L’inceneritore Powercrop ed il ricorso sparito: La (s)fortuna di Di Pangrazio (il secco)

Le recenti esternazioni – peraltro parziali, ed estrapolate da una riunione tenutasi (nientemeno che) in Prefettura a L’Aquila (riunione sui cui contorni e contenuti dovremmo conoscere di più, prima di pronunciarci con la serietà che il caso richiede[rebbe]) – dell’attuale sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, in merito all’iter approvativo dell’inceneritore Powercrop (non abbiamo ancora ben compreso, ma sicuramente è un problema nostro, se di Power Crop S.p.A. o di Powercrop S.r.l. / frutto inquinato della bizzarra riconversione ministeriale dello zuccherificio di Celano, che dovrebbe inverarsi – Dio solo sa perché – un un mostro costruito dall’altra parte di Fucino, a Borgo Incile, tra Avezzano e Luco dei Marsi) pure permettono di fare alcune brevi osservazioni in merito alla tradizionale subalternità di un certo ceto tecnico-politico agli interessi esogeni alla Marsica.

 

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Con una certa sorpresa abbiamo letto le proposizioni, attribuite dall’ottima fonte di stampa che ha rivelato la tenuta della riunione in Prefettura [riunione troppo celata per non suscitare (magari ingiustificati) sospetti], al sindaco Di Pangrazio, che avrebbe «rappresentato la necessità di illustrare preventivamente alla popolazione e alle Associazioni ed ai Comitati spontaneamente sorti in occasione della progettata realizzazione della centrale, tutti gli aspetti attinenti le caratteristiche tecniche del progetto e le competenze specifiche dei soggetti della sua corretta e legittima attuazione, in modo da fornire rassicurazioni alla popolazione medesima sulla non pericolosità per l’ambiente e per la salute dei cittadini dell’impianto di cui si tratta». Fuori dal gergo burocratico, tale estrapolazione di verbale, che invero potrebbe significare tutto e il contrario di tutto, in specie se decontestualizzata, è stata considerata dall’opinione pubblica (ammesso esista ancora, in Abruzzo) come un endorsement quantomeno in favore del riavvio dell’accidentata procedura amministrativa – ad oggi “sospesa” in seguito ad un impasse fatto da tre ricorsi al Tar e un atto politico della Regione Abruzzo – della pseudo-riconversione (con vero-inceneritore) e già questo riflesso qualcosa dovrebbe significare qualcosa. La Marsica è quasi sempre stata questa: una sorta di distretto minerario nel quale, prima da Napoli e poi da Roma sino al Nord, far piovere ogni sorta di progetto (in)immaginabile per “sfruttare” l’unica risorsa di questa zona: l’ambiente.

Le reazioni sono state molte: immediatamente il Comitato NO Powercrop, il Wwf Abruzzo e Marsica, poi vari esponenti politici sino ai sodali del sindaco, su su sino a Di Pangrazio (il grasso) – consigliere regionale Pd nonché fratello del sindaco – e al preposto assessore all’ambiente di Avezzano, Verdecchia, che si sono dichiarati nuovamente contrarissimi al progetto (incidentalmente: se Beppe Di Pangrazio non può dimettersi dalla onusta carica di fratello del sindaco, forse l’avvocato Roberto Verdecchia, considerato il fatto di esser stato tenuto all’oscuro della riunione aquilana, dovrebbe trarre l’unica conseguenza possibile: dimettersi dalla carica di assessore). Come al solito, poi, i possibilisti, i collaborazionisti, e chi per principio è sempre disposto a cedere a chi è più ricco e potente (la Marsica è una vena inesauribile, al riguardo). Un variegato tappeto di parole umidicce che non lasciano ben sperare per il futuro.

 

La nostra reazione, molto più modesta, è stata quella di rammentare al sindaco Di Pangrazio – che peraltro non ne avrebbe bisogno, essendo egli un fine giurista – che esiste una cosa che va sotto il nome di “continuità amministrativa“, e che le valutazioni da egli paventate e prospettate – ammesso che qualcuno possa ancora nutrire dei dubbi sulla circostanza che gli inceneritori non facciano bene, e che in quelle plaghe basse e poco areate dell’Incile potrebbero comportare serissimi problemi alla salute dei cittadini come alla produzione agricola – erano già state operate dal suo predecessore, Antonello Floris (figura che al confronto del primo cittadino attuale va sempre più acquisendo benemerenze per l’elevazione di una statua equestre in piazza Torlonia), e dalla sua amministrazione. Valutazioni che avevano poi determinato lo stesso Floris a far produrre, in nome del Comune di Avezzano, quale ente esponenziale della volontà dei cittadini di Avezzano e dell’Incile, un enciclopedico ricorso di cinquantadue pagine:

http://www.scribd.com/doc/45572851/Comune-Avezzano-Ricorso-Tar-PowerCrop

E’ quindi in capo alla nuova amministrazione avezzanese – abbiamo pianamente ed ingenuamente argomentato – dirci e spiegarci quali siano le (eventuali) ragioni atte a far (tras)mutare opinione al Comune di Avezzano, dal ricorso Floris all’apertura del Di Pangrazio (il secco), e quali delle affermazioni contenute nelle cinquantadue pagine del ricorso non corrispondano al vero. Ed anche spiegarci perché il Di Pangrazio candidato sindaco (inteso sempre come il secco) avesse un’opinione al riguardo apparentemente piuttosto differente (e che non richiameremo perché non ci piace vincere facile. Si noti: il suo competitore principale, pochi mesi fa, aveva almeno avuto il buongusto di non pronunciarsi contrario al progetto, sapendo che poi non avrebbe potuto dar seguito ad una simile posizione).

Grande è stata quindi la nostra sorpresa nell’apprendere come tale ricorso del Comune di Avezzano in realtà non esista più, in quanto perento, giacché il Comune non ha presentato «alcuna istanza di fissazione di udienza nei termini di rito». Una svista marchiana, un errore quasi incredibile. E chissà che non sia stato proprio questo fatto – ignoto all’opinione pubblica – il fomite per portare alla “riapertura”, al sollecito del riavvio (irrituale) della procedura innanzi al Prefetto.

(Restano in piedi, per nostra foruna, gli altri due ricorsi: quello del Comune di Luco dei Marsi e quello presentato da associazioni ambientaliste e varii cittadini).

Certo, Gianni il secco è proprio sfortunato con gli avvocati: qualche tempo fa, un’incredibile cazzata ha di fatto cassato un procedimento del Comune di Avezzano contro il CAM, ed ora questa nuova banalissima tegola. Nessuno vuole insinuare – e ci mancherebbe altro – che questi disguidi procedurali (che se accadessero in ambito privato porterebbero a qualche omicidio forse; ma trattandosi di roba pubblica, pazienza, finisce così…) nascondano dei disegni politici ma, certo, la disparsa del ricorso avverso il giudizio del Comitato VIA sull’inceneritore e la contestuale “apertura” pronunziata innanzi al Prefetto sono due indizi, e qualcuno potrebbe scorgervi quasi una prova di una certa volontà…

Una domanda sorge spontanea, e oseremmo persino pretendere risposta, se solo non conoscessimo il sindaco di Avezzano: ma questi avvocati che hanno sbagliato, li ha almeno cazziati? E li ha pagati?

Il Martello del Fucino – Foglio volante di Fontamara

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