L’Aquila, la mafia e l’antimafia

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Riceviamo e pubblichiamo

Voci autorevoli hanno incontrato ieri pomeriggio i cittadini per parlare della realtà abruzzese e in particolare aquilana alle prese con i rischi di infiltrazioni malavitose nelle operazioni di ricostruzione post terremoto. Ospiti del Teatro Nobel per la Pace a San Demetrio, il senatore Giuseppe Lumia, ex Presidente e attuale membro della Commissione parlamentare antimafia, e il giornalista Orfeo Notaristefano, hanno presentato il loro libro “L’Aquila. Per tornare a volare” (edizioni Ponte Sisto). A moderare l’incontro Angelo venti, giornalista di Libera, curatore della testata Site.it. Tra i relatori, oltre agli autori, il procuratore capo della Procura pescarese Nicola Trifuoggi.

« L’elemento cruciale sta nella scelta fatta di trasformare il terremoto in occasione per fare affari e lasciare agli affari la gestione della ricostruzione», ha esordito Lumia e ha aggiunto «Le mafie erano già presenti sul territorio, e approfittando dell’incapacità della comunità di contemplarle, sono riuscite a infiltrarsi facilmente nella fase dell’emergenza post terremoto. In Abruzzo si è sempre negata la presenza delle mafie sul territorio o le si è minimizzate, impedendo al territorio di creare i giusti anticorpi, la giusta sensibilità per evitarne l’ingresso in un momento di debolezza come è quello di un evento disastroso». Sono diverse le imprese implicate nella mafia già ‘prese con le mani nel sacco’ grazie all’opera di magistrati e forze dell’ordine. «Già un mese dopo il terremoto», ricorda Lumia «fu organizzato a Chieti un incontro per parlare subito e in maniera chiara del rischio di infiltrazioni mafiose».
L’invito del senatore è stato quello di alzare ulteriormente il livello di attenzione, per pararsi dalle imprese attraverso le quali le mafie potrebbero arrivare di nuovo, stavolta in maniera poco appariscente e quindi meno facili da identificare. «Bisogna stare molto attenti alle imprese che ora, più accorte di prima, arriverebbero con ‘volti insospettabili’. Combattere le mafie si può, se si agisce in maniera preventiva. Manca la possibilità di incrociare i dati in maniera veloce, purtroppo. Una banca dati che consenta in tempi rapidi il passaggio di informazioni tra diverse procure e di seguire il nomadismo delle imprese malavitose» ha detto Lumia molto chiaramente. E ha sollecitato l’attenzione sui movimenti bancari, e sulle forniture, più difficili da seguire, e soprattutto ha ipotizzato un’organizzazione virtuosa che renda protagoniste le imprese locali.
Il protagonismo della popolazione locale è ciò in cui credono fermamente i due autori del libro: «Noi crediamo nella strategia delle scelte partecipate e condivise, alle quali l’appoggio del Paese dovrebbe fare da supporto e cornice. Il coinvolgimento dell’intero Paese deve trovare spazio nello stare accanto e nel supportare. Abbiamo scritto questo libro per dare una mano e per evitare che nel nostro Paese si continui a perseverare negli errori, dove gli errori sono le mafie da una parte e la corruzione delle classi politiche dirigenti dall’altra: due facce della stessa medaglia. Serve in Abruzzo la forza di reagire anche nel senso di riappropriarsi della valutazione etica, che è cosa propria delle comunità e non della magistratura».

«Le mafie si introducono là dove ci sono grandi affari, ma anche dove ci sono affari anti economici buoni per riciclare il denaro sporco», ha aggiunto il capo procuratore Trifuoggi nel suo intervento, evidenziando quanto la situazione aquilana si prospetti come occasione ghiotta per la malavita organizzata per entrambe le possibilità e quanto importante sia evitare che eventuali interessi mafiosi possano portare via le già scarse risorse finanziarie destinate alla ricostruzione. In fase di dibattito con il pubblico, il magistrato ha annunciato e illustrato il nuovo strumento in preparazione da parte della Prefettura aquilana per contenere il rischio di infiltrazioni e di tutela degli appalti privati. Quelli relativi alla ricostruzione delle case per i quali, oltre al contratto-tipo proposto da ANCE e Struttura Tecnica di Missione, facoltativo e poco adottato, non si erano creati ancora veri strumenti di controllo. Si tratta di un Nucleo di intervento presso tutti i cantieri di edilizia privata costituito da appartenenti alle forze di polizia, guardia di finanza, tecnici messi a disposizione dagli ordini professionali e ispettori del lavoro, che consentirebbe di controllare i contratti, nonché la posizione regolare dei lavoratori e dei sub appalti.

marianna de lellis

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