MONETE COMPLEMENTARI 1 – Il trattato UE non le vieta

LA TERZA VIA POSSIBILE

 Monete complementari a fianco dell’Euro: il Trattato UE non le vieta

 asso_denari.jpgNegli ultimi tempi, sempre più spesso, si confrontano le opposte idee di chi vorrebbe che l’Italia abbandonasse l’Euro e di chi, invece, ritiene che abbandonare l’Euro sarebbe una catastrofe, oltre che giuridicamente impossibile, in quanto non consentito dal diritto comunitario (Trattato UE etc.), che ha la “primazia” sull’ordinamento interno di ciascun Stato membro dell’UE, quindi anche di quello italiano.

Senza pretese di completezza e con assoluta leggerezza, vorrei tentare di capire se veramente le norme comunitarie impediscano, allo Stato italiano, l’abbandono dell’Euro, per una nuova moneta nazionale, o se consentano l’affiancamento all’Euro di monete complementari (nazionali, regionali, etc. etc.). Escludo, per semplificazione, ogni considerazione giuridica sulla sussistenza di eventuali limiti e/o condizioni stabiliti dall’ordinamento interno (Costituzione, Leggi ordinarie etc.), che magari potranno essere oggetto di meditazione prossimamente.

Andando per ordine, effettivamente, in base al Trattato UE, la Repubblica Italiana non pare che possa abbandonare l’Euro; ed a tal uopo, è opportuno ricordare le principali norme del Trattato che trattano dell’argomento monetario:

– il Preambolo del Trattato UE, prevede che si debba «conseguire il rafforzamento e la convergenza delle proprie economie e ad istituire un’Unione economica e monetaria che comporti, in conformità delle disposizioni del presente trattato e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, una moneta unica e stabile»;

– l’articolo 3, paragrafo  4 del Trattato UE prevede che «L’Unione istituisce un’unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro»;

–   l’articolo 128, paragrafo 1 del Trattato prevede che «La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione»;

– l’articolo 48, paragrafo 3 del Trattato UE, prevede che i trattati (UE) possano essere modificati, con «procedura di revisione ordinaria», anche in ordine a modifiche istituzionali nel settore monetario – ma in questo caso, la procedura di revisione impone che il Consiglio Europeo convochi una convenzione composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei capi di Stato o di governo degli Stati membri, del Parlamento europeo e della Commissione, consultando anche la Banca Centrale Europea. Se la revisione ha esito positivo, va ratificata da tutti gli Stati membri.

Si deve convenire, dunque, da questo veloce (e forse anche superficiale) ragionamento, che la Repubblica Italiana non può abbandonare l’Euro, né potrebbe battere moneta per conto proprio.

Tuttavia, l’articolo 128, paragrafo 1, terzo periodo, del Trattato, nello stabilire che solo le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche Centrali Nazionali hanno corso legale nell’Unione, non vieta però che i singoli Stati membri possano emettere proprie banconote.

Più semplicemente, ciò significa che la Repubblica Italiana ha facoltà di emettere banconote, purché prive di “corso legale”, cioè a patto che esse risultino sprovviste dell’obbligatorietà della loro accettazione quale mezzo di pagamento. Ergo, lo Stato italiano potrebbe emettere banconote la cui accettazione sarebbe facoltativa.

Riepilogando, la Repubblica Italiana, pur non abbandonando l’euro – perché ciò è impedito dai trattati UE -, potrebbe però creare una moneta complementare nazionale, che affiancherebbe – ma non sostituirebbe – l’Euro, e la cui accettabilità come strumento di pagamento sarebbe lasciata alla volontà dei cittadini e degli operatori economici.

Pertanto, nell’attuale situazione di “rarefazione monetaria“, lo Stato italiano potrebbe alleviare la crisi, con grande sollievo per le imprese e le famiglie, emettendo moneta complementare facoltativa.

 Questa creazione monetaria non comporterebbe alcun indebitamento pubblico, in quanto la Repubblica Italiana potrebbe mettere in circolo la moneta complementare acquisendo beni e servizi da fornitori disposti, ovviamente, ad accettarla, e prevedendo – se non espressamente vietato -, inoltre, che determinati tributi possano essere pagati con tale moneta. In questo modo si accrescerebbe notevolmente il numero di soggetti disposti ad accettare la moneta complementare, poiché con essa potrebbero pure adempiere a taluni obblighi tributari.

Come dire: né solo Euro, né senza Euro!

Vincenzo Vinciprova

 

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