Le prime 1.500 firme contro il progetto di megadiscarica di “Valle dei fiori” di Gioia dei Marsi: la lettera del neonato Comitato alle Autorità

Oggetto: Inoltro petizione popolare contro insediamento discarica per rifiuti non pericolosi in località «Valle dei fiori» di Gioia dei Marsi (Aq) – Prima tranche di circa 1.500 firme

Come noto, nell’anno 2006 è stato presentato, alla valutazione del competente Ufficio regionale, il progetto di discarica in oggetto.

Immediate alcune voci si sono levate a criticare l’idea, invero non nuova (essendosi già paventata dieci anni prima), di smaltire i rifiuti di buona parte del comprensorio marsicano – con, unito, il pattume di alcuni comuni aquilani recentemente acquisiti alla “causa” dell’Aciam – nel sito di “Valle dei fiori” di Gioia dei Marsi, sia pure previo trattamento nell’impianto cosiddetto di compostaggio nel frattempo realizzato in Aielli. Nel corso dell’iter valutativo – durante il quale le amministrazioni comunali di Gioia dei Marsi e di Pescina non hanno particolarmente avvertito l’elementare dovere di partecipare il loro disegno alla popolazione con l’esaustività dovuta; né, ad esempio, i cittadini interessati hanno trovato fattibile rivolgersi al Comune di Gioia per compulsare gli atti, al punto che è risultato molto più semplice, a tutti i curiosi (noi inclusi), andare a prenderli a L’Aquila – sono successivamente venuti in rilievo una serie di elementi che ci hanno indotto a ritenere tale intervento del tutto inattuabile.

L’ostilità al progetto patrocinato da Aciam per “Valle dei fiori” non è una manifestazione di gretto municipalismo e men che meno è da considerarsi quale sintomo di quella sindrome che le persone più eleganti rubricano con l’acronimo NIMBY, «Not in my backyard», ovvero: «non nel mio giardino».

Nel caso di specie viene innanzitutto da dire che il “giardino” è collocato in un luogo molto particolare, a quasi mille metri di altitudine, in un sito decisamente poco raggiungibile, assai distante dalla piazza centrale di Gioia dei Marsi ed ipoteticamente accessibile, da via carrabile, solo da Pescina, attraverso un’ardua risalita dalla frazione di Venere e località Cardito. Ma non è questo, evidentemente, il punctum dolens, il tentativo – pure teoricamente riprovevole – di Gioia dei Marsi di mettere a disposizione, quale socio (a quali condizioni?) del Consorzio, un sito che in realtà gravita su altro Comune, ugualmente socio di Aciam.

In effetti, la lettura dei codici del rifiuto enumerati dal progetto Aciam quali accoglibili nel progettato impianto ha suscitato subito molte perplessità, al punto che persino le amministrazioni comunali “interessate” sono state costrette a formulare delle osservazioni al riguardo. A riprova della fondatezza di tali malumori, detti codici sono stati abbondantemente sfrondati dal Comitato che ha emanato il parere di valutazione di impatto ambientale, asciugati al punto che qualche malevolo si è persino posto la domanda se l’impianto di compostaggio di Aielli, dal quale dovrebbe uscire il rifiuto preteso “sovvallo”, sia effettivamente in grado di produrlo, in difetto di una raccolta differenziata a monte che ne assicuri la retta composizione.

Viene, in rilievo, a questo punto, il secondo passaggio della petizione chi ci pregiamo inoltrare – e che un gran numero di cittadini di Pescina-Venere, San Benedetto dei Marsi e dei paesi viciniori trovatisi presenti alla raccolta a Pescina e San Benedetto ha chiesto di sottoscrivere: il tutto in pochissimo tempo, solo qualche giorno, nell’indifferenza quando non con l’aperta ostilità dei rappresentanti delle Autorità e dei cosiddetti partiti politici – e che chiede il ripristino di una legalità da troppo tempo violata nel nostro territorio. La raccolta differenziata garantita da Aciam raggiunge, forse, il 10% dell’immondizia prodotta, una quota molto al di sotto della soglia prevista dalle leggi nazionali: per questa incapacità del Consorzio a “ricapare” il rifiuto noi utenti paghiamo più cara la Tarsu, ed abbiamo una maggiore quantità di rifiuto da smaltire in discarica.

A queste semplici constatazioni di fatti, si uniscono una serie di palmari controindicazioni che ci spingono a ritenere – come detto – che questo intervento di discarica non s’ha da fare.

Il sito di “Valle dei fiori” sorge in zona di massimo rischio sismico, appena sopra la faglia il cui movimento ha prodotto, a suo tempo, il terremoto del 13 gennaio 1915 (si noti: la Marsica orientale ha avuto più morti di Avezzano).

Sotto il sito di “Valle dei fiori”, ad una profondità forse sufficiente per la legge ma non esattamente appurata, giace, come ha scritto l’Arta Abruzzo in una relazione molto istruttiva, «un acquifero di rilevante valore idrogeologico». Disseta almeno due centri, San Benedetto e Venere, e consente di svolgere ancora quel poco di agricoltura che è rimasta. «Il grado di vulnerabilità dell’acquifero risulta elevato», scrive sempre l’Arta Abruzzo, in aggiunta.

Il combinato disposto dei due ultimi problemi sopra descritti, ha indotto gli zelanti facitori del progetto a stabilire la previsione di una doppia impermeabilizzazione del fondo della discarica onde scongiurare l’eventuale trapasso del percolato. A questa ingegnosa soluzione bene si è opinato, non da noi, nell’ottobre 2008: «Due sono le alternative: o la montagna regge (ed allora l’impermeabilizzazione ad opera d’arte e a norma di legge è sufficiente), o vi è il timore che la montagna non regga (ed allora simili precauzioni risulterebbero del tutto inutili, e sarà bene abbandonare l’idea). Tertium non datur». Non ci piove, ci viene da dire.

Infine, se l’altra questione dell’eventuale tragitto dei camion da Aielli a sopra Pescina e sul territorio di San Benedetto potrebbe essere archiviata sotto la voce folklore municipale (ma così non è) e riteniamo di non dilungarci più di tanto, molto più pesante è la richiesta di delocalizzazione che l’Autorità di Bacino Liri-Garigliano e Volturno pare abbia “consigliato” al Comitato VIA regionale (pare, perché ad oggi nessuno ci ha permesso di leggere cosa ci sia scritto esattamente, nella nota 26 marzo 2009 prot. 2541 citata nel giudizio VIA). Per superare tale “consiglio”, il Servizio Gestione Rifiuti di Pescara dovrebbe attestare che l’intervento di discarica non sia altrove “delocalizzabile”. Qualcuno asserisce che tale dichiarazione sia già stata firmata. Possibile? Ma perché l’Autorità di Bacino sconsigli di posizionare la discarica in quel luogo non si sa. A nostro avviso, una simile nota dovrebbe essere affissa agli albi pretori dei comuni. Si pensa che tale preoccupazione dell’Autorità di Bacino sia legata al rischio idrogeologico che grava su tutta la zona, e sul centro immediatamente sottostante (Venere). Ebbene sì, c’è anche un rilevante rischio idrogeologico!

Per timore di annoiare, evitiamo di dilungarci sul fatto che tale sito si trovi nel cosiddetto “preparco”, costituisca uno degli ultimi luoghi non ancora devastati della zona (che dovrebbe essere il biglietto da visita per i turisti diretti al Pnalm), ospiti il ripopolamento di animali, sia stato oggetto, persino, in passato, di riforestazione. Non manca nulla.

Ma come lo hanno scelto, dunque, questo sito di “Valle dei fiori”, che a leggere le carte sembra uno dei luoghi meno indicati al mondo per localizzarvi una discarica? La domanda è stata posta alla Regione dal WWF Abruzzo, organizzazione che in una recente comunicazione si è doluta assai del fatto che per individuare l’area della discarica non si siano tenuti in considerazione i moderni mezzi di analisi messi a disposizione dalla tecnologia. Forse sono stati utilizzati i vecchi arnesi della politica…

In un paese normale, giunti a questo punto, non ci sarebbe nemmeno necessità di raccogliere delle firme contro un simile intervento, gli interessati avrebbero già desistito, con tante scuse. Non da noi. Anche a volere ignorare tutto quanto sopra indicato, e a voler concentrarsi sul solo discorso dell’onere della tariffa Tarsu – che pare l’unico aspetto che preoccupa le amministrazioni -, il taglio dei codici è evidente renda del tutto antieconomico un intervento pensato, inizialmente, per ospitare (quasi) tutto il rifiuto prodotto nella Marsica, e lo trasformi in qualcosa di sovradimensionato ed insieme sottoutilizzato (rimpiangeremo così, anche per i costi, i tempi del trasporto dell’immondizia in zone maggiormente attrezzate al trattamento).

La logica che invera tutto il progetto di “Valle dei fiori” è quella dell’emergenza. Emergenza causata da chi oggi si propone di risolverla. L’Aciam, oltre a nutrire una marcata idiosincrasia per la raccolta differenziata, non si è nemmeno dotata per tempo di un sito che raccogliesse l’eredità di quello esaurito di “Santa Lucia” di Avezzano. Forse perché in regime di emergenza tutto è permesso, ed anche perché la geopolitica paesana induceva a pensare che dalle nostre parti ci saremmo presi quest’intervento senza fiatare, in cambio magari di qualche mancia. Così non è, così non sarà.

Le firme (la cui raccolta continua) apposte a furor di popolo e che oggi inoltriamo costituiscono solo il primo passaggio di un processo consapevole che, coinvolgendo “il territorio”, fidiamo consenta di opporsi in ogni sede e con i mezzi messi a disposizione dall’ordinamento ad un progetto esiziale per la nostra stessa sopravvivenza. Sopravvivenza anche morale: nel momento in cui si depotenzia il presidio ospedaliero di Pescina ci si viene a dire che dobbiamo prenderci anche questa discarica…

Non abbiamo perso però la speranza che le Autorità in indirizzo facciano, per quanto di loro rispettiva competenza, un passo indietro.

Il problema dei rifiuti non si affronta procrastinando gli interventi, mettendo una toppa (che oggi tocca a noi, domani a chi?). Da questo punto di vista acconsentire all’ennesima soluzione tampone lungi dall’indurre Aciam dallo sviluppare un articolato e moderno sistema, potrebbe di nuovo precipitarci in quei giochi della cattiva politica che tanto danno ci hanno arrecato, in attesa del prossimo “ecomostro”.

Distinti saluti.

Il Coordinamento del Comitato
(Gianni Campomizzi-Franco M.Botticchio-Cesidio Di Nicola-Giovanni Capo)

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 Fuori la lettera!

Cosa ha scritto l’Autorità di Bacino Liri-Garigliano e Volturno il 26 marzo 2009 prot. 2541?
Perché ha chiesto di “delocalizzare” la discarica?
Quale pericolo paventa per la zona individuata?
Chi ha questo documento lo deve rendere noto alla popolazione!
Sotto a quel sito c’è un paese!

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