Scossa a L’Aquila, le istituzioni tacciono

- Pubblicità -

di Monica Pilolli

Così come accaduto nove anni fa, L’Aquila torna a tremare in prossimità delle festività pasquali.

E fu proprio questa coincidenza, oltre a varie scosse di avvertimento, a far sì che nel centro storico crollato durante la notte del 6 aprile 2009, non fossero esposti migliaia di studenti come vittime dell’evento di magnitudo 6.3, fortunatamente tornati a casa in altre località per festeggiare con i propri familiari.

Una scossa di magnitudo momento 3.8 (secondo l’ultima rivisitazione dati INGV, la precedente era stata rilasciata come magnitudo locale 3.9) ha portato in strada gli abitanti in piena notte alle ore 3.18, richiamando alla mente quanto accadde nel 2009.

L’epicentro risulta essere nella zona di Paganica, notizie ufficiose parlano di difficoltà nello stabilire la profondità della sequenza di eventi, confermata a 20 km dalla localizzazione delle piccole scosse successive che hanno continuato a verificarsi anche in mattinata, testimoniando di fatto una “sensibilizzazione” dell’area.

(fonte dati : Centro Nazionale Terremoti – INGV)

Data e Ora (Italia)   Mag.
Zona  Prof. Lat. Long.
2018-03-31 09:15:27 ML 1.0 6 km E L’Aquila (AQ) 20 42.37 13.48
2018-03-31 08:50:49 ML 1.3 7 km NW Poggio Picenze (AQ) 20 42.37 13.49
2018-03-31 06:34:22 ML 1.5 6 km E L’Aquila (AQ) 19 42.37 13.47
2018-03-31 03:30:36 ML 2.0 6 km E L’Aquila (AQ) 20 42.36 13.47
2018-03-31 03:18:44 Mw 3.8 6 km E L’Aquila (AQ) 20 42.36 13.48

 

Se le elaborazioni definitive dovessero confermare questi dati, a muoversi non sarebbe stata la nota faglia di Paganica, ma una struttura più profonda da monitorare con attenzione, dato che in zona sono presenti faglie come quella del Gran Sasso, già balzata agli onori della cronaca perché in grado di sprigionare eventi di magnitudo superiore a quello già verificatosi nel 2009 e attribuito appunto alla faglia di Paganica.

Dobbiamo precisare che i sistemi di faglie presenti in un determinato territorio rappresentano una modellizzazione teorico-matematica di strutture che si ipotizzano esistere in base alla presenza di dati sperimentali, rilevati grazie alle cosiddette stazioni di monitoraggio sismico.

Da ciò la necessità più volte espressa trasversalmente alle amministrazioni da parte del sismologo aquilano Christian Del Pinto, ex responsabile scientifico del centro funzionale regionale della protezione civile del Molise , di infittire tale rete di monitoraggio a livello locale, per capillarizzare i dati minori rilevati dalle differenti stazioni della rete INGV nazionale, onde approfondire la conoscenza e l’analisi dettagliata del territorio al fine di decisioni più consapevoli ed efficaci.

Localizzazione scossa PaganicaGrazie a studi sperimentali di sismologia ( basati appunto su dati raccolti tramite reti di monitoraggio) è stato inoltre dimostrato che in Appennino Centrale, per scosse di grado superiore a magnitudo 3.7, il valore corretto da utilizzare è quello della magnitudo momento che, rispetto alla più immediata stima della magnitudo locale, prevederebbe un incremento del valore numerico da associare all’ energia sprigionata in un determinato evento, a seguito di una più laboriosa e accurata analisi dati.

Così come è accaduto per la stima del terremoto aquilano del 6 aprile 2009, inizialmente indicato con magnitudo locale 5.8 e a distanza di vari mesi determinato con valore di magnitudo momento 6.3.

Allo stato attuale, l’unica certezza acclarata sembra essere la consolidata prassi del silenzio da parte delle istituzioni aquilane, rispettata puntualmente anche in occasione di questo nuovo evento che ha allarmato la cittadinanza: nessun comunicato è stato inviato dall’ufficio stampa comunale, nessuna comunicazione del rischio prevista da precisi obblighi legislativi, nessuna indicazione alla popolazione è apparsa sulle pagine social del Comune dell’Aquila, del sindaco Pierluigi Biondi e dell’assessore alla protezione civile Emanuele Imprudente, prodighe invece di dettagli e proclami per lo spostamento di ogni filo d’erba che viene effettuato sul territorio e oltre.

“Passerà anche questa” e la popolazione ormai “ci ha fatto l’abitudine” ?

D’altronde, restano agli atti della commissione comunale consiliare ‘Territorio e Ambiente’ del 2 Febbraio 2017 – convocata d’ urgenza dall’ex presidente Enrico Perilli a seguito del terremoto di magnitudo 5.5 avvenuto il 18 Gennaio dello scorso anno nella vicina Capitignano – le dichiarazioni del geologo Antonio Moretti dell’Università dell’Aquila, lo stesso che in data 3 Aprile 2009 rassicurò , con un post diffuso anche sul vecchio blog degli universitari aquilani, che in base alla legge di Omori la magnitudo delle scosse sarebbe andata via via decrescendo; dichiarazioni usate poi nel processo dagli avvocati per la difesa della Commissione Grandi Rischi ( contro cui il geologo ha testimoniato) , utili a scagionare i membri dalla responsabilità di aver elargito rassicurazioni  (n.d.a. “solitarie”) senza alcun fondamento scientifico.

Il geologo avrebbe prospettato in tale consesso comunale nell’ambito della vecchia Giunta Cialente, circa un anno fa, la situazione di “faglie ormai scariche“, a seguito del rilascio di energia avvenuto per mezzo dei recenti forti terremoti dell’ Italia centrale a partire dal 2016, per cui non sarebbero da attendersi ulteriori eventi preoccupanti nella nostra zona.

Ma come? Ma non si è armato un processo contro i membri della Commissione Grandi Rischi quando, prima della riunione ufficiale, il vice di Bertolaso (Bernardo De Bernardinis, unico condannato a due anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni con sentenza definitiva in Cassazione, per aver elargito un’informazione “imprudente” e “scorretta” senza la quale alcune morti, provocate dalla scossa sismica che sconvolse L’Aquila la notte del 6 aprile 2009, “non si sarebbero verificate” – poi nominato presidente dell’ISPRA e nel Comitato operativo del dopo-terremoto del Centro Italia) rassicurò pochi giorni prima della strage, inneggiando a un bicchiere di Montepulciano e dichiarando – in sintesi – che lo scarico di energia ripartito in molteplici scosse rappresentasse una situazione favorevole per evitare eventi significativi?

Da un recente comunicato stampa istituzionale sappiamo che referenti del laboratorio di geologia dell’ateneo aquilano, continuerebbero ad essere partner della nuova amministrazione comunale, dell’insegnamento in protezione civile per le “buone pratiche di prevenzione” agli studenti delle scuole aquilane di vario ordine e grado.

Citando una massima di gattopardiana memoria, “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Print Friendly
CONDIVIDI