Le macerie della Gelmini nelle scuole del cratere

Tagliare ancora sulla scuola pubblica, significa oramai, eliminare ciò che è necessario: insegnanti di sostegno e aperture scolastiche oltre gli orari di lezione, per esempio.
Ci sono dei momenti e dei luoghi in cui simili tagli possono avere effetti più gravi che altrove, come all’Aquila, dove la scuola è per gli adolescenti un punto di incontro fondamentale nel caos generale.
Come tutti i loro colleghi italiani, anche gli studenti delle medie secondarie aquilane hanno alzato la voce contro questi tagli, ma la loro protesta ha un peso diverso. “I tagli portano licenziamenti, e questi significano scuola chiusa di pomeriggio e chiusura dei laboratori. Abbiamo già perso molto, non toccateci la scuola, un punto di riferimento troppo importante in questa città dispersa”.
Con queste parole alcuni studenti del liceo classico “A. Cotugno” hanno spiegato la loro scelta di occupare la loro scuola. Chiare le richieste: “Attenzione per la nostra condizione in una città che non ha spazi e abrogazione della Legge 133”. A cominciare è stato il liceo classico “A. Cotugno”, il 2 novembre, seguito dallo scientifico “A. Bafile” e dall’Istituto per Geometri. A seguire i “corsi alternativi” è stata la quasi totalità degli alunni: lezioni di spagnolo, pasticceria, cineforum, writing e letteratura, fotografia, prevenzione della droga, musica, disegno e – guarda un po’ – momenti di approfondimento sulle questioni legate alla ricostruzione e incontri dedicati alle personalità aquilane di spicco.
Lo scorso anno, appena tornati in classe avevano manifestato perché fosse assicurata la massima sicurezza negli edifici scolastici: “Abbiamo ottenuto quanto chiedevamo – spiega Marco Corrente dello scientifico – ora vogliamo che la scuola pubblica sia salvata e che si tenga presente che alcune norme previste dalla riforma Gelmini per L’Aquila non possono ancora essere adottate. Come fanno, tanto per fare un esempio, gli studenti aquilani che abitano ancora fuori città e che pendolano quotidianamente a non avere problemi con l’irrigidimento degli orari previsto dalla riforma?”.
Qualche risultato è stato ottenuto: proprio mentre le scuole erano occupate, il Comune dell’Aquila ha annunciato il progetto “Scuole aperte” previsto nell’ambito del nuovo Piano di intervento sociale. Istituti aperti anche nelle ore pomeridiane fruibili per attività didattiche, culturali e sociali. L’iniziativa dovrebbe essere sostenuta da una parte dei 2 milioni e mezzo di euro che la Regione ha ottenuto dal ministro per le Attività giovanili, Giorgia Meloni.
Ma i problemi non sono certo risolti. Altri istituti medi secondari sono ancora in agitazione, come l’Itas, ad esempio, che rischia di perdere le classi del corso biologico-sanitario che dovrebbero essere accorpate ad un altro istituto, l’Itis. I ragazzi dovrebbero cambiare scuola e professori perdendo punti di riferimento. “Sfollati due volte” c’era scritto su un cartellone durante la loro protesta del 20 novembre. Solidali i professori, come conferma la docente di lettere Lombardi che parla di “un secondo terremoto, per i ragazzi”.

Elisa Cerasoli

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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