LFoundry tra “bluff” e Piani industriali: ecco le registrazioni di cosa si sono detti al Ministero

Tanta è la confusione sulla crisi che sta attraversando la LFoundry di Avezzano. Questo, almeno, a giudicare dalle reazioni, dalle interpretazioni divergenti e dai comunicati contrastanti sulla vicenda da parte soprattutto di politici, amministratori e rappresentanti sindacali.

Lo scontro – a suon di comunicati stampa e post sui social – è su quanto è realmente avvenuto il 15 novembre scorso nell’incontro tenutosi a Roma presso Ministero del lavoro. Intorno al tavolo, convocato proprio per discutere sulla crisi aziendale che investe lo stabilimento LFoundry e il destino dei suoi 1.500 dipendenti, insieme ai rappresentanti aziendali e sindacali, si sono però seduti anche politici e rappresentanti delle istituzioni locali. È come al solito è scoppiato il caos.

Lettera di convocazione

Per contribuire a fare chiarezza Site.it – che è in possesso dell’audio integrale della riunione romana – pubblica di seguito uno stralcio di quanto detto sul punto del Piano aziendale sia dal rappresentante di LFoundry, Fabrizio Famà, sia dal vicecapo di gabinetto del Ministero, Giorgio Sorial, e Marcello Corti, responsabile della Fiom nazionale.

Giorgio Sorial (vice capo di Gabinetto del MISE):

” […] io però prendo spunto da quello che è stato detto ed ho ancora dei dubbi anch’io per quanto riguarda la parte del piano industriale. Vorrei capire effettivamente che noi oggi siamo nella situazione in cui si è deciso di sottoscrivere un contratto di solidarietà perchè dal 2017 si è avuta una contrazione a livello di conto economico. Il 2018 e il 2019 non sembrano rosei, in questo modo si è pensato di garantire un andamento più o meno sicuro per tenere sotto controllo la situazione. Però nel dettaglio non ho capito, magari è una mia mancanza, in che direzione si vuole andare. Cioè si è detto, che si stanno valutando e si valuteranno altre opzioni che stanno sul mercato, però se ci sono delle informazioni che possono essere condivise su questo tavolo, perchè questa è l’esigenza di tutte le parti convenute”.

Marcello Corti (Fiom nazionale):

” […] Io ho capito una cosa, a un certo punto l’azienda dice soluzioni alternative. Non ci sono soluzioni alternative, l’unica soluzione alternativa è l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale per contenere i costi del lavoro che normalmente e storicamente si mette dopo che c’è il piano industriale, in più ho capito che il socio di maggioranza dice: arrangiatevi! Quindi stiamo su un autobus senza autista, stiamo ragionando sui finanziamenti sul settore della microelettronica senza sapere a chi vanno. Anche questo vorrei che fosse chiaro, che tutto quello che serve per uscire da questa situazione – che può diventare critica – è il piano industriale. Manca il piano industriale: con tutta la buona volontà, non ho capito qual’è il piano industriale che l’azienda deve presentare per uscire da questa situazione.

Fabrizio Famà (Direttore risorse umane e affari generali di LFoundry):

Capisco le questioni che vengono poste, probabilmente non sono stato sufficientemente bravo io a dire alcune cose. Prima di tutto il piano industriale è fatto da ciò che c’è oggi. Ciò che c’è oggi comincia a non essere banale: se vogliamo andare sui numeri, nel 2019 prevediamo comunque di avere un carico medio settimanale da parte del nostro cliente principale di circa 6 mila wafers settimanali. Ovviamente è un numero, e’ inutile nasconderlo, basso, rispetto a quello che abbiamo avuto come media nel 2017 e nel primo semestre del 2018. Dopodichè la domanda che abbiamo oggi è di circa un migliaio di wafers settimanale da parte di altri clienti sul modello di bussiness che è chiamato customer technology. A questo si aggiungono un certo altro numero di wafers che stimiamo intorno ai 500, per quanto riguarda le nostre tecnologie. Questo è quello che c’è. La domanda è corretta (che viene da parte di Corti), quello che le posso dire oggi, dopodichè dico, rivediamoci, quello che le posso dire è che si sta cercando di fare in maniera che nell’arco di un anno ci possa essere qualcos’altro. Se lei oggi mi chiede che cos’è questo qualcos’altro, io oggi le posso dire genericamente, che stiamo parlando o di un ulteriore carico sulla parte dei sensori ottici oppure un ulteriore carico sulla parte dei power mos. Chi è oggi, in maniera molto franca non ve lo posso ancora dire, perchè ci sono ancora dei colloqui in corso, e quindi non possiamo dirlo. Stiamo giocando a vuoto? Stiamo bluffando? Stiamo cercando, mi scusi se sono così schietto, stiamo cercando di succhiare dei soldi inutimente alla collettività? No, no. Siamo piuttosto fiduciosi del fatto che ragionevolmente a breve, cioè nel giro di qualche mese, e su questo ben venga il monitoraggio da parte di questo tavolo, ben venga da parte delle organizzazioni sindacali, siamo ragionevolmente sicuri che nel giro di qualche mese, avremo qualcosa che o ci riporta a quei livelli produttivi e di competitività che ci hanno permesso di fare risultati positivi dal 2013 al 2016, oppure può anche darsi che ci porti a fare qualche cosetta in più. Ripeto, e’ un percorso che va sicuramente monitorato, come e’ stato monitorato il percorso di uscita da Micron nel 2013. E’ un percorso per il quale, è ovvio, sono necessari dei tempi per riuscire a chiudere alcune partite.”

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