Sicurezza sismica – Confusione e default comunicativo sulle scuole / 1

Che, alla base dell’attuale marasma sulle scuole vi siano, soprattutto, una pesantissima eredità di strutture vecchie e di trascuratezze incancrenite, non vi è dubbio. Sin troppo facile formulare la diagnosi, grezza, di una macroscopica e persino insolente responsabilità collettiva, dinanzi alla evidente sottovalutazione, consumatasi in questi anni, dei tanti aspetti del contesto: patologia sociale questa sulla quale ci saremmo attesi una maggiore applicazione, e almeno – dopo il 6 aprile – la metabolizzazione di un principio di elaborazione del drammatico lutto dell’assenza di consapevolezza del rischio sismico al quale siamo quotidianamente esposti.

Altrettanto perniciosa degli elementi oggettivi del contesto sopra riportati, è risultata, in questi giorni che ci dividono dal terremoto di Amatrice, la trattazione della intera questione scuole, per come (non) raccontata dalle Autorità e per come tradotta dagli organi di informazione locali, e infine per come inveratasi nella cosiddetta comunicazione istituzionale. Un autentico default informativo, pericolosissimo, analizzando il quale – cosa che tenteremo di fare nel dettaglio nei prossimi giorni – siamo corsi con il pensiero ai tanti meccanismi magistralmente messi in fila e brutalmente evidenziati in una collettanea sull’esperienza aquilana, «Terremoti, comunicazione, diritto. Riflessioni sul processo alla “Commissione Grandi Rischi”» (a cura di Alessandro Amato, Andrea Cerase, Fabrizio Galadini, Franco Angeli, 2015). Come spesso accade, l’esperienza, anche temporalmente recente e fisicamente prossima, non ci è stata di aiuto.

A emblema di questo disastro comunicativo ci permettiamo di elevare la riunione aquilana del giorno 8 settembre ultimo scorso, convocata pare dal Prefetto della provincia con i sindaci del territorio, l’ente Regione, ecc. (non sappiamo bene neppure chi vi abbia partecipato), e della quale non si ha una versione ufficiale degli esiti (almeno, a noi è sfuggita) e che ognuno ora va tirando per la giacchetta (si veda l’ultimo post di questo blog). In particolare, una vulgata di brezza dell’incontro che si va facendo uragano ci dice che l’orientamento espresso in tale consesso, in difetto di una emergenza o di singole criticità, sarebbe (il condizionale è d’obbligo) quello di procedere alla riapertura delle strutture scolastiche già in uso, almeno per le strutture con un indice di vulnerabilità sismica superiore allo 0,20/1. Idea già materializzatasi in un comunicato del 6 settembre del Comune di Avezzano:

Circolare sollecito vs
Stralcio della nota della Regione Abruzzo

«[…] Le strutture scolastiche cittadine, che nei prossimi giorni verranno riaperte, hanno indici di vulnerabilità sismica compatibili con le indicazioni normative della regione Abruzzo (nota della regione Abruzzo al comune di Avezzano del 25.07.2012,  Prot. RA173971/DC30) […]».

 

La questione che ora si pone è la seguente: la circolare della Regione Abruzzo citata dal municipio avezzanese – e presumibilmente ostesa all’incontro del giorno 8 settembre dalla Regione stessa – è da considerarsi un’indicazione normativa? La gerarchia delle fonti ci consente di considerare cotanta circolare una “legge”, una “norma”? O non una semplice indicazione? E dalla circostanza che in essa si legga che in presenza di un indice di vulnerabilità superiore allo 0,2 non vi sia obbligo della «immediatezza dei provvedimenti» possiamo inferire l’obbligo di riapertura automatica di quelle strutture che partono da 0,201 da parte degli sfortunati proprietari?

(segue)

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