

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di Angelo Venti

Un apparato di sicurezza, quello dispiegato per il G8 in corso a L’Aquila, che mostra anche a un osservatore superficiale tutte le sue crepe e contraddizioni. Dopo la base missilistica, questa volta ad essere raggiunto e fotografato – senza incontrare il minimo ostacolo o controllo – è lo stesso elicottero per il trasporto ad Onna del presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, arrivato per fare gli onori di casa alla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Eppure a presidiare l’accesso principale al paese vi erano decine di membri delle forze dell’ordine e dei servizi. Per entrare senza essere fermati nemmeno per un controllo di documenti, però, è bastato provare dall’accesso opposto, attraverso un ponte pericolante.

A sorvegliare l’elicottero abbiamo trovato solo alcuni uomini della Protezione civile, un’ambulanza e un mezzo dei vigili del fuoco. Stupiti, abbiamo chiesto se potevamo attendere l’arrivo del premier per il decollo, e ci è stato risposto: “per noi non ci sono problemi, siamo qui per intervenire solo in caso d’incendio”.

Una gestione della sicurezza, quella relativa al summit, che non finisce di sorprendere e che avvalora la voce secondo cui ad essere irritati sono anche i servizi americani, che avrebbero deciso di prendere in mano parte della gestione. Ma anche tra le forze dell’ordine italiane, a causa delle direttive confuse e dei continui cambi di programma e strategie, si registrerebbero malumori.

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Eppure gli apparati di prevenzione messi in campo dal governo sono imponenti. Da diversi giorni è stato imposto, a un territorio già martoriato dal terremoto, una ferrea militarizzazione dettata dalla necessità di assicurare la “sicurezza” delle delegazioni internazionali.

Così, tra le zone rosse e le macerie del sisma del 6 aprile, in un territorio già sotto il controllo assoluto della Protezione civile che tutto fa e tutto decide, sono comparsi anche i militari. Reparti speciali, uomini dei servizi segreti di mezzo mondo, cecchini, missili terra aria e soldati con armi automatiche che rendono il paesaggio ormai simile a quello delle zone di guerra, con le tendopoli degli sfollati che somigliano sempre più ai campi profughi.

Ma se perplessità sorgono sull’efficacia delle misure militari approntate contro ipotetici attacchi terroristici esterni, sono forti i dubbi anche sulla gestione dell’ordine pubblico. In tutta l’area terremotata, ormai, è quasi impossibile la circolazione di uomini e merci, una situazione che sta bloccando anche i primi tentativi di ripresa economica e di ricostruzione.

Gli stessi giornalisti accreditati si muovono con difficoltà sul territorio e si verificano casi sempre più paradossali.

“Per poter circolare nei tre giorni del summit il giornalista deve essere accreditato”: martedì, benchè muniti di accredito, siamo stati fermati perché l’auto su cui viaggiavamo non era munita a sua volta di “autorizzazione”, quindi ci hanno invitato a spostarci a piedi.

Mercoledì, durante la visita della Merkel ci è stato invece impedito l’accesso a piedi ad Onna: i giornalisti potevano entrare solo “in pullman”, ovviamente muniti di una specifica autorizzazione per salire sul mezzo.

Anche sui controlli contro infiltrazioni di contestatori violenti la situazione non cambia. Al casello autostradale di Bussi due blindati dei carabinieri e 4 volanti controllavano le auto: non quelle dirette a l’Aquila, ma quelle in in direzione Roma.

[ su Terra ]

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Speciale L'Aquila 2009-2019

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