L’applicazione del T-Red batte la difesa della salute pubblica

di Luisa Novorio

Avezzano – Senza voler mettere in funzione alcuna discussa capacità intellettiva, si attua il semplice principio generale del “cogito ergo sum”.
Dunque. E’ una gravissima infrazione al codice stradale superare pochi centimetri di una striscia bianca, quasi impercettibile ad occhio umano, (ndr figuriamoci di notte) posta a segnaletica di stop quando il semaforo segna rosso all’incrocio di via XX Settembre con via dei Fiori. Quei centimetri mettono a repentaglio la sicurezza di… no, forse meglio dire del portafoglio dei guidatori.

Anche se è dimostrato di non essere passati con il semaforo rosso, arriva l’infrazione punibile con 41 euro di multa e la detrazione di due punti dalla patente. La risposta che perviene alla cittadinanza è che la Legge è Legge.
Allora, se quei pochi centimetri assurgono a deterrente per la pericolosità stradale, e le sanzioni vanno i m m e d i a t a m en t e emesse, evidentemente la salute della comunità non ha la stessa valenza o per lo meno lo stesso interesse.


Il prolificare di venditori che espongono prodotti ortofrutticoli a ridosso della viabilità stradale, e per di più in quelle a maggior flusso veicolare, passa del tutto inosservato eppure, è da identificare quale reato.
Sussiste una sentenza della Cassazione penale, (sez. III, sentenza 10.02.2014 n° 6108) che prende in esame questioni di natura alimentare, e raggiunge la conclusione di dover confermare la condanna al singolo rivenditore che pone in vendita la propria merce – o parte di essa – all’aperto, esposta quindi alla circolazione dei veicoli e conseguentemente agli agenti atmosferici inquinanti. La sentenza fa riferimento all’art. 5, lett. b, della legge 30 aprile 1962, n.283 (tuttora in vigore) la quale interviene in materia di “Disciplina igienica della produzione e vendita di sostanze alimentari e delle bevande”. Nello specifico tale norma prescrive che “… è vietato impiegare nella preparazione di alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo sostanze alimentari: (lett. b)) … in cattivo stato di conservazione.

Non dovrebbe essere necessaria alcuna sentenza o legge per comprendere quanto sia nocivo per la salute del pubblico una così costante esposizione agli agenti inquinanti, tra i più tossici gli scarichi automobilistici, che inevitabilmente alterano lo stato di conservazione di frutta e verdura.
Si parla tanto di prodotti bio, di tutela della salute, il benessere del consumatore, la garanzia minima di igiene, la lotta ai pesticidi e invece, ad Avezzano, in un contesto territoriale facilmente controllabile, possiamo godere di mele al gas di scarico, delle pere al monossido di carbonio, dei carciofi agli ossidi di zolfo, per non parlare delle rosse fragole, primizie di stagione, agli ossidi di azoto, ma il carbonioso nelle arance è davvero da gourmet.
Un plauso a Alessia Scognamiglio che espone, all’esterno della sua attività, la merce ortofrutticola in plastica, nel pieno rispetto dell’igiene e dei clienti.
Almeno qualcuno a noi pensa!

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