Powercrop: complici o inadeguati

Nella brutta china intrapresa dal nostro Territorio, tutto, verso un triste futuro – che è invero già presente, in tralice, solo a volerlo vedere – di distretto energetico-minerario, la faccenda PowerCrop è, per impatto e non solo, la più emblematica, ovvero il ritratto più riuscito dell’immagine che del Fucino hanno gli altri e del (basso, trooooppo basso) concetto che ne abbiamo noi, indigeni alloglotti. Come più volte detto, il progetto di riconversione dello zuccherificio di Celano il quale, sostanzialmente attraverso i danari nostri, dovrebbe regalarci un mostruoso inceneritore da oltre 30 MW, alimentato da biomasse (e altro?), calato proprio nella località più infelice dell’Appennino per un simile insediamento (dicesi: Borgo Incile di Avezzano: zona dove il ricambio d’area è minimo, i terreni sono a rischio liquefazione in caso di sisma, nel bel mezzo di un’area vincolata [i cunicoli di Claudio dell’emissario]) costituisce la cartina di tornasole di una crisi di valori, insieme di identità e politica, nella quale siamo impantanati, con il fango sin oltre le ginocchia.
A giudicare dalle reazioni ad un simile progetto, è lecito dubitare che nel breve periodo noi, quale soggetto collettivo di un’area montana che pure potrebbe aspirare, per posizione storia ed ambiente – senza richiamare la tronfia epica del granaio di Roma – a qualcosa di più, si possa uscirne dignitosamente, magari non divenendo l’immondezzaio della Capitale e di chi, da lì, detta la linea, i nostri politicanti nel ruolo di meri esecutori.
La ragione di questo pessimismo risiede nella semplice ed oggettiva constatazione dell’azione messa in campo dai vari soggetti istituzionali politici ed economici del Territoooorio in rapporto al devastante progetto PowerCrop. Un vero e proprio campionario di sciatterie, di aporie, di errori madornali ed omissioni inspiegabili.
Il tema ci è tornato alla mente leggendo il ricorso che PowerCrop (il cui capitale è per il 50% di una società di emanazione Enel) ha prodotto avverso il diniego dell’autorizzazione unica per realizzare il mostro partorito dalla Conferenza dei servizi e dalla Regione, diniego scioccamente festeggiato da alcuni incolti del diritto e più ancora da digiuni di politica, lo scorso marzo. A pagina 48 di detto ricorso, i legali di Powercrop (che non sono assolutamente massoni) si dolgono «della strenua opposizione manifestata in ogni occasione dal Comune di Avezzano rispetto alla centrale»; peccato che le precedenti quarantasette cartelle di cotanti avvocati (che non sono assolutamente massoni) siano in buona parte stracolme dei sesquipedali errori procedurali commessi nel tempo dal municipio avezzanese, con il corredo di una molto sospetta sinfonia di omissioni (vedasi la scandalosa questione della mancata adozione del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva del Salviano) con cui dal capoluogo della Marsica hanno accompagnato le flebili voci di contrarietà a quell’opera, emesse ad uso degli ingenui e dei grillini (categorie che talvolta, in singoli casi, finiscono per sovrapporsi). Ecco, l’affermazione dei legali di Powercrop (che non sono assolutamente massoni) su una pretesa avversione che – essendo essi eminenti cattedratici ed esperti di diritto amministrativo (ma non massoni) – nemmeno gli ultimi sprovveduti, noi, abbiamo e avremmo mai potuto ravvisare, ci suona mooooolto sospetta. Nei romanzi polizieschi la si tradurrebbe con il noto adagio: “proteggi l’informatore”. Forse l’età ci sta rendendo acidi ma i fatti sono fatti.
L’oscenità della difesa avezzanese dallo sciagurato progetto è arrivata al punto di farsi dichiarare perento – ovvero scaduto – il ricorso, sacrosanto, che il Comune di Avezzano, ultimo tra gli ultimi, aveva proposto avverso la Valutazione di impatto Ambientale del progetto, del 2010, che è il vero scandalo di tutta questa processura, e l’unico vero appiglio per salvare il Territorio dal disastro rappresentato da questo impianto. L’avvocato che ha combinato un simile guaio, stava per essere incaricato anche di affrontare il ricorso Powercrop di cui sopra! Un ricorso che prefigura sfaceli, annunzia pretese di danni milionari (ma sempre sottostimati, secondo noi, rispetto alla resa effettiva di un inceneritore di quella sorta…. altro particolare bizzarro….). Ma è una barzelletta?
Il Comune di Avezzano è pieno di uomini grigi. Di quinte colonne che tifano spudoratamente per l’inceneritore, e vorremmo tanto saperne la ragione, ovvero perché lo facciano dissimulando un favore all’impianto che ci si vergogna a mostrare. La Regione non è da meno, come vedremo prossimamente, nell’essere dalla parte di quei nuovi “impresari” dinanzi ai quali quello di siloniana memoria appare un misero rivenditore di lupini.

Franco Massimo Botticchio

Tratto da: IL MARTELLO DEL FUCINO 2015-6

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