la politica del fatto compiuto. Ne è passato di vento sotto i ponti

Ci eravamo lasciati, due anni or sono, dalle colonne di questa rivista, con l’elencazione delle diverse iniziative, già presenti o in procinto di realizzarsi, legate all’eolico, nella fascia montana che da Pescina passa per Collarmele, Cerchio, Aielli per ricollegarsi a Celano e su fino a Gagliano Aterno. Elencazione accompagnata da considerazioni tutt’altro che peregrine sui reali beneficiari del fenomeno della moltiplicazione delle pale (sintomatologia dei “certificati verdi”) e sull’eccessiva accondiscendenza di certi municipi verso gli imprenditori del vento.

Ci eravamo lasciati nella speranza che la Regione, dopo tanto titubare, volesse porre mano alla assurda deregulation imperante nel settore, imponendo la necessaria visione territoriale di insieme e progettuale per il vaglio dell’insediamento delle pale, non escludendo la individuazione delle aree vietate agli impianti eolici (eufemisticamente spacciati anche con la dicitura di «parchi»).

Ci eravamo lasciati nella speranza che la Regione desse seguito a quanto propostosi attraverso una convenzione con l’Università D’Annunzio, che ha condotto alla redazione di linee guida per la realizzazione e la valutazione di parchi eolici nel territorio abruzzese molto interessanti. Ma che alla fine non hanno potuto che ribadire quel che sapevamo già, ovvero che la nostra regione «è oggetto di forti attenzioni da parte di investitori del settore energetico» e che «esiste una reale possibilità dell’insorgere di aree a forte concentrazione eolica». Da allora, però, di strada ne è stata fatta poca.

 

Ci siamo resi conto, in questi due anni, che quelle linee guida (settembre 2006) contenevano altre asserzioni molto fondate («le aree di maggiore interesse progettuale sembrano coincidere con aree interne a Parchi o in stretta vicinanza a questi ultimi») e in quelle asserzioni ci siamo riconosciuti, e non solo per l’eolico (biomasse, wafer di silicio).

 

Nel frattempo, per quanto, ad osservare le pale da lontano, da Pescina e Collarmele, non si scommetterebbe su una loro grande effettiva produzione alternativa di energia, imprenditori di variegato taglio – dai piccoli alle multinazionali – si sono accaparrati tutti i tratti disponibili delle nostre montagne, risolvendo così il problema prima che qualcuno giunga inopinatamente a regolamentare a dovere l’accesso al nostro paesaggio e ai nostri monti.

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