La domanda è sensata: la localizzazione delle new towns

Tra dicembre 2009 e marzo 2010 questa testata, con diversi interventi on line, rimasti senza il minimo riscontro, ha sollecitato il sindaco di L’Aquila, Cialente, a rendere pubblico il contenuto dei pareri (rispettivamente del 9 maggio 2009, del 24 agosto 2009 e del 24 settembre 2009 – tutti e tre indicati senza protocollo nei decreti espropriativi del Commissario Bertolaso) da egli forniti, ai sensi del decreto Abruzzo, in ordine alla localizzazione dei siti destinati ad ospitare quelli che il comunicato del Consiglio dei Ministri del 23 aprile 2009 descriveva quali «moduli abitativi destinati ad una utilizzazione durevole», alias il Progetto C.A.S.E.
La richiesta – quando gran parte della pubblicistica si interrogava soprattutto sugli aspetti tecnici delle costruzioni poi effettivamente realizzate in diciannove diverse zone del Comune capoluogo, ed altri riflettevano sulle ricadute urbanistiche e socio antropologiche di tale epocale intrapresa nonché sui connessi lavori ed appalti – traeva origine dalla circostanza che, mentre il famoso decreto n. 6 dell’11 maggio 2009 attestava si fosse sentito, sulla congruità delle aree individuate, il sindaco Cialente, lo stesso, «dichiara[va] ai microfoni di Abruzzo24ore di non aver ancora visto quali sono le aree individuate» (15 maggio 2009). Nondimeno, lo stesso decreto n. 6 dava atto del fatto che il lavoro preparatorio «ai fini della localizzazione delle predette aree e diretto ad accertare l’idoneità delle stesse» fosse stato «svolto da un gruppo di tecnici della struttura commissariale e di tecnici comunali», partecipazione che anche in epoca successiva, enfaticamente rilanciata dalla Protezione civile in più interventi (da Bertolaso a Calvi a Spaziante), veniva inspiegabilmente sottaciuta dal Comune di L’Aquila.
In un recente testo di Francesco Erbani è riportato un intervento del professor Giulio Tamburini che chiarisce, in parte, l’arcano, e sgombera il campo da tante illazioni: «La Protezione civile prese contatti con l’ufficio urbanistico del Comune e io, spinto da Cialente, partecipai ad alcune riunioni. In verità la struttura comunale era formata solo da un dirigente e da tre funzionari ed era sempre stata scavalcata […]  Anche per le CASE il nostro apporto fu minimo. Forse abbiamo evitato che si adottassero alcune localizzazioni più sciagurate, ma le relazioni fra noi e loro non erano affatto formalizzate […] Decidevano tutto Dolce e Calvi. E a un certo punto io ho abbandonato le riunioni».
Nel momento in cui ci si duole autorevolmente (Clementi) del sogno infranto di una città ordinata incarnato dal piano regolatore (che proprio il professor Tamburini sarebbe stato chiamato a ridisegnare), si cominciano ad intravedere fenomeni di valorizzazione dei terreni (legati alle connesse opere di urbanizzazione e servizi delle new towns) e si adombra il prepotente ritorno dell’edilizia contrattata e della speculazione, riteniamo non sia oziosa richiesta quella di conoscere quali siano state le parole vergate dal sindaco Cialente sulle localizzazioni delle new towns, ovvero cosa abbia detto il primo cittadino aquilano in ordine al processo di ridisegno di quella città in cui dovremo vivere per tutto il tempo a venire. E’ solo trasparenza.
Franco Massimo Botticchio

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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