Lettera aperta de “Il Martello”: Ai Comuni soci di Aciam S.p.A

Oggetto: Autorizzazione Integrata Ambientale Regione Abruzzo 4 febbraio 2010, n. 1/10, rilasciata in favore di ACIAM S.p.A. (Avezzano), concernente la discarica da realizzare in Comune di Gioia dei Marsi (AQ), località “Valle dei fiori”

Spettabili Amministrazioni Comunali socie di Aciam S.p.A.,
scuserete la noia delle poche righe che seguono ma nell’imminenza dell’assemblea di Gioia dei Marsi fissata in prima convocazione per il giorno 8 marzo p.v., alla luce dell’ennesima campagna di stampa innescata dai vertici di Aciam S.p.A. (e al contestuale controcanto elevato da alcuni corifei ad essa Società offertisi in totale quanto inspiegabile devozione), tendente ad affermare la necessità di realizzare ad ogni costo l’impianto di Gioia dei Marsi (che peraltro solo formalmente ricade in quel territorio, investendo in realtà le comunità di Pescina, Venere e San Benedetto dei Marsi, a cominciare dall’accesso viario), pur essendo coscienti di correre il rischio di passare, come qualcuno ci ha qualificati, quali «professionisti dell’ambiente», ci riteniamo in dovere, da marsicani e da abruzzesi, di riepilogare per sommi capi la vicenda di Valle dei fiori, a maggiore intelligenza non tanto di coloro (pochi) che insistono artatamente in favore del progetto con argomenti del tutto inconferenti ma degli altri (molti, pensiamo) che paiono essere vittima di una greve informazione embedded, o che forse, più semplicemente, non possono stare a sottilizzare troppo sul come ci si liberi dai rifiuti solidi urbani (e solo accontentandosi che lo si faccia in tempi brevi, e senza troppo fatica).
Ci si permetta, innanzitutto, di rilevare come quello della gestione del ciclo integrale dei rifiuti sia, nei nostri territori, un “concetto essenzialmente conteso”, e che la consapevolezza che tale gestione, per come concepita dalla normativa europea e nazionale, dovrebbe tendere sempre più verso il riciclo e il riutilizzo dei materiali (e, quindi, a far divenire una risorsa quel che è oggi puro ingombro), e solo marginalmente a far insediare quei residui del millennio scorso che sono le discariche, sia assunto molto lontano dall’essere metabolizzato.
La consapevolezza che i rifiuti, da noi, vengano visti sotto diversi aspetti ma soprattutto alla fievole luce di un’ottica “vecchia” è dimostrato dal fatto che che una Società, quale quella della quale come Amministrazioni comunali siete socie, ha marcato, dicono gli ultimi dati utili, senza essere messa in discussione, performance del 17% di raccolta differenziata nel comprensorio da essa curato. Soglia sideralmente lontana dal traguardo di legge (60%), che in molti nostri centri, poco popolati, potrebbe tranquillamente raggiungersi con poco sforzo e molta soddisfazione sia per l’ambiente che per i costi. Suona dunque beffardo quanto in ordine al primo oggetto dell’assemblea del giorno 8 marzo p.v. (“scenari evolutivi societari in merito alla riforma dei servizi pubblici locali”) la dirigenza della Società pare, leggendo i giornali, avere in animo di proporre: «un Piano Industriale dal quale ogni singolo Comune potrà ricavare un proprio modello di riferimento di raccolta differenziata porta a porta ed adottarlo nel proprio territorio» (PrimaDanoi.it, 2 marzo 2012). Che è come dire tutto e dire niente, giacché sino ad oggi la mancata attuazione, seria e capillarmente diffusa sul territorio, della raccolta differenziata è stata attribuita proprio ai Comuni, rei di non volerci mettere i soldi necessari, e tale dicitura pare finalizzata proprio a reiterare questo sistema con il quale sino ad oggi poco o nulla si è fatto per ricapare l’immondizia, anche con l’aggio di singole convenzioni ripassate tra Aciam S.p.A. e Comuni contenenti le clausole più differenti redatte e chiuse con criteri non intelligibili ai più (non intelligibili anche per l’aspra resistenza dei soggetti contraenti a renderle pubbliche, e Dio solo sa perché tali clausole che regolano il servizio di smaltimento debbano rimanere ignote alle popolazioni; se qualcuno ritenesse che tale ultima affermazione non corrisponda al vero o sia esagerata può inoltrare l’ultimo contratto intervenuto tra essa ed Aciam S.p.A. al seguente indirizzo: ilmartellodelfucino@gmail.com).
Lo spirito informatore del D.L. 138/2011 pretenderebbe, più che scenari dipinti dal soggetto Aciam S.p.A., una nuova progettualità delle singole Autonomie comunali, che ben potranno associarsi per assicurare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti (come si vede, non si usa, ora, il termine smaltimento) ma dovranno farlo con un nuovo patto, ed una nuova scelta dei soci privati, attraverso delle gare e dei “paletti” ben precisi. Questo affollarsi ad aderire ad Aciam S.p.A. mentre questa società dovrebbe cessare ha un solo senso: forzare la mano. Queste acquisizioni in articulo mortis non potranno tramutare Aciam S.p.A. nell’ATO, non potranno far parlare per l’intera provincia un vertice sostanzialmente emanazione dei privati (tra cui figura chi ha difficoltà ad ammettere, in pubblico, di essere socio di Aciam S.p.A., e che ultimamente è succeduto – attraverso una gara pubblica – in un servizio che era appannaggio di Aciam S.p.A., i rifiuti di Avezzano, indicando peraltro per il conferimento di quei rifiuti l’impianto di conferimento di Aielli, di proprietà di Aciam S.p.A.; poiché condizione per l’emanazione del bando europeo da parte del Comune di Avezzano posta da quella giunta municipale [deliberazione 15 febbraio 2011, n. 24] era che preliminarmente Aciam S.p.A. acconsentisse alla cessazione anticipata dei contratti in essere relativi ai servizi gestiti in affidamento diretto per la raccolta dei rifiuti e alla luce del fatto che tale bando è stato effettivamente emanato sarebbe interessante conoscere come quel socio privato che oggi ha l’appalto si sia determinato all’epoca, ovvero se abbia contribuito a determinare la volontà di rinunzia di Aciam S.p.A., ed eventualmente in quale forma), che proprio la norma prescrive, non a caso, vengano selezionati con criteri più rigorosi e trasparenti.Su Valle dei fiori, il secondo punto all’ordine del giorno dell’assemblea, si tenta di forzare la mano, attribuendo le resistenze all’intervento a fisime di singoli, a ragioni pretestuose e dilatorie di pochi esaltati, pretendendo che l’intervento sia infine, oltre che perfettamente legittimo, politicamente opportuno. Ma soprattutto opportuno, stante la situazione di “emergenza” – non si comprende bene da quale Autorità dichiarata – nella quale verseremmo. Opportunità che dovrebbe, secondo alcuni, fagocitare persino l’aspetto della legittimità. Peccato che sfogliando i quotidiani di dieci anni ci si imbatta in articoli che paiono scritti oggi, che scrivono di emergenza esattamente come quelli fragranti di stampa, con i medesimi toni ed argomenti. Nel mentre si è continuato a leggere questi articoli, al comando delle operazioni non c’erano, purtroppo, i professionisti dell’ambiente ma i professionisti del rifiuto i quali, ammesso che si versi in una condizioni di emergenza, pretenderebbero di rappresentare ed insegnarci la soluzione mentre forse, più realisticamente, con la loro concezione della gestione dei rifiuti sono proprio loro a costituire il problema.

L’idea di fare di Valle dei fiori una discarica è molto datata, ha oltre un quarto di secolo, e per un certo tempo la si è anche tradotta in pratica, da parte del Comune di Gioia dei Marsi, che ha abbancato in quella zona, in modo incontrollato, quei rifiuti che oggi debbono rimuoversi prima di realizzare la discarica di cui trattasi. La breve cronologia che segue – e che costituisce un riassunto necessariamente stringato e non esaustivo degli avvenimenti – è tesa soprattutto a far comprendere che argomentazioni semplicistiche, risolutive (poste da chi è invece ben cosciente della complessità del tema), non saranno di alcuna utilità a dirimere la questione e solo potranno, per qualche tempo ancora, tutelare qualche posizione di potere o di sottopotere.
L’invito è dunque quello di approfondire la questione, non fermandosi alla qualunquistica constatazione che i rifiuti da qualche parte bisogna pur metterli e dunque… va bene Valle dei fiori…

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L’invito è quello di farsi chiarire, in sede di assemblea, dai vertici di Aciam S.p.A., i molteplici punti oscuri della pratica: di come, ad esempio, abbiano potuto concepire di utilizzare, per il monitoraggio delle (pregiatissime) acque sotterranee, dei pozzi ad uso idropotabile, e come intendano ovviare a tale gravissima menda (siamo in attesa di conoscere dove si intendano situare i punti di monitoraggio, peraltro più prossimi alla discarica, appena chiesti dall’ARTA); oppure come sia possibile dichiarare che, in caso di esito negativo al Tar, «abbiamo la disponibilità informale di altri Comuni a costruire sul proprio territorio. Una disponibilità che rappresenterebbe un servizio per l’intera Regione e che permetterebbe loro di beneficiare del ristoro ambientale» (il presidente Ciaccia a Terre Marsicane, 16 febbraio 2012), quando il presupposto primo per realizzare Valle dei fiori è la non delocalizzabilità, ovvero l’impossibilità tecnica di realizzare la discarica in un altro posto (!!!); oppure quali siano le ragioni che, nell’affermare che il progetto esecutivo sia conforme a quello approvato dalla Regione, portino a mostrarsi disposti a redigerne uno nuovo; ecc. ecc..

Infine, ci si consenta, anche sulla pretesa opportunità politica (che altro non è se non un’analisi dei costi talmente volgare da non meritare replica, se non quella che il costo del servizio, in questi anni, è lievitato per responsabilità di chi ha governato e governa il sistema, e che non ci ha risparmiato nulla, persino l’ecotassa del 7,5%): da un lato leggiamo questo lancio di agenzia:

(Regflash) L’Aquila, 28 feb – La Giunta Regionale, nell’ambito della collaborazione con l’Autorità di Bacino ‘Liri Garigliano e Volturno’, ha meglio precisato la natura delle attività che la stessa Autorità è chiamata a svolgere relativamente alle variazioni da apportare alla proposta tecnica “Opere da realizzare per la risoluzione delle criticità legate all’uso ed alla disponibilità della risorsa idrica nella piana del Fucino”. Ne dà notizia l’assessore ai lavori pubblici Angelo Di Paolo il quale ha precisato che l’iniziativa rientra nel quadro delle azioni strutturali nei settori irriguo, acquedottistico, depurazione e collettamento connesse alla salvaguardia, all’uso e al governo della risorsa idrica superficiale e sotterranea della Piana del Fucino”. Di Paolo: “l’intervento nasce dalla consapevolezza che l’acqua è un bene limitato e dalla necessità di consentire gli usi plurimi della risorsa”. Sulla scorta di tale programma verrà realizzato un progetto preliminare generale degli interventi che determinerà l’entità delle opere in termini funzionali, dimensionali e tecnologici, con la verifica della fattibilità e della convenienza economica complessiva dell’intervento, supportando le scelte attraverso analisi costi/benefici ed individuando i possibili stralci funzionali che si prevede possano essere attuati, in relazione alle disponibilità finanziarie. La delibera, concordata con l’assessorato all’agricoltura Mauro Febbo, prevede adeguate forme di partecipazione e di ascolto dei principali attori locali e di portatori di interesse in merito alle ipotesi progettuali relative alla possibilità di un invaso per l’accumulo di acqua destinato al settore irriguo, nonché per gli interventi idraulici atti alla riduzione o mitigazione del rischio di esondazione a valle del fiume Liri. “Tutto ciò ” ha concluso Di Paolo, “al fine di accelerare le successive fasi realizzative per le quali la Regione ha segnalato l’intervento come prioritario gà nell’Intesa Quadro con il governo del 2009”. “In questo modo, si stanno ponendo solide basi concrete per la realizzazione delle opere perché solo la disponibilità di un progetto consente l’accesso ai possibili canali finanziari”. (Regflash/assllpp) US120228

che ci informa del fatto che si intendono impiegare ingenti risorse pubbliche per tutelare “la risorsa idrica superficiale e sotterranea della Piana del Fucino”, pretendendo che tale intervento nasca “dalla consapevolezza che l’acqua è un bene limitato e dalla necessità di consentire gli usi plurimi della risorsa”, e con l’altra mano, sul primo acquifero dell’Altipiano, ci mettiamo sopra una bella discarica. Trattasi di schizofrenia amministrativa, di una cecità di prospettiva che avvilisce. E preoccupa. Per i destini del Fucino.

A scarico di coscienza, e poiché si sono udite, in specie per voce di alcuni piccoli Comuni (che meno parrebbero interessati alla questione, se non che, in difetto dei pareri dei maggiori, è da ritenersi vengano mandati avanti), delle considerazioni che non rispondono allo stato reale dei fatti, in vista dell’assemblea del giorno 8 marzo p.v. ci si onora produrre, in allegato di immagine, il ricorso su Valle dei fiori prodotto dinanzai al Tar nella sua ultima versione aggiornata (11 gennaio 2012), in modo che chi abbia desiderio di apprendere tutti i termini della questione ne abbia la possibilità.

Nel dichiarare la disponibilità a porre a disposizione di chi vorrà approfondire realmente la vicenda ogni atto della monumentale causa, si formulano per intanto distinti saluti.

Franco Massimo Botticchioproprietario del foglio a stampa «Il Martello del Fucino» (Pescina), 4 marzo 2012

[ RICORSO AL TAR SU VALLE DEI FIORI ]

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