Mi è capitato di leggere questo, il mese scorso: «chi ha visto, seppur di sfuggita, la circolazione di una megalopoli dell’Estremo Oriente […] capisce che esiste una possibilità radicalmente altra nell’arte di gestire il flusso. All’incrocio non c’è semaforo né altra segnalazione. Nella massa enorme delle biciclette, degli scooter e dei veicoli più disparati che, incrociandosi, non cessano di sbarrarsi la strada, nessuno si ferma ma tutti continuano ad avanzare, sempre più vigili: ognuno preannuncia a colpi di clacson che sta passando ma lascia anche passare, evita costantemente l’altro ma senza sbandare, contemporaneamente cede e avanza» (F. Jullien, Essere o vivere, Feltrinelli 2016, p. 126).

Alla metà di questo mese ho letto qualcosa che mi ci ha fatto ripensare in qualche modo. Un paio di testate giornalistiche, hanno raccontato – una in termini a dir poco allarmistici – d’ingorghi legati al nostro mercatino natalizio. Una mia domanda invece è stata: sono stati registrati degli ingorghi al centro d’Avezzano per via del mercatino – esteso per cinquanta metri – di via C. Corradini in quel pomeriggio? Ingorgo vuol dire che su un’autostrada non si riesce a raggiungere la velocità di 129,9 km/h, su un’extra-urbana principale i 109,9 km/h e in città i 49,9 km/h. L’esperienza quotidiana m’insegna che la zona centrale (dove vivo) è ingorgata per diverse ore, almeno da quando sono stati ridotti i marciapiedi (Spallone, 1996). È consigliabile anche uno sguardo al Piano traffico (2002-03) – è stato meritoriamente messo in rete dall’Amministrazione comunale – per avere un’idea dell’«età» di tale fenomeno, della sua ampiezza. (Si estende oltre il Quadrilatero). È uno studio ufficiale seppur datato e dovrebbe essere adottato in tutti i sensi dal Comune. Era perciò una notizia? No!

È un problema? A tal riguardo che idea abbiamo noi del traffico? In una società industriale come la nostra – anche in quelle precedenti, è bene scriverlo – si dà la priorità alla circolazione delle merci, perché qualsiasi insediamento umano non riesce a procacciarsi in loco, tutto quanto gli serve per tirare avanti; si amplia perciò una strada, un’arteria per farci passare più merci e non certo un numero più alto di vacanzieri, pellegrini, discotecari, gente che va all’ipermercato, in giro per musei o all’università. Nel caso particolare, deve essere sempre assicurato il collegamento del Fucino (industria, agricoltura) con l’autostrada: il resto, conta meno. (Un personaggio locale che un giusto paio di anni fa voleva ridurre ancora i marciapiedi di via C. Corradini dovrebbe sapere tra l’altro, che una corsia è larga almeno 2,70 metri).

E poi, agli avezzanesi non è importato nulla di lasciar abolire il senso unico sui due bracci interni della Tiburtina Valeria e perciò di abbassare la velocità commerciale dei veicoli – per restaurare, immagino, i vecchi cari ingorghi di qualche anno prima e di cui sentivano probabilmente la mancanza: i miei compaesani non vivono con i minuti né tantomeno con i secondi contati.

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