Sotto la new town le macerie tritate

Il servizio pubblicato questa mattina su Terra – ripubblicato qui in basso – e la nostra inchiesta sul luogo ha avuto (insieme ad altre notizie apparse in ordine sparso su altre testate) la conseguenza di aver sollevato il problema della scomparsa delle eventuali prove dei crolli avvenuti durante il sisma. E, notizia di questa sera, finalmente i siti sono stati posti sotto sequestro e l’asportazione delle macerie è stata finalmente interrotta da queste aree.Dalla domenica di Pasqua a L’Aquila si registra un’anomala frenesia. E’ quella dei camion che dovrebbero ripulire la città dai detriti. E forse da prove di malaffari

di Pietro Orsatti e Angelo Venti da L’Aquila

Una città militarizzata, dove già si muovono gli speculatori che con il terremoto hanno già fatto e faranno la loro fortuna. Il primo business è quello delle macerie, da togliere di mezzo, da far sparire in qualche caso. E cosa c’è di meglio che le fondamenta della new town berlusconiana per mettere le macerie tritate in tutta fretta? Centinaia di camion dalla domenica di pasqua stanno scaricando detriti in una specie di tritacarne che li riduce in ghiaia a Piazza d’armi. Qui, in questo inferno di polvere e mezzi meccanici, spariscono ricordi e tragedie, pezzi di storia e forse anche prove. Prove di malaffari, di cemento fatto con sabbia di mare, ferri da 10 invece che da 15, lisci dove non dovevano esserlo. Tutto è triturato e spalmato sul territorio. Amianto compreso, che molti hanno visto. Qui si costruirà il centro amministrativo della new Aquila voluta da Berlusconi. E qui forse si occulterà la vergogna di palazzi costruiti senza seguire le norme antisismiche, dei condoni e ri condoni tanto cari alla politica italiana. Poi arriverà il business dei campi provvisori. Terreni che saranno da preparare per l’arrivo dei container e delle casette di legno. L’Abruzzo è diventato da almeno dieci anni una delle cassaforte per il riciclaggio del denaro delle varie mafie. Lo racconta la Direzione nazionale antimafia da tempo, lo confermano le ultime inchieste giudiziarie sul riciclaggio del denaro di Ciancimino e poco prima quelle sul “tesoretto” di Binnu Provenzano. Non solo. I clan, di Cosa nostra, della camorra e della ‘ndrangheta, hanno investito, come da tradizione, in società che si occupano di inerti, movimento di terra e cemento. E nel mattone, casomai subentrando nella parte finale di palazzi in costruzione come ci segnala l’Autorità giudiziaria, soprattutto nell’area della Marsica. Con le procedure di emergenza sono già saltati molti dei controlli su appalti e sub appalti. E il denaro, tanto, sta già iniziando a circolare. «Sulla ricostruzione bisogna fare grande attenzione, che ci sia o che non ci sia una diretta infiltrazione di società controllate dalle mafie – ci spiega Massimo Scalia, per tre legislature presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie -. Inutili poi, proprio anche in relazione ai controlli, l’istituzione di super comissari iper centralizzati a livello nazionale e che l’esperienza insegna si muovono spesso in deroga alle norme vigenti». Più efficace, afferma Scalia e con lui anche molti amministratori locali, la creazione di un’authority civile con il coinvolgimento della popolazione con ampie consulenze (gratuite) del mondo dell’università. In pratica il modello Friuli, in cui la società locale si fece carico in prima persona della ricostruzione. Si è ormai al limite anche sul piano dei soccorsi diretti. Anche se ogni tanto, discretamente, viene estratto dalle macerie qualche corpo, nelle prossime ore si spargerà solo la calce viva sulle macerie e poi dei corpi e degli scomparsi (censiti e no) si interromperà ogni ricerca. Assistiamo per caso all’arrivo di alcuni vigili, chiamati da un sopravvissuto, in un piccolo casale distrutto e isolato. Già due corpi sono stati estratti nei giorni scorsi. Mentre ritornano sulle macerie, improvvisamente, scostata una rete del letto, ci allontanano. Capiamo dall’odore che hanno trovato qualcosa o qualcuno. Decidiamo dopo un po’ di allontanarci. «Non ci sono solo gli sciacalli che frugano nelle macerie, sono arrivati anche gli sciacalli istituzionali». Questa frase ci viene ripetuta più e più volte. Da amministratori locali, da gente dei soccorsi, da operatori delle varie polizie. E si fa il nome, con un po’ di apprensione, di chi avrà in dono la grande torta della new town, delle grandi opere, della ricostruzione con erre maiuscola. Tre società: Autostrade, Caltagirone, Impregilo. Questa la probabile squadra che opererà. E il capofila? Si parla con insistenza di Caltagirone. Anche per ragioni politiche evidenti, ovvero quietare l’Udc e isolare da qualsiasi possibile opposizione credibile Pd e Idv. Capofila o prestanome? Per ora, ma non per molto, si fanno solo ipotesi. Ma nelle prossime settimane, visto il decisionismo di Bertolaso e del governo, si deciderà tutto. «La questione centrale rimane il meccanismo degli appalti al ribasso – dichiara l’ex pm Luigi De Magistris -. Quando ero a Catanzaro incrociai Impregilo su alcune inchieste sui rifiuti e anche in quel caso le risposte non furono esaltanti. È un problema di classe dirigente, anche sul piano locale». Come del resto in Campania dove ricorda Massimo Scalia, «la risposta è stata l’inceneritore di Acerra». Un impianto pagato con soldi pubblici e di deroga in deroga mai entrato a dovere in funzione.

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INTERVISTA A BRIZIO MONTINARO

«Il tribunale riaprirà presto»

Un territorio diventato la cassaforte delle mafie. Questo l’Abruzzo precipitato prima nel dramma del sisma e che oggi si trova a vedersi passare sulla testa il business della ricostruzione «Non esiste più l’isola felice. Le parlo da procuratore di “campagna”, ma profondamente legato al territorio in cui lavoro dagli anni ’70 e quindi consapevole di quello che sta succedendo da anni». A parlare è l’avvocato generale della Corte d’Appello dell’Aquila Brizio Montinaro. «Prima gli inerti, poi il cemento, poi le costruzioni. È evidente la penetrazione, e non è una scoperta solo di oggi. Un rischio enorme, che si sta trasformando in un profondo sistema di inquinamento anche dell’imprenditoria locale, che cambia comportamenti in alcuni casi, altre volte partecipa oppure si trova esclusa da certi affari».
Lei oggi è senza sede. Il Tribunale de l’Aquila è fortemente lesionato, la giustizia è di fatto bloccata, come le inchieste sulle infiltrazioni mafiose. Qual è la situazione oggi, a poco più di una settimana da sisma?
La prima buona notizia è che il server è intatto. I locali sono distrutti, come le scale, ma i crolli hanno salvato almeno il supporto informatico del tribunale.

E l’ipotesi di un trasferimento del tribunale?
Anche qui forse c’è una buona notizia. La vecchia caserma della Guardia di finanza sembrerebbe essere agibile. La sede è più piccola, bisognerà organizzare molto bene il lavoro ma nel giro di poche settimane sarà possibile riaprire il Tribunale a l’Aquila.

Un segnale importante. Anche per valutare le responsabilità del passato.
Esatto. Ma anche per dare un segno sulla ricostruzione del futuro. E’ un momento difficile. Vigilate anche voi della stampa sul nostro operato.

p.o.

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ESCLUSIVO: TERREMOTO. PASQUETTA A PIAZZA D’ARMI

[ articolo e reportage fotografico di site.it con camion, ruspe e trituratrici che macinano in tutta fretta, in piazza d’armi a l’Aquila, le macerie degli edifici pubblici e privati crollati la prima notte, sottraendo prove e corpo di reato ogetto d’inchiesta della procura ] Per consultare foto e articolo CLICCA QUI

E poi si arriva alla clamorosa svolta di questa sera

TERREMOTO: PROVE A RISCHIO, PROCURA SEQUESTRA TRIBUNALE/ANSA DA CITTADINI FILMATI E DENUNCE.INDISCREZIONI PERIZIE SU PILASTRI (dell’inviato Vincenzo Sinapi) (ANSA) – L’AQUILA, 15 APR – I magistrati temono ora l’inquinamento delle prove, che qualcuno possa tentare cioè di occultare le proprie responsabilità nel crollo dei palazzi dell’Aquila. Per questo, dopo i reperti, hanno deciso di sequestrare intere aree: quelle degli edifici di via XX settembre dove i morti sono state decine, ciò che resta della casa dello studente, alcune parti dell’ospedale. Hanno sequestrato perfino casa loro: il tribunale. L’inchiesta della Procura dell’Aquila registra oggi un’accelerazione per molti inattesa: dopo il prelievo di una gran quantità di reperti in una ventina di immobili del capoluogo (reperti che carabinieri e polizia hanno accumulato in un capannone «blindato»), arriva ora il sequestro delle aree stesse dei fabbricati. Duplice, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’inchiesta, il motivo alla base del decreto: lasciare lavorare i periti tranquilli e, soprattutto, scongiurare il rischio di contaminazione della «scena del crimine», sia alterandola dolosamente, sia con il prelievo di materiale da parte di estranei. Il procuratore capo Alfredo Rossini quest’ultimo rischio lo ha paventato esplicitamente: «Abbiamo il sospetto che qualcuno possa portare via ciò che resta degli edifici crollati, magari con dei camioncini». E a chi osserva che sono solo macerie, risponde: «È vero, apparentemente si tratta di macerie senza valore, ma per le nostre indagini potrebbero essere fondamentali». Il loro esame, conferma, è già cominciato. «I periti sono al lavoro, hanno fatto i primi esami e sicuramente qualcosa piano piano verrà fuori. Bisogna aspettare». Tempi lunghi? «No, ragionevolmente brevi» assicura Rossini. Sui primi risultati delle perizie il riserbo è totale, anche se sembra che in alcuni casi sia stata riscontrata l’eccessiva friabilità del cemento e la scarsa o nulla presenza di staffe e di ferro nei pilastri portanti. Solo indiscrezioni, al momento, che nessuno conferma ufficialmente. Così come nessuno conferma (il procuratore Rossini anzi smentisce) che siano stati sentiti oggi i primi testimoni. Carmela Tomassetti, la 23enne fuggita dalla casa dello studente una settimana prima del sisma dopo aver lanciato, inascoltata, l’allarme, afferma di non essere stata ancora convocata. E lo stesso dicono altri suoi colleghi su cui è pure incentrata l’attenzione dei magistrati. Del resto, sulla sottovalutazione del pericolo, altro filone dell’inchiesta aquilana, il procuratore Rossini va con i piedi di piombo. «Certo, valuteremo anche questo. Ma non bisogna dimenticare che siamo in una zona sismica, ci sono sempre stati terremoti e non possiamo dire che siccome ci sono state un paio di scosse bisognava svuotare la città. Sono discorsi senza senso». E riguardo alla costruzione in zone sismiche, come ad esempio Pettino, risponde: «tutta questa dorsale è sismica: il problema non è questo, è che bisogna costruire in maniera da farvi fronte». I magistrati della procura dell’Aquila affermano che «è ancora prestissimo per parlare di indagati. Dobbiamo prima capire». E, per farlo, si rivolgono anche alla gente: «chiunque abbia materiale utile all’inchiesta sui crolli, in particolare filmati, ce lo consegni» dicono. «Noi – afferma Rossini – raccogliamo tutto quello che è pertinente all’inchiesta, non certo i pettegolezzi, ma tutto ciò che può esserci utile per portarci alla verità. Per questo abbiamo anche offerto la possibilità a quei cittadini che casualmente erano al corrente di cose che potevano essere utili all’indagine, che avevano visto o saputo qualcosa, che hanno girato dei video, di dare la loro collaborazione. E infatti ce li manderanno. Abbiamo già un bel filmato sulla consistenza dei materiali utilizzati». Altri video amatoriali sarebbero già agli atti. Da parte di cittadini, intanto, sono arrivate alla polizia le prime denunce. Si tratta, secondo quanto si è appreso, di esposti scritti in cui si fa riferimento ad allarmi che sarebbero rimasti inascoltati e di segnalazioni in cui si denuncia il crollo di abitazioni progettate e costruite con criteri presentati come antisismici. Tutte queste denunce, viene sottolineato, dovranno ora essere verificate. Ma dalle denunce alle iscrizioni nel registro degli indagati, se non altro come atto dovuto, il passo di solito è breve. (ANSA).

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