Sulmona, Monte San Cosimo\3. Piezonucleare: James Bond nei cunicoli?

Cosa c’è sotto monte San Cosimo? Da decenni tutti se lo chiedono ma nessuno finora ha mai dato una risposta convincente. Il mistero è ben custodito da un ferreo segreto militare. L’ipotesi più accreditata e che si è fatta largo nell’opinione pubblica, non solo locale, è che nelle viscere del monte possano essere custodite non soltanto munizioni e armi tradizionali ma anche armamenti ‘non convenzionali’.

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San Cosimo\3. Piezonucleare: James Bond nei cunicoli?

L’obiettivo di Fabio Cardone è tutto in salita. Non sarà facile, per il fisico sulmonese, trovare la montagna di soldi che occorre per costruire dentro San Cosimo la ‘macchina’ che, a suo dire, dovrebbe risolvere il problema delle scorie nucleari, abbattendone la radioattività. Egli stima un costo di 100milioni di euro, ma c’è chi afferma che ne servirebbero molti di più, come la giornalista scientifica Sylvie Coyaud che, su «Il Sole 24 ore» del 12 maggio scorso, ha scritto che, stando ad un leak,sarebbero necessari circa 800milioni per i prototipi di reattore (per la cui costruzione sarebbe stata interessata la Startec Srl di Brugherio, Milano), 100-200 milioni per attrezzare San Cosimo, più altri soldi per le ricerche.

Ma i problemi non sono solo di natura economica. Il fatto è che la ‘invenzione’ del piezonucleare è fortemente contestata nell’ambiente scientifico, non solo italiano ma a livello internazionale. Anche le qualifiche di Cardone sono oggetto di discussione. Nella sua biografia online egli si definisce ‘cattolico romano ed ex-membro del partito di Alleanza Nazionale’ e ‘Professore di Fisica e Matematica all’Università La Sapienza di Roma’. Sylvie Coyaud ne parla invece come di chi «si dà volentieri del professore» mentre è un «tecnico C3 senza scrivania né telefono al Cnr». Ma la contestazione maggiore riguarda proprio il merito della ‘scoperta’ di Cardone. Egli, insieme ad Alberto Carpinteri, docente al Politecnico di Torino, ha pubblicato i risultati della ricerca sul piezonucleare sulla rivista scientifica «Physics Letters». Ma sulla stessa rivista è stato anche pubblicato un articolo a firma di quattro fisici dell’Università svedese di Uppsala che sollevano molti dubbi sul piezonucleare. Essi affermano che «la trasformazione accelerata del torio dovuta a cavitazione non è dimostrata dalle prove sperimentali presentate» e che vi sarebbero «gravi errori e carenze nei dati presentati»; inoltre, aggiungono i quattro fisici, «i procedimenti di sperimentazione e di trattamento degli stessi dati sono al di sotto degli standard normalmente accettati dalla comunità dei fisici». Per di più in Canada tre fisici hanno replicato l’esperimento ma hanno trovato «risultati in conflitto» con quelli cui sono giunti Cardone e Carpinteri. Forti dubbi vengono espressi in merito anche dall’INFN di Frascati. Insomma, non sono pochi gli elementi che incrinerebbero la validità della ‘scoperta del secolo’, tanto che all’interno della comunità degli scienziati di riferimento si va facendo sempre più strada la convinzione che il fenomeno delle reazioni piezonucleari sia semplicemente una bufala.

Del resto è legittimo chiedersi come mai, se la portata dell’invenzione è così rivoluzionaria, non si ha notizia di manifestazioni di interesse da parte di grandi gruppi economici e soprattutto da parte delle potenze nucleari. Una scoperta che promette di risolvere questioni che da lungo tempo attanagliano l’umanità, come l’eliminazione delle scorie radioattive, la produzione di energia pulita ed illimitata, la cura di gravi malattie e forse anche la previsione dei terremoti, dovrebbe scatenare una gara a livello internazionale ed invece incontra notevoli difficoltà nel trovare finanziatori.

Essa, al momento, sembra appartenere più alla fantascienza che al mondo reale. Tanto che, sulla vicenda, c’è già chi immagina thriller e spy story con scienziati folli, generali, avvenenti spie ed agenti segreti alla James Bond pronti ad entrare in azione nei reconditi cunicoli di Monte San Cosimo per carpire le misteriose formule destinate a cambiare il corso della storia dell’uomo.

Resta il fatto che i costi per la gestione delle scorie nucleari sono enormi e che, se il piezonucleare fosse la soluzione, ciò consentirebbe non solo di eliminare un grave pericolo (visto che nessuno vuole depositi del genere) ma anche di risparmiare un bel po’ di denaro. A trarne vantaggio dovrebbero essere soprattutto i Paesi in cui la questione ha assunto nel tempo rilevanti dimensioni, che sono nell’ordine Stati Uniti, Francia e Giappone. Negli U.S.A., a metà degli anni novanta, per la messa in sicurezza delle scorie ad elevato livello di radioattività era stato stimato un costo superiore ai 110 miliardi di dollari. Per capire la pericolosità del plutonio (prodotto sia dal nucleare civile che da quello militare) bisogna tener presente che il periodo di dimezzamento è di 24.400 anni e che anche un solo microgrammo è fatale per l’organismo umano. Questo significa che il pericolo resterà per 250.000 anni, corrispondente a circa 10.000 generazioni umane. Il governo americano ha deciso di collocare le scorie radioattive, pari ad almeno 70.000 tonnellate, in un unico deposito nazionale, sotto Yucca Mountain, nello stato del Nevada.

Anche in Italia, nel novembre 2003, l’allora governo Berlusconi aveva individuato in Scanzano Jonico il deposito geologico nazionale dei rifiuti radioattivi, ma una vera e propria rivolta popolare costrinse il governo a fare marcia indietro.Era seguito l’annuncio che, a questo punto, le scorie sarebbero state portate in siti militari ma un segreto impenetrabile impedisce di conoscere quali siano questi siti. Nel 1990, come abbiamo visto, l’ENEA-DISP aveva selezionato quattro aree militari, a livello nazionale, aventi idoneità per lo stoccaggio di scorie radioattive. Tra esse era inclusa la base militare di Monte San Cosimo. A partire dal 1996 il problema della sistemazione dei rifiuti radioattivi è stato affrontato nell’ambito della Sezione Nucleare della Commissione Grandi Rischi e nello stesso anno l’ENEA ha costituito una Task Force per il Sito Nazionale di Deposito dei Materiali Radioattivi (Task Force Sito). Nel 1997 la Task Force Sito ha avuto il mandato di preparare uno studio di fattibilità in relazione a due siti del demanio militare scelti tra quelli investigati dall’ ENEA alla fine degli anni ‘80. Uno dei due siti è San Cosimo? La domanda è quanto mai pertinente, visto che l’Esercito Italiano ha messo a disposizione di Cardone proprio il misterioso monte cavo al centro della Valle Peligna per le sue sperimentazioni sul piezonucleare.

Per promuovere quella che, a leggere «La Stampa», è una scoperta destinata a «cambiare il panorama scientifico ed energetico globale», il 4 maggio scorso Alberto Carpinteri, coautore della ricerca insieme a Cardone, ha organizzato a Torino un apposito convegno. Carpinteri nel settembre dello scorso anno è stato nominato dall’allora Ministro Gelmini alla presidenza dell’Inrim (Istituto nazionale di ricerca metrologica). Da presidente Carpinteri ha inserito la ricerca sul piezonucleare nei programmi scientifici dell’Istituto. Per di più Fabio Cardone è stato proposto, quale rappresentante del Ministero, a componente del Consiglio scientifico dello stesso Istituto. Ciò ha provocato una vera e propria sollevazione. Oltre 1000 scienziati e ricercatori italiani hanno rivolto un appello al Ministro Profumo affinché si eviti che «risorse pubbliche vengano allocate per finanziare e sostenere progetti privi, per lo meno allo stato attuale, di alcun fondamento scientifico». Sulla vicenda sono anche state presentate interrogazioni parlamentari. La notizia è rimbalzata anche all’estero, sulle pagine di «Science» e di «Nature» e il Ministro ha fatto marcia indietro, ritirando la candidatura di Cardone. Rispondendo alla Camera il sottosegretario Marco Rossi Doria, l’8 novembre scorso, ha definito il piezonucleare «una fenomenologia che allo stato attuale rappresenta una pura ipotesi ancora da dimostrare». Sulla questione è intervenuto anche Alessio Guglielmi, professore straordinario dell’Università inglese di Bath, il quale con una lettera rivolta al prof. Carpinteri e pubblicata su «Oggi Scienza» si dice «sgomento» per la vicenda del piezonucleare e domanda: «può spiegare perché cita lavori che sono stati screditati dalla comunità scientifica?». «Come è possibile – prosegue Guglielmi – che di fronte ad una cosa così semplice come schiacciare sassi e misurare radiazione ci si ritrovi con accuse di manipolazione di dati sperimentali e ci si riduca a chiedere soldi ai politici? Non dovrebbe essere tutto molto più lineare? Come per esempio pubblicare un articolo su Nature, uno solo ma ben fatto anziché dieci, poi ottenere una verifica indipendente ed infine accedere a fondi pubblici sia italiani che europei?». A conti fatti ad intralciare i piani di Cardone e soci non vi sono solo enormi difficoltà economiche ma anche una credibilità che, nella comunità scientifica, sta assottigliandosi sempre di più.

Non sarebbe, perciò, molto meglio destinare Monte San Cosimo, anziché a fantasiosi e pericolosi progetti, a finalità più utili per l’intera comunità? Ne parleremo nella prossima puntata.

Mario Pizzola

Precedenti articoli:

–  Sulmona, monte San Cosimo\2: gli affari nucleari di Cardone 

 – Monte San Cosimo: da base militare top-secret ad affari nucleari \ 1

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