I tagli del Governo agli Enti locali marsicani: ecco come ci sfilano i soldi di tasca

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E’ un’Italia sempre più preoccupata quella che si affaccia al 2006, con sempre pù gente che fatica a far quadrare i conti e ad arrivare a fine mese. Il 50% della popolazione denuncia un abbassamento del tenore di vita e tra questi il 18% ha dovuto affrontare una crisi grave che lo ha costretto ad indebitarsi o intaccare i risparmi del passato.
Le scelte economiche e fiscali degli ultimi anni sono servite a trasferire la ricchezza prodotta nelle mani di pochi. Ad esempio la riduzione delle tasse ai più ricchi, da un lato, e l’erosione di stipendi e pensioni con l’aumento del costo della vita, dall’altro, ha prodotto questo risultato: Berlusconi e pochi altri sono ancora pìù ricchi e gli italiani sono più poveri.
Ma i conti dello Stato non tornano e il governo per farli quadrare sta utilizzando vari metodi, tutti finalizzati a sottrarre soldi dalle nostre tasche: l’aumento della tassazione diretta, il taglio delle spese per i servizi e gli investimenti, la svendita del patrimonio dello Stato.
E ora, per il terzo anno consecutivo, arriva un nuovo taglio dei fondi agli Enti locali.
Con la Finanziaria 2006, il governo pone così Regioni, Province e Comuni davanti ad una drammatica scelta: tagliare drasticamente la spesa per i servizi a cittadini e famiglie, oppure aumentare le tasse locali.

Uno Stato per funzionare e garantire condizioni di vita civili ai propri cittadini deve poter reperire risorse: a questo servono le tasse, i tributi e le imposte.
Un giusto prelievo fiscale, che redistribuisca la ricchezza prodotta attraverso i servizi ai cittadini, è uno degli indici con cui si misura il livello di equità delle società  moderne. Esiste nel mondo una vasta gamma di sistemi fiscali, che oscillano tutti tra  due estremi: la tassazione diretta e la tassazione indiretta.
Passare dalla tassazione diretta (cioè sui redditi) a quella indiretta (cioè sui consumi), è già una operazione ingiusta, perché considera come uguale chi uguale non è.
Prendiamo un esempio: ogni volta che facciamo un pieno di 50 euro, quasi 33 euro finiscono nelle casse dello Stato. Quindi quando un industriale ed un suo operaio partono in auto per andare a lavorare versano allo stato la stessa cifra.
Gli economisti definiscono la tassazione dei consumi Sistema indolore, perché serve a far pagare le tasse ai poveri senza che questi se ne accorgano.
Veniamo al dunque. Carburanti, luce e gas, che consumiamo per forza tutti, nell’ultimo anno sono aumentati del 12% e per gennaio si parla di un nuovo rincaro dell’8,5%. Ma chi li consuma oltre al rincaro paga anche più tasse!
Per i marsicani, poi, si somma anche un’altra ingiustizia: siccome nella Marsica è più freddo che a Roma, per necessità finiamo per pagare ancora più gas e… più tasse. E per molti più mesi l’anno!
Passiamo ora ai servizi. Il governo ha tagliato i fondi pubblici per i servizi di cui usufruiamo tutti: scuola, sanità, trasporti, viabilità e tanto altro ancora.
Il risultato è semplice: mentre al miliardario i soli soldi risparmiati dalle tasse avanzano per pagarsi cliniche e scuole private o viaggiare in Ferrari, per i cittadini medi i tagli delle tasse non coprono questi aumenti di spesa. Figurarsi poi l’impatto sul portafogli di famiglie monoreddito, pensionati, sottoccupati o disoccupati.
Un taglio il governo lo ha fatto anche per la Chiesa e le altre confessioni religiose, ma è un taglio di segno opposto: a differenza dei comuni mortali, loro non dovranno pagare l’Ici sugli immobili di proprietà, nemmeno su quelli destinati ad attività commerciali o ricettive.
Questa ulteriore ingiustizia va a privare tanti Comuni – e quindi sempre i cittadini – anche di quest’altra entrata.
In barba alla lotta al terrorismo, anche la sicurezza è diventata un optional: i tagli del governo lasciano a secco pure i poliziotti, con una riduzione dei fondi per carburante, trasporti, trasferte e aggiornamento compresa tra il 20 e il 30% e una probabile riduzione degli organici di 2mila unità. In alcune zone le forze dell’ordine hanno diramato una circolare con cui si consiglia alle pattuglie di fermarsi in “luoghi visibili e non percorrere più di 50 km per turno”. Altri tagli riguardano le missioni di pace e la cooperazione.
Infine la mannaia si abbatte anche sugli Enti locali: Comuni, Comunità montane, Province e Regioni. Con quest’anno è la terza volta consecutiva che il governo riduce il trasferimento dei fondi agli enti locali: quei soldi, cioè, che i cittadini versano allo Stato e che in parte lo Stato doveva ritrasferire agli Enti locali per pagare i servizi per i cittadini.
Il 26 ottobre scorso si sono riunite a Roma la Conferenza delle regioni, l’Associazione dei comuni italiani, l’Unione delle province e l’Unione delle comunità montane per protestare contro i tagli al Fondo per le politiche sociali, tagli fino al 50%. Ciò impedirà agli Enti locali di garantire servizi programmati sul territorio e rivolti alle fasce più deboli, alla famiglia, agli anziani, ai minori, ai disabili.
Con il maxi emendamento alla finanziaria su cui il governo ha posto la fiducia, spiccano i tagli a Giustizia, Anas, Pubblica amministrazione, Cooperazione, Fondi alle imprese e Fondo unico dello spettacolo.
Una curiosità: vengono ridotti del 10% gli stipendi di Parlamentari e Presidenti di regione, ma dal provvedimento è escluso il Presidente del consiglio, Berlusconi.
Sono stati stanziati invece contributi per quasi 20 miliardi di vecchie lire per l’acquisto di decoder in Sardegna e Valle d’Aosta.
L’emendamento del governo si abbatte pesantemente anche sugli Enti locali:
il taglio dei trasferimenti è del 3,8% alle Regioni e del 6,7% ai Comuni, calcolato però sulle spese sostenute nel 2004. Tagli che si sommano così a quelli del 2003 e su cui si devono aggiungere anche due anni di mancata rivalutazione.
Si calcola  che il  taglio reale per gli Enti locali quest’anno è di oltre il 15%.
I bilanci di Comuni, Province e Regioni ne escono stravolti e i tagli del governo peseranno così interamente sulle spalle dei cittadini. Le amministrazioni locali sono così di fronte ad una drammatica situazione: per far quadrare il bilancio dovranno scegliere tra tagliare i servizi per i cittadini o aumentare le tasse locali.
In entrambi i casi a pagare saranno ancora i più deboli. Per le Regioni la riduzione si concentrerà quasi sicuramente su sanità, trasporti, scuola e casa. Per i Comuni sono a rischio i programmi di assistenza alle scuole, manutenzione del verde pubblico e delle strade, illuminazione, in alcuni casi la riduzione del trasporto pubblico.
Si investirà di meno per la cultura, l’assistenza alle persone anziane e all’infanzia.
L’alternativa è l’aumento dell’Ici o delle addizionali sull’Irpef, oppure delle tariffe per servizi quali l’acqua, la raccolta dei rifiuti, i buoni mensa per le scuole ecc.
Qualcuno dirà che il governo non ha “messo le mani nelle tasche degli italiani,” ma se mettiamo le controlliamo le nostre tasche le troviamo più vuote. Allora, dov’è l’imbroglio? E’ successo che il governo ci ha costretti – senza farcene rendere conto – a tirare fuori i soldi per pagarci i servizi che ci venivano sottratti. Poi ha trattenuto anche i soldi degli Enti locali e e ora li  costringe  ad aumentare le tasse al suo posto. Adesso c’è chi parla di truffa, ma come accade nelle truffe – spesso – il principale truffatore è proprio il truffato.
Tanti italiani hanno creduto in un sogno e ora si stanno svegliando in un incubo.
(Angelo Venti)

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