Termovalorizzatore Powercrop: « il caso è chiuso ». Arriva la sentenza tombale del TAR

Il TAR Abruzzo ha con tutta probabilità spedito definitivamente in archivio il faldone dell’abortito progetto Powercrop: un termovalorizzatore da 32 Mw che, alle porte di Avezzano, doveva bruciare 270mila tonnellate l'anno di biomasse. Una "Lunga marcia" durata 12 anni. La soddisfazione di "SITe.it" e "Il Martello del Fucino"

di Angelo Venti e Franco Massimo Botticchio

Il Tribunale amministrativo regionale con la sentenza emessa ieri ha rigettato il ricorso – proposto da Powercrop S.r.l. e Eridania-Sadam S.p.A. – con cui le due società chiedevano l’annullamento dell’ennesimo diniego – opposto in ultimo dagli uffici regionali nell’anno 2016 – al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, dell’Autorizzazione Unica e di tutti gli atti presupposti. Ricorso che, come alcuni fanno malignamente notare, parrebbe essere stato presentato al limitato scopo di creare i presupposti per un risarcimento milionario a danno delle casse pubbliche regionali.

La soddisfazione di SITe.it e Il Martello del Fucino

A far scoppiare il caso Powercrop, nel settembre 2007, fu proprio la testata SITe.it, con una complessa e rischiosa inchiesta giornalistica che ci ha poi impegnato per i 12 anni successivi, anche con risvolti giudiziari. Attraverso cinque numeri ciclostilati di site.it/briganti, denunciammo un vero e proprio assalto al territorio marsicano, pubblicando in esclusiva la notizia di una serie di impianti che si affacciavano sul Fucino. In particolare pubblicammo diversi documenti riservati sul progetto Powercrop, fino ad allora completamente sconosciuto, rendendo noto che nel segreto più assoluto:

presso il Ministero delle politiche agricole a Roma, tra Regione, Provincia, comune di Celano, organizzazioni sindacali e le società Sadam, Eridania e Powercrop, è stato siglato l’Accordo per utilizzare i soldi stanziati per la ricoversione dello zuccherificio di Celano

Soprattutto si rendeva pubblico che tale accordo, anche con l’originaria benedizione delle organizzazioni degli agricoltori, prevedeva la:

realizzazione di una centrale elettrica della potenza di circa 30 Mwe alimentata da biomasse lignocellulosiche provenienti da una filiera agroforestale e di coltivazioni dedicate“.

Questi i pdf di site.it/briganti: 12345

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Una “Lunga marcia” durata 12 anni

La complicata vertenza, scaturita dall’originario accordo di riconversione dello zuccherificio di Celano del 2007, in questi 12 anni ha visto svolgersi una insidiosa battaglia tra fronti contrapposti e in continua ridefinizione, nel corso della quale un variegato schieramento ambientalista è riuscito a ricondurre a più miti consigli diversi degli originari sottoscrittori della riconversione (fatte salve le organizzazioni agricole della Triplice, inopinatamente finite per intervenire ad adiuvandum nel ricorso al fianco degli ex padroni) e a scongiurare l’insediamento, a Borgo Incile, di un impianto di 32 MW di potenza che avrebbe potuto ‘bruciare’, insieme alle biomasse che non c’erano, tutto ciò che a queste la legge assimila (come i rifiuti urbani, per esempio), per oltre cento camion al giorno di traffico.

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