Terremoto – Così la criminalità allunga le mani sulla ricostruzione

articolo originale suTerra27 Giugno 2009

ABRUZZOViene definita «seria» la situazione relativa alle attenzioni di realtà siciliane, calabresi e campane sugli appalti legati all’emergenza e alla ricostruzione. Perplessità sul contratto stipulato dalla Protezione Civile per i bagni chimici.

di Pietro Orsatti e Angelo Venti

Che qualche problema sugli appalti stia emergendo a L’Aquila viene confermato dagli stessi inquirenti. Gli stessi che definiscono «seria» la situazione che riguarda le infiltrazioni della criminalità organizzata. Già sarebbero in movimento aziende facenti capo a famiglie siciliane, calabresi e campane con connessioni (e riferimenti) in ditte con sede nel Nord d’Italia.

«Attenzione però a dare patenti spiega uno degli investigatori. In alcuni casi si potrebbero avere reati di un certo genere senza che per forza ci sia la presenza delle mafie». Ma i segnali sono tanti, e sono comparsi fin dai primi giorni dopo il sisma del 6 aprile. Uno ha lasciato perplessi, quello legato ai bagni chimici. I servizi impegnati nei vari campi sono 3.500 unità e sarebbero quasi interamente monopolizzati dalla Sebach, un franchising con affiliati in tutta Italia e con sede madre in Toscana.

La Sebach ha un tariffario di circa 140 euro al giorno per bagno con un unica pulizia settimanale in condizioni normali. Il contratto con la Protezione civile prevede invece ben quattro pulizie al giorno. Un affare di dimensioni notevoli, quindi. Sebach fornisce i materiali, altre aziende in appalto gestiscono pulizie, smaltimento, manutenzione, provenienti da Lazio, Toscana, Calabria e Campania.

Altre aziende, locali, come la Brill Marsica, sono invece state escluse dall’appalto a favore di alcune ditte campane, come la Vesuviana. E anche un altro precedente contratto della Regione Abruzzo sarebbe stato annullato. Vi sono state, fin dai primi giorni dopo il sisma, segnalazioni di attività “particolari”, come il sabotaggio di mezzi e autopompe (in particolare di aziende provenienti dalla Toscana) e di emissioni di fatture e bolle di carico e scarico irregolari e smaltimento illegale.

Da qui, a quanto pare, è stata aperta un’inchiesta giudiziaria. Se dubbi, quindi, si aprono sulla gestione dell’emergenza, si apre il nuovo fronte della ricostruzione. Tornano di attualità le ombre del caso “Alba d’oro” e del reinvestimento a Tagliacozzo di una parte del cosiddetto “Tesoro di Vito Ciancimino”. Una storia emblematica di come il gruppo LapisCiancimino sia entrato in contatto con i primi imprenditori e amministratori abruzzesi, una base di partenza per tessere pazientemente una fitta rete.

Nel 2000 la palermitana Gas spa si aggiudicò un appalto per la rete metanifera di Tagliacozzo e Sante Marie. Nel 2002 viene poi costituita l’Alba d’oro srl che realizzerà succesivamente a Tagliacozzo una struttura ricettiva, con Gianni Lapis amministratore e soci Nino Zangari, Augusto e Achille Ricci e la Sirco spa del tributarista condannato con Massimo Ciancimino e oggi dichiarante a Palermo e Roma. Il 22 settembre 2006 dieci imprenditori danno vita a due nuove società: Ecologica Abruzzi srl e Marsica plastica srl.

Tra di essi troviamo Italiano Giuseppe (il cui nome compare nei pizzini di Provenzano), Roberto Mangano (avvocato di Ciancimino), Ermelinda di Stefano (moglie di Lapis) e poi alcuni imprenditori del luogo: Nino Zangari e Augusto e Achille Ricci, arrestati a Tagliacozzo nel marzo scorso con l’accusa di aver reinvestito il tesoro di don Vito. Compare anche il nome di Dante di Marco, un imprenditore marsicano attivo nel settore inerti e calcestruzzi: una sua società, la “Impresa di Marco srl” ha acquisito un subappalto del Piano case.

Dante di Marco, comunque, non risulta investito da nessuna delle inchieste in corso a Tagliacozzo. Figura anche all’interno di altre società molto attive in territorio marsicano: ad esempio nella Rivalutazione Trara srl (rifiuti e produzione di energia), società che ha acquistato all’asta fallimentare l’area dell’ex zuccherificio di Avezzano.

Nella composizione di quest’ultima società si intuirebbe la commistione tra affari e politica, tra i soci figura, infatti, anche Ermanno Piccone (padre dell’onorevole Filippo) e una società riconducibile a un altro parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, coinvolto in altre delicate inchieste a Pescara. E poi, sempre in questo quadro, si inserisce anche Venceslao Di Persio con la Iniziative commerciali del Mediterraneo srl, che a Celano vuole realizzare un grande centro commerciale, promosso da società palermitane.

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