Powercrop dimostra quanto ci manchi Torlonia: Basso tradimento / Alto gradimento

Powercrop dimostra quanto ci manchi Torlonia

Basso tradimento / Alto gradimento

foto.jpgDa sempre avvezzi ad osservare, all’opera, un ceto politico locale tanto infido quanto incolto – e solo un gradino sopra, moralmente, alla collettività dalla quale cotanto ceto continua a trarre la propria legittimazione – abbiamo imparato che quando si (ri)comincia ad udire, pronunziata con una certa enfasi, la parola territorio (cavalli di battaglia evergreen: «valorizzazione del territooorio» oppure «difesa del territooorio»: indice, la ripetizione maniacale di entrambe, che né la valorizzazione né la tutela si sono viste in giro, altrimenti non dovrebbero essere così evocate, fossero divenute “normali”; come pure, gettonatissimi, la «valorizzazione del territooorio» o, peggio ancora, i «prodotti del territooorio»), occorre preoccuparsi seriamente e cercare di comprendere dove risieda la fregatura che certissimamente alcune vecchie volpi stanno pensando di rifilarci, propinandocela parlando d’altro oppure dichiarandola pubblicamente, travisandola come una cosa buona (quando si può è preferibile la prima modalità; pure la seconda però, a determinate condizioni, dà le sue belle soddisfazioni: non è un caso se Fontamara sia stata “inventata” da uno dei nostri cittadini dell’Appennino abruzzese e non da uno svizzero).
All’apparenza, ad essere favorevoli all’insediamento del terribile inceneritore a biomasse Powercrop sulle sponde liquefacibili del fu glorioso lago di Fucino, a ridosso dei cunicoli di Claudio e del Madonnone dell’Incile (tutti luoghi sui quali dovrebbe gravare un vincolo delle Belle Arti; vincolo che pare l’ultima preoccupazione sulla faccia del pianeta), sono rimasti in pochi, da quell’anno 2007 nel quale si addivenne all’accordo che lo prevedeva, sotto l’usbergo della riconversione dello zuccherificio di Celano (epocale «perdita per il territorio»: espressione pure questa molto utilizzata, e con qualche buona ragione). All’apparenza.
Si consideri: per il Fucino tutto, la dismissione dello zuccherificio celanese Sadam ha rappresentato un colpo quasi mortale per l’economia dell’Altipiano, che sulla coltivazione della barbabietola – geniale intuizione torloniana vecchia di un secolo – incardinava parte della produzione e rotazione agricole, l’indotto sul terreno, e una rete di operatori dei trasporti. A risarcimento di una simile «perdita» per il territooorio, è previsto che al privato possessore di quell’impianto (e di altri consimili in Italia, alla stessa stregua di quello di Celano in via di riconversione / caso quasi unico di chiusura che rappresenta, per l’imprenditore interessato, il fomite per utili infinitamente maggiori di quelli garantiti dal business originario) si dà la possibilità di realizzare un inceneritore da oltre 30 MW con il quale lo stesso imprenditore ricaverà: a) i proventi per la vendita dell’energia prodotta; b) gli incentivi previsti dalle folli norme in essere per la produzione di energia elettrica da fonti alternative [la biomassa è assimilata ad una fonte alternativa, Dio solo sa perché] ed infine; c) dovesse rendersi necessaria l’integrazione del combustibile, non essendo nemmeno pensabile che nel raggio di 70 chilometri si producano le 270.000 tonnellate di materiale legnoso [in origine, scriveva la Forestale manifestando un certo scetticismo, «derivante dalla riconversione alla pioppicoltura di terreni attualmente coltivati con essenze erbacee, tipo frumento e mais, nonché da materiale legnoso prelevabile dai boschi dell’Aquilano e del Reatino»] tanta biomassa da alimentare il mostro incenerente, il ricavo di quello che potrebbe [non stiamo dicendo che sarà: potrebbe] essere smaltito nell’impianto (si consultino gli ultimi centocinquanta numeri di questo modesto foglio per rinfrescare l’oggetto del quale stiamo parlando: rifiuti dalle aree metropolitane]. Un affare complessivo dell’ordine di centinaia di milioni di euro. Dicesi: centinaia di milioni di euro. Per loro. A noi: l’inquinamento. E a chi ha investito la propria vita ed i propri mezzi nell’attività dell’agricoltura nel Fucino, ed è imprenditore di serie zeta, tanti saluti….
A fronte di tale impattante realizzazione, la reazione del territooorio è stata piuttosto scarsa, in specie delle Autorità (una, addirittura, il prefetto, a conferma della sproporzione di mezzi tra chi vuole l’impianto e chi non vorrebbe vederlo nascere, è stato nominato commissario ad acta, da Roma, per vedere presto adottati gli atti di questa riconversione, che è strategica per la Nazione [mica cazzi!]) e degli enti territoriali. Non è strategica invece, a conferma dello scarso peso politico del territorio, la centrale orticola pure prevista dall’accordo di riconversione, e che dinanzi a certi numeri costituirebbe, come effettivamente costituisce,… una mancia!
Nell’ultimo nostro numero ci siamo brevemente occupati del diniego finale all’impianto Powercrop opposto dalla Conferenza dei Servizi del 24 marzo scorso, che a noi è apparso sin dalla sua gestazione molto favorevole…. a chi ha ricevuto il diniego. La politica locale, e qualche organizzatore di pullman, ha fatto mostra di non accorgersi della debolezza del rifiuto espresso dalla Regione Abruzzo, continuando a trastullarsi con iniziative prive di concretezza. Ancora questa settimana, abbiamo assistito alla bizzarra scena dell’assessore regionale Di Matteo intento a discettare della Riserva del Salviano, ad Avezzano, nell’aula consiliare, nel mentre la procedura per l’unico passaggio atto ad impedire la realizzazione della centrale Powercrop, l’approvazione cioè del Piano di Assetto Naturalistico di quella Riserva (e della relativa fascia di protezione, che arriva lì dove è stato individuato l’impianto), langue. La recente diffida di Legambiente nazionale al riguardo non pare aver smosso né il municipio avezzanese né la Regione Abruzzo. Quest’ultima, addirittura, al diniego del 24 marzo 2015 scorso (che era perfettamente operante all’atto della firma verbale della riunione) ha fatto seguire un’ulteriore determinazione dirigenziale, a fine aprile, indirizzata a Powercrop, con l’oggettivo risultato conseguito di dare un mese di tempo in più alla su non lodata Powercrop per fare ricorso, ed in particolare, a pensare male – ma forse è solo delirio, il nostro – per vedere come andrà a finire, il 9 giugno prossimo, il round dinanzi al Tar Abruzzo sul giudizio promosso dal Comune di Luco dei Marsi avverso il giudizio 1559 del 7 settembre 2010 (ovvero per l’annullamento del parere «favorevole con prescrizioni» fornito dal Comitato regionale di Valutazione di impatto Ambientale sull’inceneritore), ricorso che rappresenta l’alfa e l’omega dell’opposizione al progetto (che passa per forza di cose per l’annullamento di quel parere, e null’altro). Una vera e propria controassicurazione fornita all’imprenditore. Quando fu per la discarica di Valle dei fiori, la Regione si guardò bene dal fornirci un mese di tempo in più…. fermo rimanendo che una società potentissima come Powercrop non ha di certo bisogno di queste cose, ha ben altri mezzi e argomenti (leciti, per carità). Sia come sia, in questo giudizio intentato da Luco dei Marsi sul parere V.I.A., la Regione Abruzzo, che non perde occasione con i suoi rappresentanti politici (Lolli) di dichiararsi assolutamente contraria all’inceneritore, è presente per il tramite dell’Avvocatura regionale, e resiste al Comune di Luco, asserendo che quel parere è perfetto. Ma che gioco è? E perché la Regione, onde cominciare al eliminare dal tavolo un problema, non colloca a lavorare quel personale dello zuccherificio che sino ad oggi, in previsione di una sua ricollocazione, è stato usato come argomento di “ricatto” e piede di porco dai sostenitori dell’inceneritore?
Pure, nonostante il tanto sbraitare di alcuni esponenti del modo contadino (molti dei quali di fresco conio pubblico), a spigolare nel ricorso del Comune di Luco dei Marsi, si scopre che parecchie altre cose non tornano, e che tanta avversione al progetto è, per molti casi, di pura facciata. Si ricorderà come, a suo tempo, dedicammo gran tempo alla dimenticanza del Comune di Avezzano, che si era fatto dichiarare perento il similare ricorso proposto [dall’amministrazione Floris] sul parere V.I.A. di cui sopra, dimenticando di chiederne la fissazione. Guarda tu, che strana cosa! E come se noi ci fossimo dimenticati, che so, di notificare il ricorso su Valle dei fiori! Nondimeno, nel fascicolo si scopre che le categorie che associano gli agricoli di Cgil, Cisl e Uil – quindi stiamo parlando delle organizzazioni dei braccianti agricoli, che dovrebbero tutelare i lavoratori in agricoltura, gli operai – sono intervenuti ad opponendum nel ricorso, quindi contro il Comune di Luco dei Marsi [che chiede l’annullamento del parere V.I.A. e non vuol far fare la centrale] e a favore di…. Powercrop! Incredibile. Ma un ambiente umano che esprime questo, dove potrà mai arrivare? Un territooorio che permette queste cose, quale destino potrà mai avere se non quello di uno squallido distretto energetico-minerario?
La conferma della strumentalità di certa opposizione – ammesso che necessiti di una conferma, un simile panorama, per noi evidente da anni – la si trova persino nei programmi elettorali di quei municipi intorno al Fucino che andranno a rinnovare sindaco e consigli comunali, a fine maggio. Oltre a trattare poco, in generale, un tema – di certo connesso alla vicenda che stiamo affrontando – come quello della salubrità dell’aria venuto in rilievo non molto tempo fa con l’allarme ingenerato dai dati sull’incidenza dei tumori nella nostra zona, in alcuni frangenti si indovina nelle righe una tale collateralità al potere deviato che ci sta distruggendo da provocare, la sola lettura di taluni capolavori, rigetto. Particolarmente avvilente il caso della lista di centro-sinistra di Celano, l’unica delle cinque presentate in quell’ubertoso centro a scrivere qualcosa su Powercrop, sebbene la questione attenga la riconversione, lo zuccherificio di Celano, e ivi fosse previsto l’impianto di trattamento orticolo… riparatore.
Dunque, questa cazzo di lista (a questo punto, viva Piccone!), dopo aver discettato della promozione degli ortaggi del Fucino, scrive:

Dobbiamo inoltre sostenere, con il massimo impegno, il Piano di Riconversione dell’ex-Zuccherificio Sadam, così come previsto nell’intesa preliminare siglata al Ministero delle politiche Agricole nel 2007 e mai perseguita dalla passata amministrazione, per la realizzazione di un Impianto per la trasformazione dei prodotti agricoli locali cosiddetti di “quarta” e “quinta gamma”). Lo stabilimento, per la conservazione e la prima trasformazione dei prodotti orticoli, consentirebbe di conciliare le esigenze della produzione agricola con quelle di mercato, attraverso la programmazione colturale e le celle di stoccaggio […].

Quasi che l’impianto di trasformazione possa essere realizzato – se mai lo sarà – senza l’inceneritore! L’intesa preliminare non poteva che prevedere entrambi (e non ci si venga a dire che forse non era localizzato: se non a Borgo Incile sarebbe stato in altro luogo del Fucino) e dunque se se ne vuole uno (l’orticolo), occorre prendersi anche quello che viene prima (la biomassa). Questi signori dunque vogliono l’inceneritore, e non sono gli unici a Celano. Quale lungimirante visione del futuro, quella di fare spallucce [nel migliore dei casi] ad un inceneritore a pochi chilometri dai propri ortaggi! Grandiosa promozione dei prodotti agricoli del territooorio, non c’è che dire!
Poi, a puro titolo di curiosità, si va a vedere chi sia il candidato sindaco di cotanta lista, e si legge che è l’avvocato che all’epoca dell’individuazione della zona dell’Incile (non concordata preventivamente con le Amministrazioni pubbliche) per l’inceneritore, presiedeva il Nucleo industriale di Avezzano che ha preassegnato l’area. D’accordo, se una ditta che fa industria [bella energia alternativa] si presenta ad un Consorzio industriale, il Consorzio non può che accoglierla, inviandola poi a chiedere tutte le autorizzazioni necessarie a realizzare l’impianto. E va bene.
E va bene tutto. Compresi avvocati vicini alla politica e a certi sindaci –  sindaci che dal canto loro sottoscrivono missive per manifestare opposizione a Powercrop –  e poi lavorano (legittimamente, a patto di scegliere) dall’altra parte, per chi interviene ad opponendum… (è lavoro, certo, però…).
Così che è addirittura ingenua – forse fintamente ingenua – la domanda che formulavamo da altro ciclostilato la scorsa settimana, chiedendo a molti degli attori di questa partita perdente: da che parte state?
Prepariamo la maschera, piuttosto! Per la vergogna e per l’aria….

fmb

il martello del fucino 2015 – 3  – SCARICA IL PDF

site.it/briganti 2015-7  – SCARICA IL PDF

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