Il “faccendiere” e gli appalti pubblici: 7 arresti dalla Procura di Avezzano

2994

Corruzione, turbativa d’asta, falso in atto pubblico e rivelazione di segreto d’ufficio. Sono questi i reati contestati a sette tra imprenditori, amministratori e funzionari pubblici arrestati nella mattinata di mercoledì 27 settembre, mentre altri sei sarebbero gli indagati a piede libero. L’applicazione delle misure cautelari – che investono tutte e quattro le province abruzzesi – è stata richiesta dai Pm della Procura della Repubblica presso il tribunale di Avezzano Andrea Padalino Morichini, Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli.

I provvedimenti di arresto, emessi dal gip Francesca Proietti, riguardano gli amministratori Paolo Di Pietro (ex vice sindaco di Canistro) e Giuseppe Erminio D’Angelo (sindaco di Casacanditella), i funzionari Antonio Ranieri (dipendente della regione e Responsabile unico procedimento al Comune di Campotosto) e Giuseppe Venturini (amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano), gli imprenditori Emiliano Pompa di Montorio al Vomano e Sergio Giancaterino di Penne. Infine Antonio Ruggeri di Avezzano, che non è amministratore, funzionario pubblico e nemmeno imprenditore, ma che gli stessi inquirenti definiscono come “faccendiere” al servizio di Giancaterino.

E sempre per gli inquirenti, sono questi ultimi due ad essere al centro di quello che definiscono come un “collaudato sistema illecito” per pilotare gli appalti pubblici nella Marsica e nel resto d’Abruzzo attraverso un cartello di imprese e la corruzione di funzionari e amministratori pubblici.

L’imprenditore Sergio Giancaterino – che risulta affidatario in Abruzzo di numerosi appalti pubblici – è nato a Penne ed è titolare della ditta Giancaterino costruzioni sas (attività Costruzione di edifici residenziali e non residenziali) e dell’impresa individuale Giancaterino Sergio (attività coltivazione di frutti oleosi).

Antonio Ruggeri risulta invece presente, a vario titolo, in 4 società, tutte cancellate dalla Camera di commercio: General media sas di Ruggeri Elisa & C., Zero3 general media srl, Kristin sas di Gheorghita Cristina & C., D C & L srl. Ma la sua figura – stando almeno al profilo tracciato dal giornale online primadanoi.it – sembra essere comunque la più interessante:

nato a Pescina (Aq), con residenza ufficiale a Roma e domiciliato ad Avezzano, ex dipendente del Vaticano.  Si è laureato in giurisprudenza alla Pontificia università lateranense della Città del Vaticano. Ha lavorato per l’Amministrazione patrimonio della sede apostolica (Apsa) come tesoriere del Tribunale apostolico della Rota romana e dal 2000 lavora nella segreteria del Prefetto del supremo tribunale della Segnatura apostolica. Esercita inoltre attività connesse all’assistenza al management e alle gestioni finanziarie delle aziende dell’area abruzzese e di altre regioni per conto di uno studio specialistico ed è consulente di piccole e medie imprese e del settore assicurativo. Dal 2009 è associato presso lo Studio Legale, Andrea Errera, con sedi a Parma e Roma con specializzazioni in diritto ecclesiastico e canonico e con rapporti con la Curia. Ruggeri si qualifica come specializzato in consulenza di Diritto Societario.  E’ stato a capo della residenza socio sanitaria per anziani Ex Onpi dell’Aquila e  tesoriere del Tribunale Apostolico della Rota Romana e soprattutto nominato dal papa segretario particolare del Cardinale Mario Francesco Pompedda, Prefetto emerito del Supremo Tribunale della segnatura apostolica”.

Ma oltre alle entrature in Vaticano, Antonio Ruggeri vantava anche conoscenze nella magistratura – e nella stessa Procura di Avezzano – che gli avrebbero garantito l’immunità: conoscenze e protezioni che, a quanto pare, ora sembrerebbero essere venute meno.

Ma torniamo ora alle carte dell’inchiesta.

L’indagine preliminare è nata da un procedimento penale avviato dalla procura dell’Aquila nel 2015, per altri fatti, a carico di Giancaterino e Ruggeri. Nel corso d’intercettazioni telefoniche è emerso il legame tra i due e il ruolo di “faccendiere” di Ruggeri, che vantava con Giancaterino una serie di conoscenze politiche con amministratori locali dell’Abruzzo. La procura dell’Aquila stralcia così la posizione dei due dal procedimento principale e trasferisce gli atti per competenza territoriale alla procura di Avezzano. E qui la squadra mobile dell’Aquila, a cui sono state affidate le indagini, incrocia gli elementi provenienti dalla procura dell’Aquila con quelli raccolti con un’altra inchiesta già avviata – a carico di Gianfranco Tedeschi più altri – dalla procura di Avezzano, che nel frattempo aveva già disposto altre intercettazioni ambientali e telefoniche anche a carico di Giancaterino e Ruggeri. Gli arresti di oggi sembrano essere, insomma, il risultato di una terza inchiesta nata dal cortocircuito tra due precedenti e distinti procedimenti.

Quello che emerge è che la tecnica utilizzata dai principali indagati, Giancaterino e Ruggeri, è un misto tra il ricorso al cartello d’imprese nelle gare con “media mediata” (tecnica sofisticata molto diffusa anche in questa zona, che non richiede la corruzione ma un congruo numero di ditte legate dallo stesso patto di spartizione) unito invece a quello più artigianale della corruzione dei funzionari e amministratori pubblici. L’obiettivo però è sempre identico: mettere le mani e spartirsi più soldi pubblici possibili.

L’importo totale degli appalti attenzionati dalla procura è relativamente modesto, si parla di poco più di un milione di euro. Relativamente modesti anche gli importi e le dazioni delle presunte corruzioni.

Paolo Di Pietro, ex vice sindaco di Canistro posto agli arresti domiciliari, è accusato di aver commesso atti contrari al proprio dovere d’ufficio, favorendo illecitamente Giancaterino nella gara per la sistemazione e l’ampliamento del cimitero di Canistro (appalto da 220mila euro), in cambio di un subappalto affidato alla ditta del fratello per un importo minimo di 5mila euro. Mentre per l’assegnazione dei lavori di sistemazione del municipio di Canistro, importo 478mila euro, il Di Paolo si sarebbe accordato per una tangente di 20mila euro, soldi però mai intascati per la mancata assegnazione della gara.

Antonio Ranieri, Responsabile unico procedimento al Comune di Campotosto, posto agli arresti domiciliari perché avrebbe truccato le gare d’appalto per la realizzazione di una rete idrica e dei servizi per un campeggio in cambio di un incarico alla sua fidanzata.

Giuseppe D’Angelo sindaco di Casacanditella, posto agli arresti domiciliari perché avrebbe promesso di condizionare illecitamente l’esito di gare in cambio di “consegne di denaro camuffate con l’acquisto di biglietti di una lotteria patronale, il noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficienza, sino a una somma complessiva non inferiore a 12.400 euro”.

Giuseppe Venturini, consigliere di sorveglianza del CdA del Consorzio acquedottistico marsicano, posto agli arresti domiciliari. In qualità di Rup dei lavori di manutenzione del depuratore di Capistrello, avrebbe favorito Giancaterino indicendo la gara con modalità irregolari, rivelando poi segreti d’ufficio tra cui la mancata presa visione del progetto da parte delle due ditte concorrenti. Il tutto in cambio di “retribuzioni in denaro in misura non accertata”. Venturini, dopo l’arresto, ha presentato le sue dimissioni al Cam.

Infine l’imprenditore Sergio Giancaterino e Antonio Ruggeri il “faccendiere“, per i quali è stata disposta la custodia in carcere e che per la Procura di Avezzano sono al centro del “sistema corruttivo”. Qualche sviluppo potrebbe arrivare nei prossimi giorni dagli interrogatori dei 7 arrestati e dei circa sei altri indagati. Oppure dagli sviluppi delle altre inchieste parallele, in cui figurano alcuni degli stessi personaggi.

Print Friendly
CONDIVIDI