La rappresentazione che si dà del luogo in cui si vive in simili frangenti è più quella di una grande città con un milione di residenti più del paese in cui vivono quotidianamente 42mila persone – tra quelle che escono e quelle che entrano –, qual è effettivamente. Non è il posto che attrae gente da mezzo mondo e allora ti poni il problema di farcene venire ancora, o di ripensare il tuo ruolo rispetto a – che so – Berlino, Bruxelles, Londra.

È da segnalare una novità e mezzo, in quest’occasione. Vi è stato un rigurgito degli anni Settanta prima della campagna elettorale vera e propria con il focaraccio di Pietraquaria politico. (Cfr.: L. Salera, Laboratorio Abruzzo Giovani: i video per accendere la festa, in «AvezzanoInforma» 22 aprile 2017, L. Salera, Dove, quando e [perché…] tutto sul focaraccio LAG, in «AvezzanoInforma» 26 aprile 2017).

La novità (intera) in una città così sonnacchiosa è l’analisi della situazione politica locale da parte di una lista, con cui concordo soprattutto nella seconda parte: «Un partito diviso in due coalizioni [Di Pangrazio, De Angelis], ma con un unico metodo di aggregazione, che ricorre a innumerevoli candidati, svariati riempilista e fa riferimento a noti gruppetti di potere. […] Un sindaco sostenuto da molte liste non può amministrare bene, con ragionevolezza e buon senso: il suo Consiglio e la sua Giunta nascono da un vasto complesso di debiti/crediti (tra sindaco, gruppetti di potere alleati, cercatori di candidati, candidati che hanno portato voti ma non sono stati eletti e riempilista), di pretese e di poteri potenzialmente ricattatori», Riconquistare Avezzano.

Si è abbastanza parlato, in questa campagna elettorale di nepotismo, clientelismo, favoritismi, soprattutto da parte degli «attaccanti»: è appunto la prima volta che succede in modo così massiccio a mia memoria. In realtà il fenomeno del familismo amorale è stato studiato nel Meridione da sociologi e antropologi dagli anni Cinquanta ai Settanta del secolo scorso. È bene indiscutibilmente che si tratti di tutto ciò, anche se a me è apparsa una manfrina.

(Mi spiego). Ho notato che anche in questa campagna elettorale, manca il rapporto faccia a faccia tra candidati (sindaco, consigliere) e cittadini: niente comizi, passeggiate tra la folla, volantinaggi; domande mediate da giornalisti, il sito web come spioncino per tenere lontani gli intrusi, dépliant consegnati da terzi. Il candidato consigliere-tipo in una simile situazione, a chi cerca la preferenza? Chiede al cugino di secondo grado, al collega di lavoro, all’inquilino del piano di sotto, a qualcuno fidato del suo sindacato, al padre dell’amico della figlia, al panettiere – così almeno gli molla qualche «santino» –, agli amici del calcetto e ai compagni di una vita, al parrucchiere del cane. Si ristabilisce il contatto faccia a faccia in tal caso, anche se si tratta di gente con cui si ha già molta o abbastanza familiarità – ma si ricade in ogni modo nelle costumanze levantine.

Vado al sodo. Chi si scandalizza? È generalmente un appartenente all’establishment per diritto ereditario o perché cooptato: è credibile? Non solo. Ci si concentra sul singolo ex-disoccupato legato in qualche modo a qualcuno dell’Amministrazione – di uno stipendio quasi medio. Tutto ciò che cosa occulta? Assolve non solo l’Amministrazione uscente ma la classe politica locale dalla subalternità alle due principali lobby cui si concede tutto, fino all’ultimo dei capricci. Qualcuno in più che lavora e poi spende per consumare è alla fine un peccatuccio in democrazia – anche se contribuisce alla… continuità amministrativa –, mentre l’ultimo quarto di secolo ha segnato profondamente la società e il futuro della città. (Un futuro poco roseo). Ecco ad esempio, perché nessuno ha tirato su le barricate quando è stato messo da parte il progetto di restyling in piazza Risorgimento e altrettanti pongono tale tema in campagna elettorale; mi è capitato non a caso di utilizzare più volte l’espressione «sindaco dimezzato», negli ultimi anni. (15/22)

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