Teatro Lanciavicchio – Fontamara e la storia prende vita

di Luisa NovorioAvezzano – Il capolavoro di Ignazio Silone, sul palcoscenico del Teatro dei Marsi, si plasma, prende vita. Il libro si apre, le pagine si animano e le parole, le frasi si proiettano sulla platea. Inizia così la storia.

In un fascio di luce si delinea una figura, la mente resta “spiazzata” e ricerca la logica. Perché quella è la figura minuta di una giovane persona di colore, con indosso una maglia della squadra del Qatar (uno dei più piccoli stati arabi) è un personaggio di oggi, moderno un po’ sfrontato. Si cerca con la logica le risposte del perché la scelta di quella maglia, sono tante e complesse. La maglia di un calciatore è un simbolo di unione tra tutti gli amanti dello sport. Forse perché proprio il calcio potrebbe essere la risoluzione di un embargo che sta ponendo in una situazione oppressiva il Qatar. In data non sospetta, la FIFA ha assegnato proprio al ricco emirato arabo l’organizzazione dei mondiali di calcio nel 2022. Un messaggio denuncia alla nostra indifferenza? Forse.

La mente cerca di seguire le battute, ma nel contempo si sofferma a visualizzare quel volto che porta il colore della differenza, quel colore che oggi è la differenza. Allora comprendi la logica del perchè. Ieri cafone, oggi nero. Sarà proprio questo personaggio che, dal presente, porterà lo spettatore nel passato.

Una scena ricca di sedie, ognuna delle quali può rappresentare chi ha subìto, inerme, il peso del potere, ma anche le tante pagine della storia. Gli attori protagonisti si presentano al pubblico seduti, come capofila di quelle presenze assenti e narratori superstiti della strage dei cafoni, eseguita dalle squadre della Milizia. Sia gli uomini che le donne indossano ampie lunghe vesti nere. L’ omogeneità della miseria. Davanti ad ognuno un piccolo telo su cui è posto un cumolo di terra, a ricordare quel fazzoletto di campo che i cafoni di Fontamara possedevano e per il quale hanno sacrificato la vita. Questo quadro scenico dà subito la forza della rappresentazione. Una posa femminile aperta, a significare la procreazione e la capacità di non temere.

Non si toglie nulla a chi non ha nulla. La loro posizione, ferma su quelle sedie, è una scelta di regia che configura l’immobilità della sottomissione della povera comunità marsicana al potere. Ogni passaggio narrativo viene identificato con la calata, dall’alto, di una sedia che va ad aggiungersi alle altre.

Indiscussa l’abilità degli attori che di volta in volta generano i personaggi così ben delineati da Silone. In determinati momenti le loro voci si accavallano creando un turbinio di suoni quasi, note di un pentagramma, che riportano alla memoria il parlottare concitato in una discussione La scelta delle luci dipinge la scena come un quadro scolorito del tempo passato.
Anche con questa rappresentazione Il Teatro Lanciavicchio non ha deluso il pubblico marsicano. Pochi elementi scenici, la giusta ricerca delle luci, quattro professionisti in scena e Fontamara prende vita. La complessità del lavoro siloniano diventa semplice, grazie alla tecnica teatrale degli attori, e al connubio nello studio di regia di fantasia e arte. Perfetta l’interpretazione dei protagonisti in scena, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza. Perfettamente equilibrati tra loro a tal punto che nessuno ha prevaricato sull’altro
Doveroso è dare merito alla notevole interpretazione di Angie Cabrera, allieva del Teatro il Lanciavicchio, prima nell’introdurre lo spettatore nella storia e poi nell’interpretare il figlio che accompagnerà Berardo Viola a Roma. Ha dimostrato una grande padronanza scenica, una incisiva vocalità e un notevole rispetto alla regia firmata da Antonio Silvagni.
Adattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini.
Musiche originali del M° Giuseppe Morgante .

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