Oltre Carl Schmitt: Luciano D’Alfonso

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Politica regionale ed informazione

Come una cartina di tornasole, le molteplici attività di Luciano D’Alfonso continuano a prospettare quale sarà il paesaggio politico prossimo venturo. Il popolare Lucianone sta battendo tutta la nostra sciagurata regione, ormai lanciato alla ricerca di alleanze e sinergie in ogni dove (si corre il rischio di incontrarlo persino a Lecce nei Marsi), con una tale tecnica pervasivo-militare che, pensiamo, l’unico modo per impedirgli di diventare il prossimo presidente degli Abruzzi sarà quello di non farlo partecipare alla competizione elettorale (competizione la quale, bizzarramente, si terrà nel maggio prossimo, ovvero sei mesi dopo la scadenza del mandato del funesto e funereo Gianni Chiodi: per ragioni di economia, ci si dice, accorpando il turno amministrativo con le europee; strana pretensione, che consente ad alcuni inguardabili di rimanere sei mesi in più assisi nei loro assessorili scranni, sostenuta e attuata dalle stesse forze politiche che, nel recente passato, non si sono fatte scrupolo di fissare sistematicamente le date dei referendum venti giorni dopo i turni elettorali amministrativi di primavera, o di averci chiesto di andare a votare, come nel 2009, in pieno inverno [cosa che oggi pare non sia più possibile, quasi che in cinque anni sia avvenuta una nuova glaciazione, o che noi si sia perduta la sciarpa]). Ma anche questo disegno della disconnessione del D’Alfonso – coltivato da pochi avversari e vissuto come la peggiore delle possibili sciagure dall’intero apparato del Pd, che incodazzandosi nella scia di Lucianone ha l’ultima opportunità di riproiettarsi/riciclarsi verso il futuro e di occultare la propria sostanziale afasìa politica (compensata, in questi anni, da una feroce bulimìa per gli incarichi, per i quali peraltro i singoli investiti si sono regolarmente dimostrati tanto onnivori quanto inadatti) – non sembra, ad oggi, probabile, se è vero come è vero che nella recente iniziativa del Pd, il convegno sui «limiti dell’azione politica» al cinema Circus di Pescara, è comparso persino l’ex procuratore Nicola Trifuoggi, ovvero il grande accusatore del D’Alfonso medesimo, intorno al quale l’evento era oggettivamente costruito ed incentrato. Non pago di aver innescato tale incredibile cortocircuito (sintomo e specchio della confusione che ormai regna in Italia), D’Alfonso ha anche esternato, a latere, un singolare pensiero in ordine a questi limiti dell’azione politica, sostenendo che «[…] alla politica tocca il compito di operare, senza dubbio avendo presente il sentiero stretto tracciato dalla norma, che è tutela del rispetto dei diritti di tutti, ma anche ricordando sempre il limite del dover realizzare l’impegno assunto coi cittadini […] compito della politica è la tutela della comunità e la sua promozione; questo interesse in circostanze eccezionali può prevalere in linea generale sulle stesse previsioni ordinamentali, quando si consideri che in verità esse sono disposte per il medesimo fine […]». Questa ripresa dello “stato di eccezione” di Carl Schmitt trasposto all’azione amministrativa è l’ennesimo segnale inquietante che registriamo, pronunziato dal D’Alfonso, giacché a nostra modesta opinione il diritto può essere sospeso o risultare soggiogato in contingenze politiche gravissime (guerra civile) giammai nell’ordinaria azione amministrativa, a meno di non equivocare il proprio parere e i propri obiettivi quali più importanti della stessa ratio sulla quale è incardinata la norma che presiede all’ordinata azione dei poteri locali e alla dialettica dei corpi sociali. In altri termini: chi può sancire quando e come sia giusto, per la tutela della comunità e la sua promozione, o addirittura per realizzare l’impegno assunto coi cittadini da taluno, bypassare le norme, le regole? Chi decide, se non la cornice della Legge, quando un interesse o un’istanza abbiano maggiori ragioni di tutela delle ragioni portate innanzi da altri attori? Tema diverso è quello della norma ingiusta… ma ove si versi in tale frangente, a meno di non essere anarco-insurrezionalisti, la Politica deve proporsi lo scopo di cambiare la norma ingiusta (ma qui pare di intendere si alluda alla regola… farraginosa), non quello di legittimarne la disapplicazione, la subornazione, lo stravolgimento. Qualcuno potrebbe porgerla, una domanda al D’Alfonso (magari chi riesce a diventarne amico facebook, privilegio che non a tutti è dato ottenere): che so, sull’inceneritore PowerCrop di Borgo Incile sta con chi resiste all’insediamento o con chi reputa il ricorso al Tar di costoro un cavillo da superare, magari con qualche commissariamento? O, ancora meglio: non sarebbe meglio schierarsi, proponendosi di divenire legislatore regionale, a favore della creazione delle opportune regole per infrenare l’insediamento di tanti progetti di energie alternative e assimilabili (per lo più, una grandiosa speculazione a danno dei cittadini e dei contribuenti) nel Fucino, se si decide che si dovrà continuare a farvi dell’agricoltura, sull’altipiano?

Gran parte dell’informazione regionale, dai gradi alti sino alla fanteria, lungi dall’affrontare tali questioni, appare già presa – o prigioniera – nello schema dei due poli che si combattono con delle vuote chiacchiere (chiacchiere che pure è legittimo il politico tenti di propinarci; meno che noi si debba sottostare senza reagire, o addirittura plaudendo e blandendo): anche a non voler essere schizzinosi (siamo modestamente gli ultimi della fila: e con un ciclostile nemmeno potremmo permettercelo), quel che andiamo ascoltando e leggendo sulle cronache locali, a sei mesi dalle elezioni, ci risulta già indigesto, quando non appare decisamente embedded e finalizzato a perpetuare un vecchio schema bipolare a danno di eventuali nuovi venuti (non occorre essere degli arguti sociologi o esperti di comunicazione per notare come il vacuo nulla rappresentato dalle coalizioni incentrate su Pd e Forza Italia sia strabordante in rapporto allo spazio dedicato dalle testate giornalistiche serie ai grillini e a tante altre entità minori). Constatazione che ci conferma nella volontà – residuale, e che non conta nulla – di non votare né Pd, né Forza Italia né, soprattutto, le frattaglie (con il rispetto dovuto alle frattaglie) che si alleeranno con uno o con l’altra.

Nel prossimo futuro, a tale ultimo riguardo dell’informazione, la situazione, temiamo, non potrà che peggiorare. Nel momento nel quale possibilità tecniche infinite fornirebbero (il condizionale è d’obbligo) le modalità per fornire ed acquisire una mole ragguardevole di informazioni, il lettore abruzzese si ritrova a saperne meno di quando le uniche fonti di approvvigionamento erano rappresentate – tempi beati – dalle poche pagine dedicate all’Abruzzo da “Il Messaggero” e da “Il Tempo”. Da molti anni il primo vero quotidiano “abruzzese”, la cui nascita venne accolta con giubilo a metà degli anni Ottanta, ha perso, secondo noi, ogni traccia di inchiesta, di largo respiro, rifugiandosi spesso nella più comoda declinazione di veline e alla somministrazione di fatti che una volta si apprendevano, senza peraltro annettergli soverchia importanza, recandosi dal fornaio (luogo di tutto rispetto, ovvio). Indicativo a tale ultimo riguardo ci è parso il richiamo del consigliere regionale Acerbo, che pochi giorni or sono si è doluto di come un fatto di inaudita gravità quale la vicenda della Tercas, ovvero la disparizione, nei fatti, della Cassa di risparmio di Teramo fosse trattata alla stregua di un’inaugurazione di una rotonda. Nella Marsica poi, un numero pazzesco di siti internet sta mostrando come la dilatazione delle potenzialità informatiche digitali, senza la sostanza (e la giusta distanza dalla politica) lo studio il ragionamento [tutta roba a-n-a-l-o-g-i-c-a], non possa che produrre un insulso biascicare di file all’ufficio postale, di peana levati all’inaugurazione di cartelli stradali, di produzioni sempre più sguaiate e lisergiche, il cui impatto ottundente non può essere minimizzato per il solo fatto che nell’attività di informazione si stia cominciando a cimentare una nuova generazione…

Franco Massimo Botticchio

[Tratto da  “il Martello del Fucino” 2013-20 ] SCARICA IL PDF

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