L’Aquila – La Commissione parlamentare antimafia tra le macerie

 La delegazione, guidata dal senatore Giuseppe Pisanu, ha ascoltato il prefetto Franco Gabrielli, i comandanti regionali interforze, il sottosegretario Guido Bertolaso, il procuratore della Dia Alfredo Rossini, i magistrati dell’antimafia nazionale applicati all’Aquila, e infine il sindaco Cialente e la presidente della Provincia Pezzopane. Non è stato invece ascoltato il presidente Gianni Chiodi, forse per risparmargli l’imbarazzo per la latitanza della Regione nella gestione post terremoto, oppure perché l’audizione si teneva alla vigilia della sentenza della Consiglio di Stato sulla legittimità delle ultime elezioni in Abruzzo.
L’attenzione sul rischio di infiltrazioni mafiose è alta: la settimana scorsa si sarebbe tenuto a Roma un vertice, seguito da una missione a L’Aquila di Olga Capasso della Dna, che ha incotrato il procuratore della Dia, Rossini. Ora arriva la Commissione parlamentare.
Nel corso della conferenza stampa, tenutasi a metà audizione e dopo aver sentito il prefetto, Bertolaso e gli esponenti delle forze dell’ordine, Pisanu ha dichiarato che secondo le sue impressioni «lo scudo antimafia abbia funzionato bene. Sono stati compiuti 700 interventi che hanno interessato migliaia di persone; sono state accertate irregolarità e vi si è posto subito rimedio escludendo 2 imprese. Questo fa pensare che il sistema sicurezza avviato sia buono. Ma la commissione, se sarà necessario, non esiterà a proporre anche strumenti legislativi più adatti».
Sui controlli Pisanu ha precisato che «andranno avanti e riguarderanno gli appalti, i subappalti, la gestione dei cantieri», precisando che si ricorrerà anche ai controlli dinamici, controllando le modificazioni delle ditte appaltatrici anche in futuro. Pisanu ha manifestato le sue preoccupazioni per la fase della ricostruzione pesante: «Ci saranno molte più imprese impegnate. Oggi ha funzionato bene perché ci siamo trovati in una fase di alta concentrazione delle decisioni e dei sistemi di vigilanza. Quando passeremo alla fase successiva, la gestione non sarà più di emergenza ma ordinaria e ci saranno molti più centri di decisione coinvolti ed è chiaro che si moltiplicheranno le occasioni per interferire».
Pisanu non le ha citate, ma le due imprese a cui è stato ritirato il certificato antimafia sono la Fontana costruzioni e la Impresa Di Marco di Carsoli (Aq). Fu proprio la nostra testata a rendere nota per prima, a giugno, la presenza di questa ditta nel primo cantiere aperto del Progetto Case, quello di Bazzano, impegnata nei lavori di movimento terra. Il titolare Dante Di Marco, pur non essendo mai stato coinvolto in inchieste di mafia, risultava però presente anche in altre società, tra cui la Marsica plastica srl, insieme alla moglie di Gianni Lapis, il fratello di un ingegnere il cui nome compariva su un pizzino di Provenzano, uno degli avvocati di Massimo Ciancimino e due degli arrestati a Tagliacozzo nella operazione Alba d’oro, allora definita dagli stessi inquirenti come il “primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo“.
Nel corso della conferenza stampa abbiamo ricordato a Pisanu due particolari legati alla pubblicazione della notizia sulla presenza della Di Marco: il prefetto convocò una irrituale conferenza stampa in cui difese la ditta e dichiarò che gli accertamenti in corso “avrebbero avuto sicuramente esito negativo“, salvo poi vedersi costretto, due mesi dopo, a ritirargli il certificato antimafia; in contemporanea, dai contieri sparirono i cartelli con l’indicazione delle ditte impegnate, salvo poi ricomparire prive dei nomi di quelle subappaltatrici.
Alla domanda se i controlli finora effettuati riguardavano le ditte appaltatrici, subappaltrici e quelle fornitrici e se era possibile avere gli elenchi per consentire alla stampa di fare controlli direttamente, Pisanu ha risposto: «Faccio parte della Commissione parlamentare antimafia, non è nelle mie funzioni disporre di quegli elenchi».
Angelo Venti

 

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