Paura sicurezza al G8

Timori di incidenti in occasione degli incontri tematici, mentre si prepara il summit de L’Aquila a luglio, sequestrando parte del già disastrato ospedale da campo di Pietro Orsatti

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Dopo gli scontri di Torino la scorsa settimana, la paura di incidenti fra manifestanti e forze dell’ordine durante i vari forum tematici in preparazione del G8 di luglio a L’Aquila si sta consolidando. La questione è capire se c’è qualcuno (non tanto i soliti del Blocco nero o cuginetti in cerca di visibilità) che gli scontri li vuole, li sta preparando e soprattutto ha una strategia per gestirli in termini di informazione pubblica. La paura non è tanto quello che potrebbe accadere a L’Aquila quanto quello che potrebbe avvenire il prossimo fine settimana a Roma durante i lavori del G8 dei ministri dell’Interno e della Giustizia. La memoria, dolorosa, di come sia stato gestito dal precedente governo Berlusconi l’ordine pubblico a Genova è ancora molto viva. E anche la parziale individuazione di reati commessi dalle forze dell’ordine durante gli incidenti del 2001 non è servita, finora, a dissipare i sospetti che anche questa volta l’esecutivo voglia dare una dimostrazione muscolare. Intanto la «Rete NoG8» ha già annunciato «azioni a sorpresa, manifestazioni, assemblee pubbliche e sit-in decentrati nel Paese contro il pacchetto sicurezza e le leggi razziste». Per sabato 30 è prevista una «manifestazione globale» in coincidenza con la conclusione del summit. Il percorso del corteo del 30 nella Capitale è stato concordato con la Questura di Roma. Inizio alle 15 da Porta Maggiore fino a piazza Navona attraversando i luoghi simbolo dei migranti nella città, come l’Esquilino e piazza Vittorio. Nonostante il Questore di Roma si sia espresso contro una “militarizzazione” di Roma durante i lavori, la tensione sta lentamente crescendo. Anche se gli organizzatori delle proteste stanno battendo insistentemente sulla necessità di manifestazioni pacifiche e non violente.
A gettare benzina sul fuoco, intanto, ci pensa un magistrato. Cominciate, infatti, le indagini preventive sul prossimo G8 da parte della Procura de L’Aquila e della Direzione distrettuale antimafia, di concerto con l’esecutivo . «Ci siamo riuniti con esponenti della Direzione investigativa antimafia, che si sono rivolti a me per coordinare le investigazioni per il G8 – ha dichiarato il procuratore capo de L’Aquila Rossini -. Le indagini sono rivolte a quelle persone che potrebbero creare problemi durante l’evento». Chi sarebbero queste persone da controllare è un mistero. Rossini sta parlando per caso di “elementi esterni” o di “sfollati arrabbiati”? Visto il clima di militarizzazione in atto da più di un mese nella zona colpita dal sisma e i controlli e le visite in tenda a cui è sottoposto chi distribuisce volantini o organizza comitati di cittadini, dichiarazioni del genere non contribuiscono certo a rasserenare il clima. Come la notizia del sequestro di mezzo ospedale da campo de L’Aquila per riservarlo al summit.

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