Mauro Canali: “Silone senza Silone”

f-o-silone-trentennale2.jpgSebbene il Centro Studi siloniani, allo scopo di mantenere viva sul grande scrittore abruzzese l’attenzione della grande cultura italiana, continui a distribuire anno dopo anno con encomiabile buona lena il premio Silone a illustri intellettuali e uomini di cultura, – anche se, in verità, talvolta si fa fatica a cogliere il nesso tra l’opera di questi ultimi e la personalità del grande scrittore abruzzese – il declino degli studi siloniani in Italia procede inesorabile ed evidente. Le cause sono molte.
E’ poco verosimile tuttavia ricondurle, come al contrario hanno cercato di fare alcuni dei relatori dell’ultimo convegno siloniano tenuto a Pescina giorni or sono, ad una sorta di complotto della grande cultura italiana, la quale avrebbe da sempre concertato di far scendere l’oblio sullo scrittore di ‘Fontamara’, poiché rappresenterebbe, come sostiene, ad esempio, Filippo La Porta, “ancora un disturbo per la cultura contemporanea”. Ci appare infine francamente semplicistico chiedersi, come fa Dacia Maraini sul Corriere della Sera dell’11 agosto, perché “uno scrittore fra i migliori del nostro paese viene tenuto in disparte e isolato”, se si glissa poi disinvoltamente su una questione importante, che in sede di convegno sarebbe stato forse opportuno affrontare, cioè se oggi siano in buone mani le sorti della conservazione della memoria stessa di Silone, e se siano all’altezza del compito richiesto le istituzioni che dovrebbero stimolare gli studi e le ricerche sul grande scrittore abruzzese. Per amore di verità sarebbe stato quanto meno opportuno, nell’esaminare lo stato di crisi in cui oggi versa la ricerca su Silone, valutare anche le responsabilità di chi da moltissimi lustri dirige l’attività del Centro Studi. La manifesta incapacità degli attuali dirigenti del Centro Studi a fare i conti con le novità della ricerca, che pure, anche di recente, ci sono state, – stiamo naturalmente alludendo alla questione legata alla collaborazione dello scrittore abruzzese con la polizia politica fascista documentata dagli studi miei e di Biocca – ha reso evidenti le alchimie personalistiche che ispirano la loro azione per respingere le novità e per arroccarsi a difesa di una ortodossia interpretativa dell’opera di Silone; poiché relegare a una dimensione regionalistica la personalità del grande scrittore, consente loro di perpetuarne il monopolio della memoria. Una difesa della ‘vulgata’ interpretativa siloniana spinta fino al punto, ad esempio, di denigrare studiosi e opere che dissentano o non condividano le loro tesi circa l’illibatezza politica del giovane Silone. Da una decina di anni, per il Centro Studi si è storici innocentisti o non si è. Ricordiamo al riguardo il convegno del 2000 a cui potemmo partecipare, Biocca ed io, solo perché a difesa della nostra presenza si schierò la moglie di Silone, Darina Laracy, la quale, dimostrando grande intelligenza e rispetto per la ricerca storica, si oppose ad alcuni tentativi maldestri portati a termine da alcuni membri del Centro Studi per impedirci di partecipare al convegno, il cui argomento poi paradossalmente ruotava tutto attorno alle novità della nostra ricerca. Vi fu addirittura un ‘illustre’ membro del Centro Studi, che si permise d’inviarci, alla vigilia dell’evento, una lettera dai toni intimidatori – che ritenemmo troppo sconveniente per lui rendere pubblica – con cui ci definiva senza mezzi termini ospiti non graditi. Una presenza, la nostra, che provocò anche una crisi in seno al gruppo dirigente del Centro Studi con minacce di dimissioni a catena; il risultato fu un convegno carico di tensione, acuita dalle intemperanze verbali di alcuni parenti alla lontanissima del grande scrittore abruzzese – altri tipici esemplari di competenze siloniane locali – che, trascurando anche le più elementari regole dell’ospitalità, ci coprirono d’insulti e osarono giungere a dichiarare che la nostra presenza rappresentava una profanazione di Silone stesso. Non c’è che dire, un edificante esempio di rispetto per la libertà di ricerca, che fa il paio con quello capitato, nel corso del convegno del 2006 a L’Aquila, a Giulio Ferroni, uno studioso della letteratura italiana di assoluto rilievo. Più volte venne interrotto con modi bruschi e arroganti, solo perché esprimeva la convinzione che gli studi miei e di Biocca erano importanti e aprivano, a suo avviso, prospettive di ricerca interessanti. Il grave incidente ebbe anche degli strascichi sulla stampa, poiché Ferroni scrisse, qualche giorno dopo, una lettera di protesta all’Unità per l’indegno trattamento riservatogli.
f-v-silone-trentennale3.jpgCome fingere allora di non comprendere, come hanno fatto gli ospiti e relatori dell’ultimissimo ennesimo convegno, – presente l’immancabile De Core, al quale qualcuno dovrebbe pur ricordare una buona volta che non si scrivono biografie trascurando di consultare tutti gli archivi, soprattutto quelli in cui vi siano, come per Silone all’Archivio Centrale dello Stato, molti, e voluminosi, fascicoli intestati al biografato – come fingere allora, ripeto, di ignorare come gli studi su Silone siano sempre stati, e lo siano ancora, pesantemente condizionati in senso conservatore e tradizionalista? Come non sottolineare l’altro grosso problema rappresentato dalle incredibili vicende delle carte private di Silone, spezzettate e depositate in parte a Pescina, – ma sono prevalentemente copie – e per la maggior parte a Firenze, presso la Fondazione Turati, la cui consultazione segue modalità e tempi tali da scoraggiare anche il più ostinato degli studiosi di Silone?
Perché allora il Centro Studi, invece di organizzare i tanti convegnetti, che passano in genere inosservati, in quanto non aggiungono nulla alla conoscenza di Silone, non s’impegna a condurre finalmente a termine l’avviato, ma mai concluso, riordino di tutte le carte di Silone depositate presso di esso, facendosi nel contempo promotore d’una campagna d’informazione sulle vicende delle carte Silone che, quella sì, attirerebbe l’attenzione e susciterebbe la solidarietà della cultura italiana? Perché ad esempio invece di finanziare le stantie passerelle pescinesi dei ‘quattro soliti noti’, non comincia ad affrontare la questione ormai, credo, indifferibile della pubblicazione delle opere politiche di Silone e dei suoi interventi sulle grandi questioni culturali, che lo videro protagonista nel ventennio successivo alla guerra? Si comprenderebbe meglio la grande attualità e la levatura internazionale di questo scrittore che si mosse non certo da comprimario nella turbolenta temperie politica e culturale del secondo dopoguerra. Ma probabilmente scrollare di dosso a Silone il vestito dello scrittore raccolto tutto nella dimensione regionalistica smaschererebbe molti affetti interessati, e farebbe volar via non pochi panni posticci d’attorno alla figura del grande pescinese.
Purtroppo i responsabili del Centro Studi si sono finora ostinatamente rifiutati di accogliere le novità che venivano da fuori. Per cui si è venuta a creare una situazione paradossale: mentre a Pescina e dintorni si continua a proporre l’immagine tradizionale di Silone, – “il cantore dei cafoni” e “il socialista senza partito e il cristiano senza chiesa” tanto per intenderci – nel resto del mondo gli studi sul grande scrittore abruzzese, sulla scia della ricerca di Biocca e mia, mostrano di voler imboccare la strada di un profondo rinnovamento interpretativo. I responsabili del Centro Studi di fronte ai risultati delle nostre ricerche, da noi presentati su riviste storiche specializzate, che mettono in luce la parte nascosta della personalità di Silone, hanno deciso di seguire la strada della negazione prima e della rimozione poi. In genere, da parte nostra, si è cercato di evitare inutili polemiche. Abbiamo preferito assistere da spettatori, ancorché curiosi, alla progressiva manipolazione dei risultati delle nostre ricerche, in forza della quale si è passati da una difesa pregiudiziale dell’innocenza di Silone, in cui tuttavia si ammettevano alcuni suoi contatti con la polizia politica fascista, a una versione, quella attuale, in cui non si capisce più se Silone abbia avuto o no questi contatti, anzi sembrerebbe, secondo le ultime versioni che costoro hanno messo in circolazione, che a farglieli avere siamo stati noi storici, che veniamo perciò criminalizzati, e messi al bando dalla Marsica tutta, in quanto manipolatori dei fatti. Tutto pur di sfuggire al dato documentatissimo, e ormai entrato nelle biografie siloniane più serie, che lo scrittore abruzzese effettivamente collaborò per molti anni con la polizia politica fascista, che la documentazione sta lì a dimostrare che la collaborazione era già in atto agli inizi degli anni venti, e che perciò la vicenda carceraria del fratello Romolo non può spiegare i rapporti tra Silone e la polizia politica. Questo è quanto testimoniano i documenti, e nessun rituale commemorativo agiografico, nessuna difesa fatta da famigliari e amici, nessun artificio retorico, potranno cancellare la dura verità che emerge dagli archivi.
Sarebbe opportuno che gli attuali responsabili del Centro Studi ne prendessero atto, e, considerata l’ostilità preconcetta da loro manifestata per le novità della ricerca storica su Silone, congiuntamente al fatto che il Centro stesso trae la sua ragione di esistere da finanziamenti pubblici, consentissero un salutare ricambio dirigenziale, passando la mano a menti più aperte alle novità e alla ricerca. Per fortuna la terra marsicana non è avara di intelligenze sveglie e di spiriti critici. Questo sarebbe senz’altro il miglior regalo che costoro possono fare a Silone nel trentennale della sua morte.

Mauro Canali

(Professore ordinario di storia contemporanea
Università di Camerino)

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