Il pallone come autobiografia della Regione

Ci eravamo tanto amati

Il pensiero dell’imminente derby di seconda categoria tra le squadre di Fontamara e Marruvium suscita una certa melanconia. E non solo per lo spettacolo offerto da tre centri (Pescina, San Benedetto dei Marsi e Venere) che, unendosi in una sola società sportiva, potrebbero tranquillamente assicurarsi, senza le follie e i recenti salti in avanti tanto deprecati da queste colonne, categorie un poco più prestigiose – eccellenza o promozione: con tutte le positive ricadute di immagine e per lo spirito pubblico; per i ragazzi, che potrebbero cimentarsi a livelli più alti; ecc. – invece di vedere, con tutto il rispetto, Cerchio trionfare nel girone (deve esserci qualcosa di politicamente simbolico, in tutto ciò). Per quanto il fenomeno possa sorprendere, aleggia, dalle nostre parti, una certa nostalgia della VdG, che qualcuno sostiene aver colto anche noi (che non sapremmo più cosa scrivere: teoria interessante), vaghezza testimoniata dalla curiosità con la quale viene seguita la nuova avventura di Vincenzo Berardino Angeloni. Costui infatti, proprio nei giorni di estate che lo hanno visto finire in carcere per le note vicende, ha abbracciato il progetto del San Nicola Sulmona. Festose accoglienze della politica locale, stessi uomini di sempre nello staff, stesse parole d’ordine (la cittadella dello sport da realizzarsi nella città ovidiana, dopo quelle paventate [e mai fatte] ad Aielli, Pescina ed Avezzano; l’invito ai pochi contestatori a riprendersi la squadra; ecc.). Il modello è facilmente riproducibile, pare di comprendere, senza nemmeno doversi sforzare per originalità.

Ed è proprio leggendo le cronache del girone di promozione abruzzese dove gioca la nuova creatura plasmata dall’Angeloni che ci è tornato alla mente un episodio, con il quale apriamo una galleria del ricordo che ospiterà le tante vicende della defunta squadra di calcio di Pescina che riteniamo istruttive ancor oggi. Un acquisto.

Il primo anno angeloniano della squadra di Pescina ridenominata «Valle del Giovenco», il 2005-2006, fu, sul campo, parecchio travagliato ed alla fine del campionato il nostro si ritrovò beffato, nel girone di eccellenza, dalla Santegidiese, e costretto a disputare una serie di spareggi con solo una esile possibilità di approdare, alla fine, in sere D. Con una squadra piuttosto rissosa, e con tanti di quei problemi (fisici) da indurre la dirigenza, alla vigilia del primo incontro di play-off, a rimuovere l’allenatore Emidio Oddi (un signore che iniziando a giocare con il Sulmona, è arrivato a disputare la coppa dei campioni con la Roma). Pure, la sorte, nella gara di andata con l’Atessa, in trasferta, arrise alla «Valle del Giovenco», che si impose, in Val di Sangro, per due reti ad una. In detta partita, disputata il 23 aprile 2006, la fortuna volle voltare le spalle al capocannoniere del girone, il bomber Giuseppe Soria, che fallì la trasformazione di un rigore per l’Atessa, finendo, al termine della gara, espulso, privando così del suo prezioso apporto i compagni per la partita di ritorno (per via dell’intervenuta squalifica). Anche la settimana successiva il destino non fu favorevole all’Atessa, che in vantaggio per uno a zero, sul capo di Pescina, fallì il rigore che avrebbe potuto portarla allo spareggio di Chieti con il Cologna Paese.

Nel 2007, un signore, che affermava con qualche ragione di «essere stato per anni il braccio destro del dottor Angeloni che ho conosciuto nel 1995», sollevò l’attenzione della giustizia sportiva su alcuni episodi avvenuti nel torno finale dell’annata sportiva precedente, e lo stesso Soria venne ascoltato dall’ufficio indagini della Federazione italiana giuoco calcio. Dopo ciò, dell’indagine i giornali non ebbero più a riferire, cosicché noi concludiamo non avere avuto, la stessa, una consistenza tale da determinarne la prosecuzione. Ed è quindi solo una coincidenza che l’attaccante Giuseppe Soria sia andato, con il recente mercato di riparazione del 2010, a rinforzare l’attacco del San Nicola Sulmona. Il calcio è, in fondo, un grande romanzo di appendice, dove alla fine tutti si ritrovano…

Prossimamente ci occuperemo della trasferta finale di quel primo campionato patrocinato dall’Angeloni, un viaggio in volo charter verso Bergamo dove la «Valle del Giovenco», sconfitta in casa per due a uno, ribaltò, nel solo secondo tempo di una partita sorprendente, il risultato con una squadra lombarda, marcando tre gol, ed approdando, al termine di play-off infiniti, in serie D.

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«La forza d’un feticcio è da ricercare solo nello spirito di quelli che l’adorano» (Silone, La scuola dei dittatori)

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