Pescina: Plico “smarrito” con certificati elettorali all’interno

Riceviamo e pubblichiamo

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Egregio Signor Prefetto,

in relazione all’oggetto Le segnalo come, ad oggi, per quante ricerche siano state effettuate in loco, anche dai Carabinieri, non pare – dalla voce pubblica – sia stato ancora ritrovato lo scatolone ove, demagogicamente, nell’estate scorsa, i patrocinatori di un sedicente blocco stradale (che tale non era, se corrispondono al vero le elucubrazioni che pretenderebbero concordata con le Autorità la parziale interruzione della viabilità della SS83 nel tratto cittadino prospiciente il fu ospedale) in difesa del presidio «Serafino Rinaldi» di Pescina, chiesero ai cittadini di allocare il proprio certificato elettorale, in segno di protesta con il provvedimento di chiusura del nosocomio adottato dal Commissario Chiodi, con l’evidente fine di inoltrare polemicamente detti certificati a chi li aveva prodotti.

Sappiamo però che in Prefettura tale involto non è mai stato spedito, mentre il plico, dopo aver stazionato per qualche tempo presso il Rinaldi, sembrava avesse preso la via del municipio (dove oggi, però, i Carabinieri non lo hanno rinvenuto).

E’ legittimo il sospetto che chi incitò i cittadini alla riconsegna – soggetti facilmente individuabili – abbia “tesaurizzato” lo scatolone? Non volendo neppure considerare l’ipotesi che qualcuno stia facendo una cernita dei certificati stessi, magari selezionando tra amici ed avversari, pure rimane la questione, molto grave, che diverse centinaia di certificati potrebbero potenzialmente prestarsi ad un trattamento di dati – dalle informazioni e dai timbri possono evidentemente ricavarsi molteplici informazioni relative alla persona intestataria – che sicuramente i cittadini conferenti il certificato non potevano temere né autorizzare, e che sicuramente nessuno sarebbe legittimato, in ogni caso, ad operare.

Molte richieste sono giunte al Comune, in prossimità delle amministrative di maggio, per ottenere un nuovo documento per recarsi a votare ma è evidente che la necessità di effettuare questo nuovo passo potrebbe dissuadere molte persone dall’esercizio del diritto di voto, vanificando il principio democratico che considera indispensabile il concorso della cittadinanza alla determinazione delle persone incaricate di rivestire cariche pubbliche.

Nondimeno, si ritiene che in una realtà nella quale, ai seggi, è molto diffusa la pratica di identificare l’elettore con la «conoscenza personale», potrebbe ingenerarsi qualche sospetto che sarebbe bene eliminare alla radice.

Si chiede dunque a codesta Prefettura di invigilare sulla questione, rapportando la cittadinanza sugli esiti di questa appassionante caccia al tesoro dei certificati elettorali.

Si allega foto del plico incriminato scattata dallo scrivente in data 20 agosto 2010. Dall’immagine, dalla dicitura apposta sullo scatolone, si evince chiaramente lo scopo iniziale del conferimento dei certificati elettorali, che non autorizzava certo il loro occultamento e la loro disparizione.

Distinti saluti.

Franco Massimo Botticchio

[proprietario de «Il Martello del Fucino» / foglio volante di Pescina – Reg.ne Tribunale di Avezzano n. 176/2004]

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