Storia, storie, propaganda paesana – Il prefetto Letta NON conquista la piazza di Aielli

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La toponomastica può rappresentare un delicato territorio di confine, in specie in un’epoca contrassegnata da un efferato consumo di suolo (e, quindi, dalla correlata posa di asfalto e nomi sulle nuove strade con le quali si sono decentrati e talvolta sfigurati i nostri paesi), dall’alzarsi e dallo spirare di venti di revisionismo storico di varia provenienza (dai borbonici al fascismo), da un’alta conflittualità all’interno di una casta politica espressione di ceti (professionali o piccolo borghesi, dipendenti pubblici) lontana anni luce dalla cultura del vecchio notabilato di matrice terriera che quei luoghi ha costruito.

immagine-001-preparativi.jpgParimenti, i vecchi toponimi, testimonianza di sedimentazioni culturali centenarie, indicanti i luoghi per come per secoli visti con gli occhi dei nostri avi, e sopravvissuti ed integrati dalla rivisitazione risorgimentale dello Stato unitario, nella sconvolta geografia fisica e morale del nostro Paese, rischiano di rimanere travolti.

immagine-003-preparativi.jpgSi ricorda, in un suo stupendo intervento di umore urbanistico sulla Svizzera, l’idiosincrasia espressa da Ignazio Silone sul fenomeno della ridenominazione delle vie e e delle piazze: la cosa non ha impedito ai suoi paesani di intitolargli, non molti anni fa, una parte di quella che era «piazza Duomo», a Pescina. A nulla valse la considerazione che piazza Duomo indicava ed indica il luogo dove è stato eretto il nostro luogo di culto, e che tale denominazione avrebbe meritato maggiore considerazione perché storica ed effettuale. E che il primo ad eccepire all’intitolazione sarebbe stato probabilmente l’interessato…
immagine-004-preparativi.jpgIn questa temperie, non stupiscono alcuni fatti di egual tenore, nei quali si estrinsecano molte delle problematiche sopra indicate, e che deflagrano talvolta in un mare di contraddizioni (di difficile contemperanza, almeno per gli attori odierni).
immagine-005-preparativi.jpgLa scorsa settimana, ho partecipato ad una riunione di altri tempi, ad Aielli – luogo dalla cui parte alta si gode una vista mozzafiato sul Fucino – che verteva sull’opportunità di contestare l’intitolazione che la giunta municipale di quel luogo aveva deciso – e si apprestava a celebrare in pompa magna – della piazza antistante la chiesa del centro basso, Aielli Stazione. In tale luogo – contrada Alafrano: i topononimi sono importanti, ed anche questo sta un poco scomparendo, forse ad esorcizzare quel che significa – si ricostruì parte del paese, funestato dal terribile terremoto del 13 gennaio 1915. E qui, in epoca fascista, il prefetto Guido Letta, nativo del luogo, si adoperò, anche con dei fondi personali, per vedere edificare la chiesa ed altre strutture di uso pubblico. Strutture che sono lì, e – occorre riconoscere – di un certo pregio architettonico, a prescindere dalla significazione ideologica rivestita da alcune realizzazioni (il sacrario dei caduti in guerra, la mappa dell’impero). Così la giunta municipale di Aielli, nell’aprile scorso:

[…]
PREMESSO che la Giunta Comunale, ha espresso l’intenzione di intitolare la Piazza attualmente denominata “Piazza Risorgimento” al Prefetto Dr. Guido Letta;
CONSIDERATO che il Dr. Guido Letta nato ad Aielli il 05 Marzo 1889 e morto a Roma l’11 Febbraio 1963 è un personaggio storico, in quanto ha ricoperto incarichi prestigiosi come Prefetto di sedi importanti per diversi decenni.
Per il paese di Aielli è stato un instancabile benefattore per tutta la sua vita, in particolare dopo il terremoto del 1915 si è prodigato in prima persona ed in modo determinante per la ricostruzione dei centri urbani del Comune di Aielli, per la ricostruzione della gran parte degli edifici pubblici, della Chiesa di San Giuseppe in Aielli Stazione, del sacrario monumentale ai caduti con annesso dopo lavoro, della casa dell’infanzia, della costruzione di un pastificio moderno per l’epoca nel quale hanno lavorato per molti anni oltre 70 persone, della realizzazione di un acquedotto che approvvigionava il territorio di Aielli Alto ed Aielli Stazione;
RITENUTO, pertanto, di modificare l’intitolazione della Piazza, […], attualmente denominata Piazza Risorgimento intitolandola al Prefetto Dr. Guido Letta;
DATO ATTO che è intenzione dell’Amministrazione di apporre nella suddetta piazza un busto monumentale in ricordo del personaggio storico, da posizionare in una nicchia ricavata nel muro dell’immobile di proprietà comunale a fianco del sacrario monumentale

[…].

immagine-006-preparativi.jpg  immagine-007-preparativi.jpg immagine-008-preparativi.jpg La questione posta nella semiclandestina interessante riunione di Aielli alto era sostanzialmente la seguente: è giusto dedicare – fatta salva l’estemporaneità del busto, altro vezzo diffusosi in maniera incontrollata e cafonesca (si vedano le aiuole del Centro servizi culturali regionale di Avezzano) – una piazza ad un prefetto che ha operato sotto il cessato regime fascista? E’ lecito gratificare di un pubblico generale riconoscimento, quello di essere inseriti nella toponomastica (e al centro della toponomastica del paese, di un paese), un uomo che, ha stigmatizzato l’Anpi nel suo comunicato sopravvenuto, «fu tra i più esigenti e rigorosi attuatori delle famigerate leggi razziali emanate dal fascismo e causa di deportazione e morte per migliaia di ebrei italiani»?

[…] L’Anpi mostra una “riservata personale” del prefetto Letta, datata 5 luglio 1939, e indirizzata ai Fascisti Podestà e Commissari Prefettizi: «L’applicazione rigorosa delle leggi razziali, come era nelle direttive del Gran Consiglio, conduce a una inevitabile conseguenza: separare quanto è possibile gli italiani dall’esiguo gruppo di appartenenti alla razza ebraica, che, se anche in parte discriminati, restano pur sempre soggetti ad un regime di restrizione e limitazione dei diritti civili e politici. Occorre pertanto favorire nei modi più idonei ed opportuni questo processo di lenta ma inesorabile separazione anche materiale. Su queste direttive richiamo la vostra personale attenzione e vi prego di farmi conoscere le iniziative, che d’intesa coi Fasci, prenderete al riguardo e i risultati ottenuti» […] (Il Centro, 13 luglio 2011)

indignati-in-bacheca.jpgAnche nell’incontro aiellese si è finiti, come di solito succede nel commentare, ad esempio, gli esiti del processo di Norimberga ai gerarchi nazisti, a dibattere sulla legalità di un ordine proveniente da un’autorità superiore legittima, e, di ricaduta e di riflesso, sul dilemma se il prefetto avesse potuto sottrarsi dallo svolgere alcuni dei propri compiti (domanda pleonastica al limite dell’assurdo), e dunque: quale colpa specifica attribuirgli… A Norimberga persino i vertici del nazismo rappresentarono la tesi di essere dei meri “esecutori” degli ordini “legittimi” di Hitler…
storia-1-letta-su-chiesa-1931.jpgSenza sconfinare verso Tommaso Moro o deviare verso il diritto di resistenza al Leviatano o a quello pure codificato di opporsi all’ordine illegale, il fatto è che la figura di un prefetto – massimo rappresentante del Governo (legittimo, per quanto espressione di una dittatura) – non può considerarsi mera esecutrice di provvedimenti (si pensi alla responsabilità, della quale in epoca fascista era magna pars proprio il prefetto, nell’irrogazione della infame sanzione amministrativa del confino) ed in ogni caso la carriera del dottor Guido Letta mostra una sostanziale adesione ai provvedimenti adottati dal regime, oltre che a quelli del Regno d’Italia sotto l’usbergo del fascio littorio (le due cose si sovrappongono ma non si identificano: Stato e partito non possono essere la stessa sostanza).

storia-2-figli-prefetto-su-architrave.jpgUn caso molto simile, addirittura identico, si è verificato con il gerarca aquilano Adelchi Serena, al quale l’amministrazione del capoluogo di regione guidata da Biagio Tempesta decise, nel 1999, di intitolare la piscina comunale (una delle opere dal gerarca patrocinate, nel corso della sua permanenza ai vertici dello stato totalitario mussoliniano nonché del partito nazionale fascista e del municipio aquilano). Già in quell’occasione vi fu chi si pose il dilemma se le benemerenze cittadine e paesane acquisite con il sostenere interventi a favore del proprio luogo natìo superassero e annullassero la meno commendevole azione pubblica nei gangli (per forza di cose più alti, se si pretende che si sia arrivati ad incidere nei provvedimenti e nelle provvidenze) dello Stato. Così, nella polemica aquilana si espresse, all’epoca (1998), uno dei massimi protagonisti della vita culturale della nostra regione, assolutamente non sospettabile di revisionismo (è il presidente dell’Istituto abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea) ma aquilano, il professor Umberto Dante:

“Mi sembra una proposta ragionevole che rende merito ad un politico che ha dato tutto se stesso per questa sua città. Ricordo, tra i molti atti riguardanti Serena che mi sono capitati, che di suo pugno, come ministro, scrisse “Alalà” nel decreto che istituiva il Liceo scientifico all’Aquila. Una città, la nostra che porta tutt’oggi l’impronta del suo progetto, dalla Fontana luminosa fino alla Villa Comunale, che soltanto a causa della Seconda guerra non fu portato a totale compimento. Qui non si tratta di intitolare una strada a Mussolini, ma di dare riconoscimento ad un uomo politico che aveva posto la città dell’Aquila in cima ai suoi interessi fondamentali. Un senso civico non comune”. Anche per le eventuali responsabilità morali di Serena, che fu anche segretario del Partito fascista, Dante ha una spiegazione: “Serena fu esponente di un fascismo “in doppio petto”, “intellettuale” si potrebbe dire così come lo fu il pescarese Acerbo. D’altra parte, da noi, salvo un episodio a Paganica, non vi furono quelle violenze che si registrarono in Emilia Romagna o in Toscana. Eppoi, se vogliamo, sono state intitolate strade e anche interi quartieri a figure come Togliatti, Vittorio Emanuele III, Umberto I o altri leader comunisti che pure hanno avuto notevoli responsabilità morali in alcuni crimini del periodo stalinista”.

storia-3-indirizzo-al-duce.jpgTesi condivisa anche dagli autori della recente esaustiva e bellissima biografia di Adelchi Serena, a conferma di un indirizzo “assolutorio” del quale va tenuto conto, e del quale andrebbero comprese le ragioni profonde. Il fatto che inviato a combattere in Croazia nel 1942, con le Camicie nere (si noti: non esercito regio, camicie nere) il Serena potesse descrivere, da protagonista, episodi terribili della guerra balcanica (intrapresa da invasori), non diminuisce in nulla, per alcuni, il merito del versante paesano. E pazienza se invece della piscina si sia potuto arrangiare il solo parcheggio antistante l’impianto (anche Lorenzo Natali, a L’Aquila, ha avuto intitolato uno spazio di parcheggio; per quanto enorme, sempre di un parcheggio si tratta: non poteva prescegliersi un’altro luogo?).

storia-4-apprezzamenti-tedeschi.jpgQuando, oggi, il sindaco di Aielli, Benedetto Di Censo, sbuffa, argomentando al contrario che « se si vuole fare un revisionismo storico si deve fare su tutti i personaggi storici, partigiani compresi. Puntare il dito contro una persona che ha fatto di Aielli stazione un gioiello architettonico è una polemica sterile che sicuramente non ci farà tornare sui nostri passi» (Il Centro, 14 luglio 2011) esprime esattamente lo stesso concetto.

Siamo, evidentemente, nell’ambito di quella che Carl Schmitt (figura di enorme importanza nella cultura europea del Novecento ma insuscettibile di avere una strada a lui dedicata: a conferma dell’assioma che la rilevanza di quanto prodotto non funziona da solvente dell’adesione ad un regime) ha definito “tirannia dei valori”. Dove ognuno ne esprime di diversi, non condivisi, e dove tutti questi valori sono egualmente “legittimi” (ma non tutti giusti, evidentemente), ed egualmente rimuovibili (c’è già chi ha promesso che la denominazione della piazza sarà, in futuro, comunque rimodificata). A Pescina, tanto per rimanere in zona, da oltre trent’anni c’è una via dedicata a Gaetano Bresci… Il valore è soggettivo…

storia-5-giuramento-rsi-1944.jpgQui non si vuol dire che al prefetto Letta non debba riconoscersi della gratitudine per le opere di Aielli stazione, in particolare per la chiesa, opera intrapresa con i danari di una fortunata vincita. Ma più che precipitarsi in un risiko toponomastico – sì, perché l’attuale denominazione della piazza, «Risorgimento» (già IX Maggio, ovvero celebrante la proclamazione dell’impero, anno 1936), non può essere cancellata, e verrà dunque girata alla piazza di Aielli alto, dove verrà eliminata piazza Regina Margherita [altro nome storico che a prescindere dalla simpatia per i Savoia noi non avremmo toccato, perché quel nome della piazza è indicativo di un ben preciso periodo storico, e nasce in contingenze assai particolari] – ci sarebbe stato da fare altro.
Non agli stretti e limitati fini di lotta toponomastica per i motivi appena esposti, ma ci troviamo d’accordo con il consigliere comunale Giannini, quando in consiglio comunale di Aielli, nel giugno scorso, ha chiosato che «per l’intitolazione della Piazza al Prefetto bisognava fare ricerche storiche più approfondite e sentire la Comunità». E quanto la ricerca sia necessaria è testimoniata dal fatto che il sindaco Di Censo possa tranquillamente affermare che la disparente denominazione di piazza Risorgimento «lo è per consuetudine, non c’è targa o un atto, però dalle ricerche effettuate sembra che il Risorgimento non sia quello italiano ma del popolo di Aielli dal terremoto». Roba da pazzi!
In tale frangente si discuteva della concessione della cittadinanza onoraria al dottor Gianni Letta, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, e nipote di quel prefetto Letta al quale si vorrebbe consacrare la piazza. E qui casca l’asino (che di cognome non fa Letta, come quasi tutti in questa storia, ma di nome potrebbe ben fare Benedetto).
Per il 17 luglio, con un manifesto che ha inteso proditoriamente ed infelicemente ricomprendere tutte le iniziative sotto l’egida delle manifestazioni per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, il sindaco di Aielli ha pensato di procedere sia alla manifestazione ufficiale di inaugurazione di «Monumento e Piazza “Prefetto Guido Letta”» [si noti: nella dicitura è ricompresa la qualifica di prefetto: il riconoscimento non è tanto attribuito al concittadino Guido Letta, è dato al prefetto!] sia il conferimento della cittadinanza onoraria al dottor Gianni Letta nonché un «riconoscimento ufficiale conferito dal Presidente della Provincia di L’Aquila, dr. Antonio Del Corvo, al dr. Gianni Letta, per l’impegno profuso nella ricostruzione post terremoto».
Non possiamo esimerci dal sospettare di trovarci dinanzi ad un’operazione mediatico-politica spregiudicata. In particolare, non si comprende perché l’impegno profuso da Gianni Letta nel post terremoto (aquilano, non della Marsica) lo si debba attestare ad Aielli, comune che non ci risulta in quelli inseriti nel cratere (non abbiamo dubbi, peraltro, sul fatto che tra qualche anno su questa ricostruzione post 2009 si faranno parecchie commissioni d’inchiesta, quindi eviteremmo, oggi, toni troppo trionfalistici). Non riusciamo nemmeno bene a comprendere cosa voglia fare d’altro, per agitarsi tanto, il vetero-democristiano Di Censo, oltre che il sindaco e il presidente del neo Gal aquilano.
Dopo le prime proteste sul prefetto Letta degli “aiellesi indignati” ed il comunicato dell’Anpi, il 13 luglio il sindaco di Aielli si è affrettato a comunicare agli organi di informazione il posticipo della cerimonia a settembre, stante gli impegni di Gianni Letta a Bruxelles «per sistemare i conti dell’Italia». Ma è ovvio che questa pietosa pezza a colori nasconda il fallimento del disegno propagandistico del primo cittadino, scaricato innanzitutto, pensiamo, proprio da Gianni Letta. A settembre, crediamo, non si farà proprio nulla (e nemmeno ad ottobre, novembre…). Il Risorgimento è salvo, e sarebbe bene cominciarlo a studiare, sia quello nazionale che quello riferito alla rinascita di Aielli (argomento, che lo si dice senza ironia, è molto interessante, essendo stato costellato di furibonde lotte tra le frazioni, i cittadini, le istituzioni: senza tacere che tra poco ricorreranno i cento anni dal sisma).
E non sarà male approfondire anche la figura del prefetto Letta: il fascicolo personale non è, al momento, tra quelli versati all’Archivio centrale dello Stato (i versamenti per i colletti bianchi del ministero dell’Interno sono fermi all’anno 1952) ma molte altre fonti possono consultarsi. Anche per rimembrare quelle tante e modeste vittime del regime che il prefetto ha servito, insieme allo Stato (è questo, realmente, il baco).

Franco Massimo Botticchio – Il Martello del Fucino

 

 

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