Sicurezza sismica / 6 – Sempre sulle scuole: (S)troncare e so(s)pi(ra)re

A proposito della questione della sicurezza delle scuole, crediamo che alla fin fine dovremo farcene una ragione, e dare atto che nell’usmare il sentimento allignante al riguardo nella cosiddetta opinione pubblica di quei centri pur collocati sulla terribile faglia del Serrone (o in Valle Peligna: stessa cosa), il noto Gianvincenzo Sforza da Celano ha avuto maggior fiuto di chi scrive, condensando il tutto in un titolo esplicativo – «Una tempesta in un bicchier d’acqua» – che ha poi esplicitato con passaggio che è di per sé, al di là della stessa volontà dell’estensore, un vero e proprio condensato del pensiero comune invalso:

[…] Forse se si ragionava con più calma sul problema sicurezza scuole ci sarebbe stato sicuramente un approccio diverso, senza allarmismi che hanno esasperato una situazione che è andata normalizzandosi con il passare dei giorni […] Per carità, si tratta della sicurezza dei nostri figli e su questo non ci sono scuse, ma è anche vero che le scuole che loro torneranno a frequentare domani mattina sono le stesse che hanno frequentato fino a giugno scorso e la devastante scossa di terremoto che ha distrutto un’area dell’Italia Centrale, grazie a Dio, non ha modificato di certo una situazione pregressa che, comunque, va sanata al più presto […]

[«Il Piccolo Marsicano», a. XIV, n. 34/2016 (11 settembre 2016), pag. 1].

Lo Sforza scriveva e scrive pro doma sua – intesa, tale casa, nel senso della comunità di Celano – ma lo spirito che traspare da queste espressioni sembra proprio fotografare quel che è avvenuto sull’intero territorio, con una forte agitazione dei genitori nei giorni immediatamente successivi al sisma di Amatrice, una corsa a verificare lo stato delle cose, il differimento (demagogico) di alcune riaperture e poi… la riconduzione delle pecore alla stalla… con gli studenti che tranne pochi virtuosi casi particolari sono stati, alla fine della fiera, tosto rialbergati, abbafati, dove erano sempre stati. D’altronde la stessa cosa si era verificata dopo il 6 aprile 2009, e la constatazione di come il sentimento del grave pericolo che ci sovrasta (ché sulla circostanza che il terremoto, ad Avezzano e/o a Sulmona, ci colpirà duramente non vi sono dubbi, e solo vi è incertezza su quando ciò avverrà) possa repentinamente attenuarsi non appena il diapason della scossa si placa, pur rappresentando un inquietante affresco di grande interesse psicologico o antropologico, non deve dunque sorprendere più di tanto.

La tesi sforziana – che è poi quella prefettizia per come ci siamo premurati di analizzarla, per quel che la si conosce, nei precedenti episodi di questo blog – secondo la quale le scuole sono le stesse dello scorso giugno e che quindi, come lo erano prima così restano “frequentabili” successivamente al 24 agosto, ci convince poco, e non solo per la spesso strumentale confusione che si è ingenerata tra due concetti non sovrapponibili quali “agibilità” e “sicurezza”. E non solo per via che anche sull’agibilità precedente ad Amatrice potessero nutrirsi mooooolti dubbi e più di una riserva. E non solo…

La prima rimostranza che ci viene da muovere a tutti coloro che si sono messi e mossi per “ridurre” e “negare” la portata di quest’emergenza sostanziale (anche se non giuridica, di fatto) sulle scuole è quella che il terremoto attuale, che ha lasciato quasi intonse le aule a Fucino e quelle sotto alla Maiella, non è occorso né a Fucino né sotto la Maiella: ha fatto da un’altra parte. Da un’altra parte. D-a-u-n-a-l-t-r-a-p-a-r-t-e. Sembra una cosa scontata da dire ma il dibattito invalso ci ha convinti che forse così banale l’affermazione non è. Noi dovremmo munirci ed essere dotati di strutture in grado di resistere quando la scossa coglierà direttamente noi, magari a mezzogiorno di un giorno feriale (ci si augura, naturalmente, tra cinquecento anni: quando cioè l’intera Montagna abruzzese risulterà, probabilmente, totalmente disabitata).

Nondimeno, assumendo che delle criticità più o meno gravi sussistono ovunque, e sotto molteplici profili (dalla vulnerabilità sismica alla prevenzione incendi alla stessa primordiale valutazione del rischio), la scarsa trasparenza in generale registratasi nello sviscerare, da parte dei responsabili, delle cosiddette Autorità, la portata delle problematiche, attraverso la produzione e la esibizione di documentazione idonea, non induce certo ad essere ottimisti. Si è assistito ad una bizzarra corsa alla rassicurazione, quasi che il problema fosse di ordine pubblico, e la priorità quella di garantire l’oscena “continuità scolastica”. Abbiamo letto pochissime carte sullo stato effettuale delle scuole in uso, ed udito molte apodittiche dichiarazioni: ma se fossero così sicure (e non solo, forse, agibili) come dicono, perché non tirare fuori i documenti sulle scuole e troncare sul nascere ogni possibile isteria, presente e futura? La considerazione che il volgo non sarebbe in grado di tecnicamente valutare ci suona vagamente offensiva…. In questa attività di rassicurazione, solo degli smemorati possono non intravedervi l’analoga azione che qualche anno or sono, accompagnò lo sciame sismico nel capoluogo, con tutta quella teorizzazione dello “scarico di energia” che tanto danno ha prodotto nella consapevolezza di molti….

Ci siamo sforzati, nei precedenti episodi, di mostrare come nessuno si sia mai sognato di scrivere – al riparo dagli altri parametri pure da considerare – che con un indice di vulnerabilità maggiore di 0,20 un edificio scolastico, possa riaprire, men che meno che debba essere riaperto. Eppure non sono mancati episodi di bizzarro tenore, registrati da cronache che lasciano veramente perplessi. Qui, a titolo esemplificativo si trascrive quanto letto su un sito di informazione, su un’assemblea tenutasi a Cerchio:

 

[…] Un edificio idoneo allo scopo della propria funzione – spiega il sindaco Tedeschi – è un edificio che, subito dopo un evento sismico, non ha riportato alcuna lesione. Subito dopo l’evento del 2009, a cui mi riferivo prima, ho affidato la verifica degli edifici del paese a tecnici di cui io mi fido ciecamente. Il cosiddetto studio della vulnerabilità non è altro che lo studio sulla sollecitazione che può avere un fabbricato in base a delle ipotesi di calcolo. I parametri vanno da 0 a 1 e hanno come tasso minimo lo 0,20 circa un quinto, dunque. Dagli studi effettuati emerge chiaramente –continua il sindaco – che l’edificio che abbiamo di fronte ha sicuramente parametri pari o superiori allo 0,49. Non dimentichiamoci, parlo da padre, che anche i miei figli dal 2009 al 2011 hanno continuato a frequentare questa scuola […] Dirvi se la scuola è sicura? Sicuramente lo studio di vulnerabilità può rappresentare, per edifici di così vecchia data, una fotografia pressapoco parziale. Io non voglio dirvi che, in caso di un forte terremoto, questo edificio sicuramente resterà in piedi. Vi dico che come genitore comprendo pienamente le vostre preoccupazioni. Quello che ci rassicura, però, è il fatto che esso risponde di gran lunga ai parametri che ci dà la legge. L’utilizzo di questo edificio, dunque, è sicuramente consentito […]

[http://ilfaro24.it/wordpress/cerchio-aq-ultima-settimana-di-verifiche-per-la-scuola-aprira-i-battenti-il-19-settembre/, 10 settembre 2016]

Quasi che con 0,40 si possa stare tranquilli! O che la tranquillità derivi da un parametro di legge (ammesso che sia poi così).

Basterebbe in fondo uno sforzo di modesto peso, per trovare delle tracce che dovrebbero consigliare maggiore prudenza. Una tra queste è sul sito delle “Scuole in sicurezza”, programma voluto dal CIPE e attuato dalla Regione Abruzzo e dai Comuni (programma del quale qualcuno si ostina a negare l’esistenza, nonostante le somme per esso erogate per interventi di adeguamento sismico, miglioramento sismico e interventi di sostituzione siano già arrivate a centocinquanta milioni di euro: per chi è stato capace di presentare il progetto, ovvio). Recitano le linee guida delle “Scuole in sicurezza” (interessanti nel loro complesso, per quel che dicono):

[…] Nel caso in cui vengano eseguiti interventi di miglioramento sismico, essi devono consentire il raggiungimento di un indicatore di rischio sismico almeno pari a 0.65, calcolato secondo quanto riportato dalle norme tecniche vigenti […]

[http://www.usrc.it/images/Documenti/Scuole/Linee%20Guida_allegati%20Scuole%20Abruzzo.pdf]

la qual cosa, con tutte le riserve del caso (si tratta, nel passaggio, di miglioramento e non di adeguamento, ecc.) suggerisce in fondo un limite ragionevole (di salvaguardia della vita) sul quale cominciare ad attestarsi…. Altro che 0,20….

Il fatto a nostro modesto avviso di maggiore gravità di queste riaperture “facili” di scuole si annida tuttavia nella prospettiva futura con la quale queste strutture si analizzano e si considerano. Persino nella infame circolare di Bertolaso del 2010 con la quale si discettava di come (non) determinarsi alla luce degli esiti dell’esame di vulnerabilità sismica (documento che è, ripetiamo, tecnicamente “infame”) un minimo di pudore residuo spingeva gli estensori almeno a legare la possibilità di un riutilizzo di una struttura sensibile con indice poco soddisfacente a degli immediati interventi di adeguamento e di miglioramento sismico. Questi ultimi, non vorremmo sbagliare, non sembrano invece possibili, nel breve periodo, per le molte scuole incautamente riaperte da noi questa settimana, che dunque rimarranno a costituire un’incognita per molti anni a venire.

Ci sarebbe infine da discutere se una pianificazione territoriale seria non potrebbe contribuire a rendere tutte queste scuole – gran parte delle quali vecchie e insuscettibili in ogni caso di un utilizzo futuro – del tutto inutili, accentrando gli studenti in edifici di nuova concezione. E certamente sicuri. Ma qui ci vorrebbe una classe dirigente…

Print Friendly, PDF & Email