Inceneritore PowerCrop – Alla guerra come alla sagra

La vicenda PowerCrop è tornata alla ribalta per diversi fatti: il 19 aprile la giunta regionale ha diffuso un comunicato in cui annunciava di aver deliberato il recesso dell’ente Regione dal famigerato accordo di riconversione dello zuccherificio di Celano del 2007; il 20 aprile il Tar Abruzzo ha emesso due sentenze che hanno deciso vari ricorsi (ben quattro) che sono stati presentati tra il 2010 e il 2015; il 21 aprile si è tenuta a Pescara la conferenza di servizi del procedimento di Autorizzazione unica del progetto PowerCrop (dopo che il Tar Abruzzo aveva bocciato nella scorsa estate il precedente atto di diniego del 27 aprile 2015, basato sul contrasto con la misura MD3 del Piano qualità dell’aria).

Proviamo a fare chiarezza. Il 20 aprile ultimo scorso il Tar Abruzzo ha bocciato i due ricorsi proposti nel 2010 e 2011 dal municipio di Luco dei Marsi e dalle confederazioni agricole e associazioni ambientaliste contro il giudizio positivo di valutazione di impatto ambientale del 2010, e ha accolto il ricorso della PowerCrop contro il diniego del 27 aprile 2015.

Il 21 aprile la Regione-Sportello politica energetica, sotto la direzione della dott.ssa Iris Flacco, ha rinnovato l’atto di diniego dell’Autorizzazione unica per motivi che ancora non si conoscono in dettaglio: attendiamo di leggere il provvedimento di diniego, che ad oggi non risulta essere stato pubblicato. Speriamo sia scritto come Cristo comanda.

Da  giorni si succedono sui quotidiani e sui telegiornali locali comunicati stampa, interviste, dichiarazioni di politici, cittadini, esponenti di associazioni (molti mai sentiti prima sulla vicenda), che esprimono soddisfazione per la bocciatura del progetto e infine il 28 aprile si è tenuta una bizzarra conferenza stampa presso il comune di Avezzano cui ha partecipato anche il sottosegretario regionale con delega all’ambiente Mazzocca (soggetto che ci convince quanto il caffè con la cicoria).

Il giorno successivo l’edizione locale de «il Messaggero» parlava nella locandina di “no definitivo” della Regione Abruzzo al progetto PowerCrop.

In realtà, il “no” della Regione non è affatto definitivo, essendo possibile il ricorso amministrativo da parte di PowerCrop.

Inoltre rimangono una serie di interrogativi che riguardano vari punti: il contenuto dell’atto di diniego emesso all’esito della conferenza di servizi del 21 aprile 2016 (intelligenza vuole che si prenda del tempo prima di emetterlo, anche per prepararlo bene); il ruolo del Consorzio industriale di Avezzano/Arap, che continua inspiegabilmente a prorogare l’assegnazione dell’area alla PowerCrop; la sorte del Piano di assetto naturalistico della Riserva del Salviano (su cui verte il quinto ricorso al Tar Abruzzo, quello che potrebbe determinare l’esito positivo della vicenda); quali saranno i motivi del (prevedibile) ricorso della PowerCrop. E qui si può solo attendere. Noi la vediamo nera.

Una cosa ci sentiamo di dire, e stigmatizzare, per quel poco o nulla che conta: l’atteggiamento del variegato fronte di opposizione all’inceneritore (invero ampiamente infiltrato da quinte e seste colonne) si è sinora portato, tranne rari singoli casi, dimostrando un’assoluta sconoscenza del soggetto proponente l’inceneritore, non curandosi di approcciare la storia della famiglia Maccaferri (da quando un secolo e mezzo i suoi componenti presero a realizzare opere per imbrigliare il fiume Reno sino ad oggi): da sempre al potere, quanto se non più dei tanto vituperati Torlonia, buoni per tutte le stagioni, tra zucchero energia e prodotti finanziari e ingegneristici. Implacabili sugli affari. Speriamo che tutti i nostri, oltre che far mente locale sulla necessità estrema di andare al Consiglio di Stato per tutti i ricorsi che ci hanno visti soccombere, metabolizzino il profilo del nemico che hanno dinanzi. Non si può battere chi non si conosce, in specie se costui è estremamente potente. E soprattutto se ci si attarda a ringraziare a destra e a manca gli astanti per vittorie inesistenti come se si stesse presenziando alla sagra del carciofo a Ladispoli. Il rischio è di finire ad essere noi, i carciofi.

Franco Massimo Botticchio

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Il Martello del Fucino 2016-6 [ SCARICA IL PDF ]

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