LA RESURREZIONE DEI PICCONE – Korus fallisce, spunta la Kompany srl, “spariscono” 34 milioni di debiti. Ecco chi paga

Filippo Piccone


Il fallimento della Korus spa – creatura dell’ex senatore Filippo Piccone di cui è stato socio e amministratore unico – è particolarmente vantaggioso per la famiglia di imprenditori celanesi, che conservano saldamente in mano l’azienda: un po‘ meno conveniente è per dipendenti, banche, Inps, erario e creditori vari.

Un colpo da maestro a cui ha dato un contributo determinante Equitalia che con il suo NO! ha provocato il fallimento della società, decretato il 3 maggio scorso dalla Sezione fallimentare del tribunale di Roma.

Per apprezzare tutta l’operazione è però necessario ricostruire passo dopo passo l’intera vicenda e illustrare il ruolo dei vari attori.

La Korus – nata nel 1998 come srl e poi trasformata in spa – nel corso degli anni è arrivata a ricoprire un ruolo leader tra i produttori di infissi in alluminio, legno e pvc, realizzati nello stabilimento d’avanguardia di via Migliara 46 a Sabaudia (Latina). Fiore all’occhiello della famiglia Piccone, nei momenti d’oro è arrivata a contare 150 dipendenti e fatturati milionari, grazie anche agli affari della ricostruzione del post sisma aquilano, con i subappalti del Progetto case e le forniture di infissi nella ricostruzione delle scuole della Provincia dell’Aquila.

Poi la crisi. Il fatturato passa dai 21 milioni del 2011 ai 9 milioni. Nel 2014 la Korus tenta un accordo di ristrutturazione dei debiti con gli istituti di credito che tuttavia non viene accettato: così la società si finanzia non pagando i debiti erariali e previdenziali che diventano ragguardevoli.

Nel gennaio 2017 la Korus presenta una nuova Domanda di concordato preventivo che nel luglio dello stesso anno viene ammessa dal Tribunale fallimentare di Roma.

In base a quanto si legge nella Relazione stilata per l’udienza dei creditori del 30 gennaio 2018, risulta che la Korus ha accumulato debiti per oltre 34 milioni di euro, così suddivisi:

  • Tfr e lavoro subordinato 611.598
  • Debiti verso banche 9.044.281
  • Debiti verso fornitori 5.230.292
  • Debiti tributari e previdenziali 17.758.576
  • Altri debiti 2.004.334
  • TOTALE: 34.649.081

Intanto nell’agosto 2015 è spuntata una nuova società, la Kompany srl, (con sede a Celano in via Carusi 32, poi trasferita a Roma in via Savoia 5): capitale 10mila euro, soci Domenico Piccone (80% delle quote) ed Ermanno Piccone (20%), figli di Filippo.

Kompany srl, grafico soci
Kompany srl, grafico soci. CLICCA PER INGRANDIRE

Questa nuova società, con 94 dipendenti, diventa progressivamente l’unico cliente della ormai decotta Korus, di cui – ricordiamo per inciso – Filippo Piccone sarebbe ormai rimasto socio ed amministratore unico.

La svolta vera si ha il 14 dicembre scorso, quando il tribunale di Roma autorizza la Korus a stipulare un contratto di affitto di azienda con la Kompany srl: durata di 12 mesi, canone mensile di 10mila euro oltre al deposito cauzionale di 30mila euro. E così lo stesso giorno – presso il notaio Altieri ad Avezzano – le parti si riuniscono in un insolito quadretto di famiglia per sottoscrivere il contratto: da un lato la proprietaria e locatrice Korus spa di Filippo Piccone, dall’altra la Kompany srl …dei figli Domenico ed Ermanno. E il gioco è fatto.

Questo contratto d’affitto è molto interessante soprattutto per due motivi: il Passaggio dei dipendenti tra le due società e il Diritto di prelazione per l’acquisto dell’azienda. Questi i punti principali con cui i tre Piccone chiudono il cerchio:

3Consistenza dell’azienda data in affitto: l’immobile in Sabaudia, mobili, macchinari, attrezzature, avviamento dell’azienda, rapporti di lavoro dipendente;

7 – Dipendenti: I rapporti di Lavoro saranno trasferiti ai sensi e per gli effetti di cui all’art 2112 c. c., salvo quanto infra. […] La Proprietaria si obbliga a far sottoscrivere, quanto prima possibile, accordi conciliativi individuali tra la proprietaria ed ognuno dei Dipendenti trasferiti aventi ad oggetto la rinuncia da parte di ognuno degli stessi ad ogni diritto o pretesa di natura retributive o contributive, contrattuale e/o risarcitoria nel confronti dell’Affittuaria (in conseguenza dell’efficacia del presente Contratto di affitto) per eventuali pretese riguardanti il periodo anteriore all’affitto dell’azienda.

11 – Diritto di prelazione: L’affittuaria avrà diritto di prelazione nell’acquisto dell’azienda affittata e degli immobili in essa compresi, anche ai sensi dell’art. 38 L 392/78 e dell’art. 104 bis comma V L.F. L’affittuaria, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa in materia, potrà esercitare il diritto di prelazione riconosciuto dal presente articolo per tutto il periodo di durata del Contratto di affitto e, successivamente alla scadenza dello stesso, nell’ambito della/e procedura/e competitive/e che verrà/anno a tal fine espletata/e.

Traducendo dal linguaggio notarile, la nuova società si impegna a riassumere tutti i dipendenti che firmano la lettera di rinuncia ai diritti retributivi, contributivi e contrattuali maturati nei confronti della Korus e – tenendo conto dell’ammontare dei debiti da questa accumulati nei contributi Inps e di Trattamento di fine rapporto – è facile immaginare cosa significa per i dipendenti e quanto gli costi.

Altro passaggio fondamentale è il Punto 3 e il Punto 11. La Kompany srl si assicura il diritto di prelazione nel riacquisto dell’azienda che – nella citata Relazione stilata per l’udienza dei creditori del 30 gennaio 2018 – viene stimata, tra capannone, avviamento e macchinari, in 2,7 milioni di euro.

In sintesi la famiglia Piccone, con il fallimento, si libera di oltre 34 milioni di euro di debiti (compresi quelli maturati nei confronti dei dipendenti), inoltre potrà riacquistare l’azienda così ripulita per soli 2,7 milioni di euro. Un vero affare.

Il motivo vero per cui si arriva a decretare il fallimento resta comunque un mistero.

Per la cronaca la Korus, nella sua domanda di concordato preventivo, chiedeva si la drastica riduzione del debito ma offriva comunque di pagare di più. Proponeva infatti  entrate di finanza esterna garantite con beni personali da Paola Ciaccia, Ermanno Piccone (padre di Filippo) e Domenico Piccone che – come ricordano anche i Commissari giudiziali – erano stati in passato tra i soci e gli amministratori della Korus.

Una proposta che a conti fatti era, per i creditori, comunque più vantaggiosa del fallimento. Infatti anche i Commissari giudiziali – nella citata Relazione stilata per l’udienza dei creditori del 30 gennaio 2018 – concludono che:

“… alla data della presente relazione manca ancora la garanzia a supporto dell’impegno al pagamento di € 590.000,00 da parte del sig. Ermanno Piccone. Tuttavia, sono state fornite garanzie per € 2.205.000,00; di cui € 1.000.000,00 rappresentata da denaro contante in luogo di ipoteche o pegni come nella originaria proposizione. Si deve sottolineare che comunque il sig. Ermanno Piccone si è impegnato in proprio ad apportare nuova finanza alla procedura garantendo comunque con il proprio patrimonio in gran parte costituito da immobili. I legali della procedura hanno confermato che entro il 15.1.2018 le garanzie saranno prestate integralmente [altri 590mila euro garantiti da Ermanno Piccone]. Per quanto precede i sottoscritti Commissari esprimo un giudizio complessivamente favorevole alla proposta di concordato in continuità della Korus Spa con apporto di finanza esterna”.

Nell’udienza del 3 maggio scorso il Tribunale fallimentare di Roma ha invece respinto la richiesta di concordato proposto dalla Korus dopo che – come riferisce Il Centro del 14 maggio scorso – Equitalia ha dichiarato il suo No!. L’adunanza dei creditori per l’esame delle passività della Korus è stato fissata per il prossimo 13 novembre.

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