Lettera aperta dell’on. Pina Fasciani agli amministratori pubblici: «Tenete gli occhi aperti»

f-o-pina-fasciani1.jpgRoma, 7 dicembre 2007
Si è concluso il 6 dicembre ad Avezzano, un ciclo di iniziative promosse dall’associazione Libera L’Aquila, Legambiente Marsica e dalla testata SITe.it, sulle infiltrazioni mafiose nella nostra regione. Hanno partecipato, tra gli altri, grandi giornalisti come Leo Sisti, giudici come il Procuratore Prestipino e il Vice Presidente della Commissione Antimafia, on. Giuseppe Lumia. Un percorso denso di riflessione, di discussione.
L’interrogativo era: “L’Abruzzo è terra di mafia”? No, l’Abruzzo non è terra di mafia, è una terra sana, operosa, piena di risorse che ha in sé gli anticorpi per respingere eventuali infiltrazioni.
L’Abruzzo però può essere un territorio in cui si possono insinuare fenomeni malavitosi di provenienza esterna (Sicilia, Campania, Puglia), quindi non autoctoni.
Vi sono fatti accertati, inchieste aperte dagli organi investigativi nazionali e locali che lo attestano e che non vanno sottovalutati. Le interrogazioni parlamentari prodotte da alcuni senatori e deputati abruzzesi su specifici episodi si muovono in questa direzione. Non allarmare, ma neanche sottovalutare.
La presenza di noti personaggi legati alla mafia siciliana, in alcune società abruzzesi al fine di riciclare i denari sporchi (come ad esempio il tesoro Ciancimino), altri fenomeni rilevati dalla direzione investigativa antimafia nazionale come aumento dell’usura, gioco d’azzardo, affari immobiliari, presenza elevata rispetto al resto dell’Italia di sportelli bancari e finanziari, alta diffusione di spaccio e consumo di droga in relazione ai normali parametri devono destare sicuramente preoccupazione.
Prevenire è meglio che curare, si dice, ed allora l’associazione Libera L’Aquila, Legambiente Marsica e la testata SITe.it bene hanno fatto ad accendere i riflettori su questi fenomeni onde sollecitare l’eliminazione delle opacità presenti e proteggere in questo senso il tessuto sano della nostra regione.
La mafia cambia strategia, si fa impresa per collocare le proprie ingenti risorse; la mafia si fa soggetto economico, investe ad esempio, in alcuni settori dell’energia, dei rifiuti, partecipa agli appalti pubblici.
Ecco allora la necessità di avere occhi bene aperti, di dotarsi di strategie preventive e repressive, perché l’infiltrazione mafiosa in economia droga la qualità dello sviluppo e la libera concorrenza, mina le libertà personali e collettive, corrode il tessuto etico e morale di un territorio.
E’ importante in particolare che gli amministratori pubblici (sindaci, assessori, consiglieri) stiano in guardia rispetto a facili promesse di investimento e si chiedano, prima di decidere, da dove provengano quelle risorse, chi sono i personaggi che propongono quei progetti.
Vi sono strumenti che possono essere utilizzati per tutelarsi, come ad esempio i Protocolli di Legalità di nuova generazione, quindi non più i semplici Certificati antimafia, ormai superati dall’affinamento delle strategie di intervento dei mafiosi.
Per valutare un’impresa, un progetto, una società, non è più sufficiente accertarsi che le carte siano burocraticamente a posto, ma bisogna esercitare un controllo di legalità con specifici protocolli.
L’ on. Lumia, concludendo i lavori dell’iniziativa, ha detto che uno sviluppo di qualità và di pari passo con la legalità. Se non vi è legalità non vi è sviluppo e viceversa. Si tratta allora di attrarre investimenti sani, trasparenti, riconoscibili e liberarsi di investimenti opachi di dubbia provenienza.
Per prevenire però bisogna dotarsi di strategie, l’antimafia deve fare sistema. Non più iniziative frammentate, isolate, a volte boicottate. Ma strategie condivise al cui centro vi sia un chiaro principio di responsabilità per tutti, per la politica, per le istituzioni, per le forze dell’ordine, per i cittadini.
L’Abruzzo è una terra che merita di essere amata e questa è una via per farlo.
Pina Fasciani, deputata PD

Dicembre 2007

tratto da: site.it/marsica 2007-12 (scarica il PDF)
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