L’Aquila: le mani sulla città

In basso pubblichiamo un articolo di Marianna De Lellis, aquilana, autrice del dossier “L’Aquila in Fondo”, presentato a novembre. Il documentatissimo dossier della De Lellis ha acceso i riflettori sul caso dei Fondi di investimento privati per la ricostruzione.
La notizia è stata poi rilanciata prima dal settimanale Left, poi da una interrogazione parlamentare, infine dal giornale online Primadanoi.it., una delle testate più attente a quanto si muove in Abruzzo e nel cratere.
«La ricostruzione in Abruzzo è ancora ferma e sulle zone colpite dal sisma dello scorso sei aprile si muovono i poteri forti della finanza speculativa. Dietro questi investimenti – tuonano i parlamentari Leoluca Orlando e Augusto Di Stanislao in una nota congiunta con cui annunciano l’interrogazione parlamentare – si cela un finanziere come Massimo Caputi, molto noto alle cronache giudiziarie, essendo sotto inchiesta per riciclaggio, aggiotaggio e ostacolo all’attività di controllo di Consob e Bankitalia».
E’ l’incertezza della ricostruzione che non parte a spingere molti abitanti ad abbandonare il cratere e, soprattutto anziani, a vendere i ruderi e trovare nuove sistemazioni. Così gli immobiliaristi hanno gioco facile: sull’Aquila incombe l’ombra di una speculazione colossale. (La redazione)

Non è vero che i soldi per ricostruire L’Aquila non ci sono. C’è chi sostiene che per trovarli basta essere esperti gestori del risparmio, con mente lucida e obiettivi finanziari chiari.
Istituti e fondazioni bancarie, enti previdenziali, fondi di investimento gestiti dalla Fimit sgr e l’immancabile Fintecna (società interamente controllata dal Ministero dell’economia). Un unico salvadanaio gestito dalla Europa Risorse sgr, società privata di gestione del risparmio, guidata dall’ing. Antonio Napoleone e che tra i soci conta la Carispaq col 4,5% (dal 14 settembre 2009) e la Europa Risorse s.r.l., controllata metà dalla Doughty Hanson &Co e metà dalla Bpd property developments s.r.l., costituita a sua volta da una serie di piccole s.r.l. del triveneto che fanno affari anche in Lussemburgo.
Un salvadanaio dinamico nel quale i soldi serviranno a creare le basi per una nuova L’Aquila, grazie a fondi immobiliari chiusi, rigorosamente e legittimamente speculativi, riservati a investitori qualificati.
Sono quattro i progetti presentati nel testo edito da Cedam a cura dell’onorevole Pierluigi Mantini, dal titolo “La legislazione pubblica dell’emergenza e la ricostruzione in Abruzzo”.  Al capitolo III si leggono le accattivanti parole di Napoleone, amministratore delegato e presidente dell’Europa Risorse sgr, che con chiarezza descrive una delle realtà con le quali gli aquilani potrebbero essere costretti a fare i conti.
Il Fondo immobiliare AQ, il primo dei progetti messi in campo da Europa Risorse sgr, è andato in porto in men che non si dica, con l’avvallo della Protezione civile. Peccato che anziché 500 appartamenti per alloggiare duemila persone abbia potuto acquistarne solo 380 per circa ottocento sfollati. Ma il meglio di sé la struttura di operazioni finanziarie private e privatistiche intende darlo nella ri-Costruzione della città ripensata e reinterpretata secondo le più moderne logiche del profitto.
Interventi speculativi su aree del Progetto C.a.s.e. per integrare perfettamente i quartieri (ed espanderli inevitabilmente); un polo universitario che offra servizi anche ai cittadini sull’area della Reiss Romoli; acquisizioni di palazzi in centro storico da aquilani con l’acqua alla gola. Dulcis in fundo, il “recupero” del complesso ospedaliero di Collemaggio, da trasformare in privatizzata pregiata succursale  del centro storico, in attesa che torni a essere vivibile.
E’ tutto pronto: i soldi da investire li trova Europa Risorse sgr, i progetti li fa Europa Risorse sgr. Agli aquilani non resterà che  attendere la ricostruzione di questa nuova L’Aquila e mettere mano al portafoglio per ricomprarsela, una volta che la sgr dovrà venderla per portare a sé stessa e agli investitori privati il giusto profitto. Oppure, potrà scegliere di vedere a chi sarà venduta.
Marianna De Lellis

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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