La Stalingrado marsicana dei rifiuti: Valle dei fiori

Valle dei fiori come deflagrazione – La guerra marsicana sui rifiuti

«Un bel tacer non fu mai scritto» recita un noto adagio di attribuzione incerta o, ancor meglio: «Un bel tacer talvolta Ogni dotto parlar vince d’assai» (Metastasio) e per una volta, possiamo dire, un’elementare cautela ha portato ad informare a tali preziosi insegnamenti le proprie pubbliche esternazioni da parte del management di Aciam S.p.A., nel (non) commentare la sentenza del Tar Abruzzo del 23 luglio scorso che ha demolito sin nelle fondamenta il proposito di cotanto gestore del ciclo (dis)integrato dei rifiuti in mezza provincia dell’Aquila (ma il proposito era – e forse ancora è – di annetterla tutta, capoluogo di regione compreso) di realizzare un folle immondezzaio in una zona di alta montagna assolutamente inidonea ad ospitarlo, la famosa «Valle dei fiori» formalmente in tenimento di Gioia dei Marsi ma letteralmente collocata sulla testa della frazione di Venere di Pescina, ad un tiro di schioppo dal centro abitato di Fontamara. Facciamo venia ai tre lettori di questo pezzo del riepilogo dei fatti, occorrendo e soccorrendo alla bisogna lo smisurato archivio di site.it.

Certo, non poteva del tutto esimersi, il noto geometra Ciaccia, presidente di Aciam S.p.A. (e, accidentalmente, quasi-affine del senatore Piccone) dal dire comunque qualcosa, qualcosa che sulla falsa riga di alcune asserzioni di bestiali conferenze stampa passate, ha toccato sublimi vertici di ignavia (un fioretto fatto per San Berardo ci impedisce di andare oltre): quel

«da una lettura sommaria della sentenza possiamo capire che la procedura della Regione e dell’Arta è stata piuttosto contorta e di fatto l’Aciam è stata vittima di questa confusione che si è venuta a creare» (Il Centro, 25 luglio 2012)

che riprende, reinterpretandolo strumentalmente, un passaggio della sentenza del Tar, è sì affermazione di una tale inconsistenza da far allargare le braccia (in effetti, il progetto lo ha presentato Aciam S.p.A., ed è obiettivamente molto complicato individuare in altri il “mandante” della confusione dell’iter approvativo della discarica, per come brutalmente stigmatizzata dalla giustizia amministrativa) ma ad oggi è stata l’unica, a segnalare quantomeno un certo imbarazzo (se non la vergogna; sentimento che però temiamo sconosciuto o assai poco frequentato in quel di via Edison).

Ora, in una contrada che ha una perfomance complessiva sulla raccolta differenziata che non supera il 20% (circostanza questa che da sola dovrebbe consigliare l’emigrazione in Alaska ai responsabili di simili risultati; senonché l’Alaska non meriterebbe di venire popolata da cotanti tracotanti personaggi, che invece nella Marsica allignano bene e ai quali nessuno pare voler dar fastidio, segno che è questo l’habitat a loro congeniale), si aprono degli scenari imprevisti ed imprevedibili. La realizzazione di «Valle dei fiori» avrebbe rappresentato il viatico ad altri cinque-dieci anni di gestione altomedioevale dei rifiuti, coprendo con il collante degli interessi e degli affari le tante magagne di una situazione ormai insopportabile ed insostenibile. La recisa bocciatura del progetto da parte del Tar – a seguito di un inatteso ricorso del Wwf Italia e la mobilitazione di alcune forze politiche residuali, cani sciolti e “vecchine” pescinesi di radichettiana memoria – cambia tutto, accelerando un processo di disintegrazione della cricca nostrana dei rifiuti che caratterizzerà, pensiamo, il prossimo autunno.

bot-foto-corredo-guerra-rifiuti.jpgAd onta della corsa del solito Benedetto Di Censo – sindaco di Aielli, piccon-bloc per definizione – a dare la propria disponibilità ad accollarsi la discarica, nell’immediato i rifiuti marsicani (e degli altri paesi dell’aquilano aggregatisi all’Aciam S.p.A. nella speranza di sbolognare l’immondizia altrove, senza tanto andare per il sottile), una volta passati per l’impianto di trattamento meccanico biologico di Aielli, dovranno continuare a prendere la via di impianti di smaltimento finale (quantomeno) fuori provincia. La circostanza ha già fatto preannunziare ai responsabili (del servizio e della situazione) un aumento delle bollette, con il corollario grandguignolesco di attribuzione delle relative responsabilità agli… ambientalisti (operazione nella quale alcuni giornali seri si vanno distinguendo ancor più di Aciam S.p.A., a conferma, ove ce ne fosse stato bisogno, di vivere in un certo regime, dove la collateralità ha permeato quasi tutto il tessuto sociale e di opinione). Si glissa, in questa circostanza, sul business innescato dal trasporto di questi rifiuti, sul quale abbiamo per ben due volte, in passato, chiesto chiarimenti ad Aciam S.pA., che si è ben guardata dal fornirli.

Potrebbe apparire paradossale ma la bocciatura di Valle dei fiori potrebbe indurre i vari protagonisti (pubblici) della vicenda, teoricamente astretti dalla necessità di non produrre troppo indifferenziato da avviare poi a centinaia di chilometri, a finalmente mettere in campo una vera raccolta differenziata, sia dove ora questa sostanzialmente non esiste sia dove è appena partita, tra mille difficoltà e parecchie incongruenze. Tra questi ultimi centri è ricompreso il capoluogo della Marsica, Avezzano, che da pochi mesi ha affidato il servizio di raccolta e di smaltimento alla Tekneko Servizi Ambientali S.r.l. che prevede un sistema detto “porta a porta” dall’importo molto oneroso e che ci si augura raggiunga risultati adeguati ai costi, nel prossimo quinquennio. Certo, l’avvio non è stato incoraggiante (sinora tale avvio è stato esaminato criticamente dal solo house-organ della curia vescovile, «Il Velino», a riprova dell’incredibile comparaggio che attraversa gli schieramenti politici avezzanesi, e ne fa in sostanza uno solo; e tutt’uno con le redazioni locali). Da alcuni mesi diversi soggetti – tra i quali l’appena ricostituito Wwf Marsica, sicuramente legittimato ad ottenere il documento – tentano invano di avere copia del contratto ripassato tra municipio di Avezzano e Tekneko e della relativa convenzione, ottenendo in replica delle risposte (non scritte) risibili. R-i-s-i-b-i-l-i. «Principio sì giolivo ben conduce», scrisse il Boiardo. Perché tanta riluttanza? A non voler ipotizzare che tra il capitolato messo a gara (europea) e contratto stipulato vi siano difformità peggiorative per l’amministrazione pubblica, pure è riprovevole che su clausole che dovrebbero essere a conoscenza di tutti si pretenda di porre e mantenere un velo di inconoscibilità.
Accanto a ciò, si è notata una reazione inciprignita di quel municipio alla bocciatura di Valle dei fiori, reazione in apparenza paradossale per quell’ente che darà oltre cinque milioni di euro l’anno (fatti salvi gli optional, che vedremo tra poco) per svolgere i servizi di igiene urbana sul proprio territorio, ad una società, e dovrebbe sentirsi già a posto e garantito.
Questi due fatti si saldano forse a dei precedenti.

All’atto dell’emanazione del bando avezzanese, lo scorso anno, leggendo l’articolo del capitolato inerente il “trasporto dei rifiuti” e valutandone il combinato disposto sprigionato dall’alchimia con altre clausole, l’immediata reazione nostra fu di significare – unici, soli ed insalutati – a quell’amministrazione comunale, tra le altre cose, quanto segue:

[…] appare del tutto illegittima, fumosa e foriera di un potenziale incremento non previsto, prevedibile e quantificabile dei costi del servizio, quanto aggiunto all’articolo 24 (Revisione e variazioni prezzi):

b) Qualora, per circostanze eccezionali indipendenti dall’aggiudicatario, non fossero disponibili gli impianti di destinazione dei rifiuti indifferenziati e dell’umido indicati in sede di gara e risulti necessario utilizzare altri impianti situati fuori del territorio provinciale all’Appaltatore, fermo restando quanto previsto nel precedente punto a), sarà riconosciuto, per il percorso eccedente fuori provincia, un importo di 0,20 euro per tonnellata/Km + IVA.

Tale disposizione innovativa, anch’essa da considerarsi “sostanziale”, va letta compulsando il disposto dell’articolo 25 del Capitolato speciale d’appalto, che recita che:

Tutti i rifiuti destinati allo smaltimento dovranno essere trasportati e conferiti agli impianti di stoccaggio e/o trattamento a scelta della ditta appaltatrice e dovranno essere comunicati al Comune o alla nuova Autorità d’Ambito, ove costituita.
In sede di gara, il concorrente dovrà indicare gli impianti da utilizzare allegando i relativi contratti per il conferimento o dichiarazione d’impegno degli impianti al ricevimento dei rifiuti per lo stoccaggio e/o trattamento.
Il trasporto ed il conferimento agli impianti comprende l’onere della pesatura ed ogni qualsivoglia onere e/o prestazione necessaria ad eseguire perfettamente il servizio.
Il servizio di trasporto deve avvenire con mezzi idonei e autorizzati. La movimentazione dei rifiuti, indipendentemente dalla loro natura, dovrà essere realizzata sempre nel rispetto della normativa nazionale e regionale vigente, e con modalità tali da non arrecare disturbo o fastidio alle persone, né danno all’ambiente.

Per gli impianti di stoccaggio e trattamento da indicarsi dalla ditta concorrente, non è richiesto che gli stessi risultino e siano, alla data di scadenza per la partecipazione alla gara (26 luglio 2011), “in esercizio”. Perché? E perché quest’aggiunta “posticcia” che trasferisce l’alea propria del futuro concessionario in capo al Comune? Non vorremmo che qualche concorrente volesse e avesse intenzione di indicare quale sito di smaltimento finale quello della discarica in itinere di Valle dei fiori di Gioia dei Marsi, impianto ancora molto lontano dalla messa in funzione […].

Oggi, a scommessa sull’apertura di Valle dei fiori malamente persa, fatta salva la palese illegittimità di quello 0,20 euro a tonnellata/Km posto in capo al municipio (ed in favore di un soggetto forse terzo ai contraenti, giacché ci risulta che Tekneko, all’atto della partecipazione, abbia indicato quale impianto da utilizzare quello di Aielli, che opera solo il trattamento, ed è di proprietà di Aciam S.p.A.: dunque è da ritenersi esista un contratto che regoli il conferimento di Tekneko ad Aciam; [Aciam S.p.A. che a questo punto potrebbe essere la “proprietaria” dell’immondizia?]), il costo per la collettività avezzanese sarà abnorme, a meno che, come auspicato, non si ricapi quanta più immondizia possibile.

In questa vicenda, che è prevedibile comporterà la caduta di qualche testa, non aiuta il fatto che la ditta Tekneko Sistemi Ecologici S.r.l. risultasse socio privato, con quasi il 20% di capitale di Aciam S.p.A., sino all’anno scorso. Ancora oggi – l’ultimo caso è contenuto nell’articolo de “Il Messaggero” del 31 luglio 2012 – freudianamente, consiglieri comunali giornalisti addetti ai lavori continuano addirittura a sostenere che il servizio ad Avezzano sia svolto tuttora da Aciam S.p.A.!

bot-ingresso-aciam-tekneko.jpgE l’idea di trovarsi di fronte ad una strana matrioska – lungi da noi il pensarlo, caro dottor Di Carlo – è venuta a molti, anche visitando via Edison.

A rimuovere tale stato folle di sostanziale incompatibilità ha pensato bene di provvedere da par suo, con un “espediente” piuttosto logoro, il boss di Tekneko, quell’Umberto Di Carlo che tanto ci è simpatico. Uscendo dalla compagine di Aciam S.p.A. con Tekneko e rimpiazzando con altra società della sua galassia il vuoto (a conferma che un certo sistema ritiene di poter fare tutto quello che ritiene: come d’altronde ha fatto, sostanzialmente incontrastato, sino ad oggi). La lettera che abbiamo prodotto a tal riguardo in data 31 luglio 2012 è stata inviata a tutti i comuni soci di Aciam S.p.A. ed è del tenore seguente:

Oggetto: Società Aciam S.p.A. (Avezzano) – Mutamento compagine sociale. Accesso agli atti riguardanti l’esistenza o meno di un atto di consenso delle Pubbliche Amministrazioni socie e l’espletamento di una procedura ad evidenza pubblica per la selezione del nuovo partner privato

Dalla consultazione degli atti presenti presso la C.C.I.A. di L’Aquila lo scrivente – Franco Massimo Botticchio, nato a Pescina (AQ) il primo agosto 1969, titolare del periodico a stampa di cui all’intestazione – ha appreso che la compagine sociale di Aciam S.p.A., società pubblico-privata della quale sono soci i Comuni destinatari della presente, ha subìto un mutamento in ultimo registrato nell’elenco dei soci depositato al giorno 8 marzo 2012, allorquando la società «Di Carlo Gestioni S.r.l.» risulta essere nella titolarità di nn. 9.785 azioni ordinarie, pari a nominali euro 50.490, 60 per un valore del 19, 50 % circa del capitale sociale ovvero subentrata – almeno per nn. 8907 azioni ordinarie – alla società già detentrice delle stesse denominata «Tekneko Sistemi Ecologici S.r.l.».

A tale riguardo, lo scrivente chiede di conoscere se sia stato espresso consenso da parte delle Amministrazioni socie destinatarie della presente in ordine alla suddetta cessione di partecipazioni azionarie e quindi al mutamento di contraente e partner privato dei Comuni nell’ambito della società mista.

E’ infatti noto che l’art. 1406 c.c. stabilisce che la cessione di contratto – quale indubbiamente si configura la cessione di azioni della società Aciam S.p.A. – richiede il consenso necessario ed espresso del contraente ceduto (nel nostro caso gli altri soci di Aciam S.p.A., pubblici e privati).

Si consideri inoltre che la cessione di un contratto in cui sia parte la P.A. presuppone necessariamente il consenso dell’Amministrazione stessa. Vige in altre parole il divieto della cessione del contratto: poiché la scelta del contraente privato è fatta dall’Amministrazione intuitu personae, è vietato cedere il contratto senza l’autorizzazione espressa dell’Amministrazione (art. 339 L. 20 marzo 1865, n. 2248 – all. F).

In questo senso, Cass. Civ., Sez. III, sentenza n. 3547 del 23 febbraio 2004: qualora il contratto trasferito abbia come parte una P.A. la cessione non si perfeziona nei confronti di quest’ultima fino a quando essa non l’abbia accettata in forma scritta, dovendosi escludere, per i principi che regolano la forma dei contratti in cui è parte l’Amministrazione, ogni spazio di efficacia per eventuali comportamenti taciti concludenti.

Alla stregua di tali regole si esclude infatti che la cessione della partecipazione sociale possa configurarsi quale un’ordinaria vicenda privatistica.

Si chiede dunque se a monte dell’espressione del consenso alla cessione sia stata comunque espletata una gara per la scelta del nuovo partner privato «Di Carlo Gestioni S.r.l.», e se vi sia stata verifica della persistenza dei requisiti oggettivi e soggettivi.

Si chiede infine se il subentro della «Di Carlo Gestioni S.r.l.» nella posizione di contraente privato di Aciam S.p.A. sia effetto o meno di una cessione di azienda ovvero di un’operazione di trasformazione, fusione o scissione della «Tekneko Sistemi Ecologici S.r.l.».

Tutto ciò premesso,

SI CHIEDE FORMALMENTE

di visionare ed estrarre copia – ai sensi della L. 241/1990 e del D.Lgs. 196/2005 e per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti – dell’atto di autorizzazione o consenso alla cessione di partecipazioni sociali dalla «Tekneko Sistemi Ecologici S.r.l.» in favore della «Di Carlo Gestioni S.r.l.» e degli atti dell’eventuale gara con cui è stato scelto il nuovo partner privato della Società Aciam S.p.A..

Disperiamo però di ottenere qualsivoglia risposta, essendo stati, sino ad oggi, i municipi, la vera forza della cricca, la manovalanza degli adusi a tutto accettare pur di ottenere le briciole del sistema, quando invece, con un poco di coraggio, alzandosi ed autonomizzandosi, nella raccolta del rifiuto, in specie i centri più piccoli, avrebbero reso un gran servigio a loro e – di riflesso – agli altri. Notevoli rimangono le ultime assemblee dei soci di Aciam S.p.A. nel corso delle quali i privati ed i pubblici furbi (Avezzano e Celano) hanno lasciato parlare le… formiche (senza offesa per le formiche, ovvio: essere accostati a Collelongo potrebbe essere dura), che si sono lanciate in elogi tanto sperticati e spericolati quanto ridicoli al management dell’Aciam S.p.A., per diverse volte dando mandato a Torelli e soci di andare avanti su Valle dei fiori e rifiutando, in una riedizione ridicola dei comitati centrali della Bulgaria, con correlate laudi da comunisti nordcoreani dispensate ai condottieri Torelli e Ciaccia, persino di prendere in considerazione gli argomenti dei ricorrenti. Ora, quale forza ed autorevolezza potranno mai avere i comuni, questi comuni, per scalzare gli inadatti vertici di Aciam S.p.A. dal loro posto? Cosa potranno mai rispondere a questa lettera, quando hanno accettato di farsi trattare come pezze da piedi?

La situazione è dunque in divenire, ed assai confusa. Basti pensare che un foglio locale sta lanciando il geometra Ciaccia come prossimo sindaco di Celano, mentre il bando che quel comune castellano ha appena emanato per affidare il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti urbani ed assimilati e servizi accessori contiene inopinatamente le stesse clausole relativamente agli impianti di stoccaggio e/o trattamento da indicare con persino – identico: più da stessa mente partoriente che da semplice copia e incolla – le stesse clausole «per il percorso eccedente fuori provincia» dell’immondizia, con annesso rimborso di «un importo di 0,20 euro per tonnellata/Km + IVA». Ma sarà mai possibile?

Nulla sarà più come prima (speriamo), questo sistema integrato cialtrone non può reggere oltre.

Il Martello del Fucino, foglio volante di Fontamara

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