Terremoto – «La ricostruzione è già iniziata», nessuno sa dove

Silvio Berlusconi e le sue tante versioni sulla rinascita de L’Aquila. Intanto alcune indiscrezioni mostrano un quadro tutt’altro che rassicurante sull’attuazione del piano Case
– di Pietro Orsatti e Angelo Venti su Terra

Come sempre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi cerca il palcoscenico di “Porta a Porta” e la compiacenza del padrone di casa, Bruno Vespa, per lanciare le proprie promesse al “popolo” in adorazione catodica. «Abbiamo ricevuto 56 risposte di partecipazione alla gara per la ricostruzione in Abruzzo», ha annunciato raggiante. Poi ha proseguito: «È straordinario che le imprese abbiano accettato questa sfida. Nel capitolato avevamo detto che le case si dovranno realizzare in un massimo di 80 giorni. Sono curioso di vedere quelle aziende che hanno proposto una realizzazione in tempi più brevi. A loro daremo la preferenza». Sarà anche straordinario costruire in soli 80 giorni, ma consegnare dopo il collaudo le prime case a novembre è quantomeno un azzardo. I primi sfollati, infatti, usciranno dalle tende dopo almeno due mesi di gelate e probabili nevicate. Gli ultimi, addirittura (se tutto va bene), a gennaio. E non solo. A quanto pare chi ha fatto ribassi sull’offerta (ribassi che variano dal 4 al 7 per cento) ha anche garantito tempi di costruzione intorno ai 70 giorni. Ma chi ha potuto fare offerte del genere, a quanto risulta da indiscrezioni, sono alcune ditte del Nord Italia. Bene, allora facciamo due conti. Proprio quelli della serva, per così dire. Le ditte che avranno vinto la gara, se provenienti da regioni esterne all’Abruzzo dovranno impiantare alloggiamenti e logistica per circa 400 operai. Perché, in realtà, di gare ce ne sono state due (non troppo pubblicizzate): la prima solo sulle piattaforme di cemento armato, la seconda per le casette vere e proprie. Alla prima gara hanno partecipato in sei, l’ha vinta la Bison-Gdm con 81 punti, seconda la Zoppoli e Pulcher spa, terza la Saicam, poi l’abruzzese Imar, quindi la Cogeis spa-Ivies spa e infine la Domus dei fratelli Gizzi in Ati con Icor e Zeppieri. È forse più pratico, per chi ha vinto la gara, subappaltare a ditte sul posto per le attrezzature e la manodopera. Oppure si noleggia tutto, sempre in loco: mezzi e, anche se non si potrebbe, uomini. Sarà per questo che alcune ditte abruzzesi, che non hanno partecipato alla gara o che vi hanno concorso ma senza operare sul taglio dei tempi o dei costi, si starebbero preparando a intervenire nella costruzione delle piattaforme di cemento armato dove verranno poste le famose casette del piano Case? E ancora: le ditte che parteciperanno alla costruzione delle famose casette (a qualsiasi livello di gerarchia di appalto e subappalto) hanno una certificazione antimafia? Aspettiamo ancora per avere la conferma o la smentita di queste indiscrezioni, e andiamo ad analizzare il resto delle dichiarazioni del premier nel salotto buono della rete ammiraglia della Rai. Secondo il premier, il 53 per cento delle case nell’area colpita dal sisma è al momento agibile. Circa un mese fa era l’80 per cento circa, sempre secondo le dichiarazioni di Berlusconi. C’è stato un altro terremoto nel frattempo? A due mesi dalla scossa solo alcune decine di famiglie, e solo nei paesi più lontani dal cratere, sono rientrate in casa. Il resto in tenda e o a villeggiare, con le ciabatte che indossavano il 6 aprile, nei “resort” della costa. Non pago, aiutato dalla compiacenza ossequiosa del conduttore del servizio pubblico, ha sparato anche la cartuccia più a salve della propria giberna: «La ricostruzione in Abruzzo è già iniziata a tempo di record». Dove, lo sa solo lui. O forse sta parlando dei lavori “segretati” relativi al G8 di luglio? Ovvero il consolidamento e la ristrutturazione della caserma della scuola della Guardia di finanza di Coppito e dell’aeroporto. Nel centro storico de L’Aquila a tutt’oggi non è stato rimesso in piedi nemmeno un marciapiede, come del resto in nessun altro luogo della città e dell’immenso cratere del sisma. Altro che ricostruzione. Si può sparare qualche innocente – fino a un certo punto – balla su una festa a capodanno a Villa Certosa e sperare di non subirne conseguenze. Spararle sulla la vita di più di 70mila persone, non si può.

Commenti su Facebook
Print Friendly, PDF & Email